Europa e protezione dei dati: al via la nuova normativa comunitaria

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Creazione di un mercato unico digitale e salvaguardia della privacy dei cittadini alla base, ma le aziende del settore avvertono: perderemo competitività e risorse

Il Parlamento europeo approva le nuove regole a tutela della privacy frutto di quattro anni di accordi e compromessi del mondo politico comunitario. L’obiettivo di tale regolamento è quello di renderlo unitario all’interno dei 28 Stati Ue, di rinforzare la tutela dei dati personali e stimolare la creazione di un mercato unico digitale europeo.

La commissione sulle libertà civili ha approvato il regolamento con 53 voti favorevoli (completano 2 contrari e un’astensione). A Strasburgo, invece, si dovrà attendere marzo o aprile 2016 per il voto in plenaria. Nel frattempo anche gli Stati membri dovranno dare il loro consenso formale.  L’iter è lungo: ci vorranno circa un paio d’anni affinché il regolamento, approvato a tutti i livelli dalle istituzioni dell’Unione nonché dagli Stati membri, possa diventare effettivo. A quel punto la Direttiva 95/46/CE, madre delle leggi nazionali vigenti nei 28 Paesi dell’Unione europea in materia di privacy, verrà rimpiazzata.
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«Questo è un accordo storico, perché per la prima volta abbiamo regole pienamente armonizzate che coprono le autorità di polizia e giustizia sulla protezione dei dati nell’Ue, [le nuove norme] dovrebbero facilitare lo scambio di informazioni e allo stesso tempo assicurare che non siano violati i diritti fondamentali dei cittadini europei» sono le parole di Marju Lauristin eurodeputata e relatrice per il Parlamento.

 

Quali sono i punti cardine della nuova normativa

Per le piccole e medie imprese il risparmio sarà notevole, perché verranno aboliti gli obblighi di notifica alle autorità di controllo (operazione da 130 milioni annui), le valutazioni di impatto a meno di rischio elevato e la nomina del responsabile per la protezione dei dati qualora il trattamento dati non sia l’operazione principale dell’azienda.

privacyLe sanzioni in caso di violazione delle norme saranno molto pesanti: fino al 4% del fatturato globale dell’azienda colpevole.

Per i cittadini, ci sarà una maggiore trasparenza sul trattamento dei propri dati personali, snellimento dell’iter per la portabilità dei dati e diritto ad essere informati in caso di violazione dei dati entro tre giorni. Inoltre, per le tecnologie che usano big data, sarà consentito l’uso di pseudonimi.

La riforma introduce novità anche in ambito di polizia, in quanto garantirà un più efficiente scambio di informazioni fra autorità e Stati, e una maggiore protezione dei dati riguardanti vittime, testimoni, ma anche autori di reati quando utilizzati per attività di contrasto alla criminalità.

 

Il punto di vista del mercato
La normativa comunitaria non ha ottenuto grandi successi da parte delle aziende. In molti accusano un approccio eccessivamente conservativo che potrebbe ledere la competitività delle imprese europee rispetto alle altre nonché l’innovazione.
Digital Europe, organizzazione che rappresenta l’industria digitale nella Ue, boccia il regolamento perché: «Non ha trovato un adeguato equilibrio tra la protezione del fondamentale diritto alla privacy dei cittadini e la possibilità per le aziende in Europa di diventare più competitive».
Una delle clausole principali della normativa è che anche le imprese non comunitarie, operanti all’interno del Vecchio Continente, rispettino le norme, facendo finalmente rispettare il principio “European rules in european soil”.images Per questo anche le lobby americane si sono scagliate contro il regolamento affermando: «I membri dell’Amcham (American Chamber of Commerce) attivi nell’Unione europea hanno un forte rispetto per la privacy ma temono che il testo su cui è stato raggiunto l’accordo non riesca a trovare il giusto equilibrio tra il fornire uno stimolo all’innovazione e proteggere le informazioni personali».
Anche i Chief Information Officer europei sono preoccupati per il possibile contraccolpo per le imprese, per il Pil, la crescita e l’occupazione nella Ue, a causa di un regolamento che rischia di legare le mani alle aziende europee ed isolarle dal resto del mondo perdendo la competitività.
Il rischio maggiore è per il cloud computing, una vera opportunità economica per le organizzazioni europee. Il public cloud, che consiste nell’archiviazione, l’elaborazione o la trasmissione di dati con disponibilità on demand, potrebbe scontrarsi con le norme che vincolano eccessivamente la localizzazione fisica dei dati.

 

Ilenia Maria Calafiore

Foto ©  Parlamento europeo, www.pmi.it, www.osservatoriantitrust.eu, www.techeconomy.it

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