Migrazioni e sviluppo: Fondazioni bancarie in prima linea

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L’Italia è sulla linea di fronte dei flussi provenienti da Africa e Medio Oriente. Cresce la popolazione straniera residente, il numero degli arrivi e delle richieste di asilo

Il fenomeno migratorio coinvolge sempre di più l’Italia, con un aumento costante, anno dopo anno, degli stranieri residenti: al 1° gennaio 2016 rappresentavano l’8,3% della popolazione totale; 39.000 individui in più rispetto all’anno prima. In crescita anche le richieste di asilo, a quota 77.000 tra gennaio e novembre 2015, un terzo in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2016 il trend si confermerà certamente alla luce di una situazione internazionale più grave e complessa per via dei vari scenari di conflitto in Africa e Medio Oriente, della minaccia dei gruppi armati estremisti e delle difficoltà socio-economiche che ogni giorno spingono centinaia di persone ad abbandonare la propria terra.

acriassiferoAl fianco delle istituzioni pubbliche, le cui risorse sono ormai insufficienti, le Fondazioni di origine bancaria scendono in campo sia sul fronte dell’assistenza umanitaria agli immigrati giunti in territorio italiano che nei progetti di cooperazione internazionale di promozione allo sviluppo delle popolazioni di aree particolarmente povere e problematiche.

neveraloneLo scorso 30 marzo otto Fondazioni, con il patrocinio dell’Associazione delle Fondazioni di origine bancaria (Acri), hanno lanciato l’iniziativa “Never Alone” a sostegno dei giovani migranti che sbarcano in Italia e dei minori non accompagnati, il cui numero è in crescente aumento. Il bando, con in dotazione 4,5 milioni di euro di risorse, di cui 3,5 per progetti da sviluppare in Italia nei settori dell’accoglienza, l’assistenza, la sanità e la formazione.

never alone 1In prima linea sul terreno sono gli enti locali e il terzo settore che saranno sostenuti economicamente. “Never Alone” si inserisce in un contesto d’azione europeo che in Grecia, Germania e Belgio vedono già operative altre Fondazioni.

 

 

fondazioni per l'africaDopo iniziative di cooperazione in Senegal e in Uganda, dal 2014, con il progetto Fondazioni for Africa-Burkina Faso 28 Fondazioni di origine bancaria associate all’Acri, diverse Ong e organizzazioni no profit hanno unito le proprie forze per garantire la sicurezza alimentare e il diritto al cibo a 60.000 persone in uno dei Paesi più poveri del pianeta. Cuore pulsante del progetto – con un budget di 4,5 milioni di euro – è la comunità burkinabe in Italia (17.000 persone) e in loco più di 250 associazioni contadine, comunitarie  ma anche le istituzioni con le quali si è creata una vasta rete di lavoro in sinergia per un futuro sostenibile e comune.

burkina 2«L’obiettivo è di creare condizioni di sviluppo affinché i giovani non siano costretti ad emigrare. Un’attenzione particolare va alle donne e ai giovani, entrambi motori di sviluppo determinanti per il futuro. Inoltre, grazie al progetto passi avanti sono stati compiuti per l’integrazione della comunità burkinabe in Italia» ha dichiarato  Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri. «E’ fondamentale riuscire a costruire reti territoriali per lavorare in partenariato e sinergia. Oggi la lotta alla fame passa attraverso un cambiamento di passo, che è prima di tutto culturale. Significa fare sistema. Aggregare risorse e competenze. Programmare interventi efficaci. Promuovere buone pratiche e innovazione» ha spiegato Ilaria Caramia, portavoce dell’iniziativa.

unhcr campo sfollatiCarlotta Sami, portavoce dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) per l’Europa del Sud, ha ricordato che «il Vecchio Continente è sempre stato una destinazione per i migranti, ma all’epoca i somali arrivavano in Italia su voli aerei. Col tempo lo spazio di mobilità regolare si è sempre più ristretto, facendo crescere i flussi irregolari e condizioni di viaggio in condizioni disumane che arricchiscono i trafficanti». L’incremento degli arrivi c’è stato: tra il 2013 e il 2016, nel Mediterraneo è stato salvato lo stesso numero di migranti che tra il 1993 e il 2011. Tuttavia il 90% delle persone che si muovono rimangono nel Sud del mondo e solo il 10% arriva in Europa. Nel mondo ci sono 40 milioni di sfollati interni e altri 20 milioni nei Paesi limitrofi alle zone di crisi. Da soli otto Paesi ospitano l’80% degli sfollati al mondo, tra cui Giordania, Libano, Iraq e Turchia. «Deploriamo gravissimi attacchi alla Convenzione di Ginevra e il tentativo di oblio collettivo sulle responsabilità per le morti nel Mediterraneo. Ci sono responsabilità legali e morali da parte dei governi alle quali si aggiunge una propaganda che sfrutta il caos, causando paura – legittima – nei cittadini» ha condannato la portavoce Unhcr.

 

Véronique Viriglio

Foto© Acri, Assifero, Fondazione con il Sud, Unhcr

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