Nel piccolo borgo antico di Partanna fra arte storia e biodiversità

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La penisola è disseminata di piccoli e grandi paesi, che hanno reso unica l’Italia e, spesso, hanno rappresentato il nucleo intorno al quale si sono sviluppati i grandi centri urbani

Borgo, fortissimamente borgo. Il Belpaese è disseminato di piccoli e grandi borghi, che hanno fatto la storia d’Italia. Tra le centinaia rinomati in tutta Europa c’è Partanna, piccolo paese in provincia di Trapani, nelle cui vene scorre la storia della Sicilia: dai greci ai romani, dai normanni agli svevi, bizantini, arabi, ai borboni per giungere al Regno d’Italia. Con ancora tracce di quel periodo che Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha descritto ne “Il Gattopardo”.

La Sicilia, come dice il protagonista del romanzo Principe Salina, porta sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee tutte venute da fuori, nessuna creata da siciliani. Partanna, che nel corso di decenni del secolo scorso ha subito una forte emigrazione, oggi può contare su una solida economia agricola con eccellenze nella produzione di olio, di vino, e di un prodotto locale che va sempre più affermandosi tra le tavole non solo dei partannesi: la “cipudda partannisa”, una cipolla rossa che non può essere delocalizzata, inserita fra le biodiversità di qualità da Slow Food e “star” della grande sagra di luglio.

È di colore rossastro, di grandi dimensioni (può pesare anche un chilo), polpa carnosa, aroma spiccato e sapore delicato. Ottima per insalate e per un piatto tipico e profumato, in agrodolce, accoppiata con tonno e menta. La produce l’azienda agricola di Cristoforo Malerba che conta anche uliveti della Dop Nocellara del Belice, frutteti di albicocche “Farbaly”, albicocche che raggiungono la maturazione nei primi quindici giorni di agosto.

Spesso i turisti trascurano (a torto) questo piccolo borgo antico, fermandosi a Selinunte a Segesta e dintorni. Spingersi qualche chilometro oltre per giungere a Partanna sarebbe un’integrazione utile al viaggio. Anche perché visitare il Castello, che ha resistito al violento terremoto della Valle del Belice del 1968, ti riporta indietro di secoli, di un millennio, al periodo di Ruggero II il Normanno. Il Castello nel corso dei secoli divenne residenza della famiglia Grifeo. Oggi questa fortezza è tra quelle meglio conservate nella Sicilia Occidentale, con pianta rettangolare a corpo triplo e un cortile interno.

E’ sotto la Soprintendenza di Trapani e dal 2007 è diventato “Museo Regionale di Preistoria del Belice – Centro di interpretazione e valorizzazione territoriale.

A Castello Grifeo è esposto il “Cranio trapanato”, primo esempio storico di chirurgia al cranio che risale al III millennio a.C.: è stato rinvenuto nel 1988 nel deposito funerario di una grotticella di contrada Stretto durante una campagna di scavo della Soprintendenza per i Beni culturali di Trapani. Anche sale interne sono da visitare per le opere che vi si conservano. Lo scultore dalmata Francesco Laurana, attivo in Sicilia fra il 1465 e il 1471,  nel 1468 si fermò a Partanna per realizzare lo stemma marmoreo dei Grifeo, posto sul portale del cortile del castello.

Tela a CastelloNei giardini della corte esterna del Castello Grifeo si è svolta il 25 giugno una serata di gala per la raccolta fondi destinata al restauro della statua lignea del ‘500, opera d’arte custodita nella Chiesa di San Rocco in Partanna. La serata è stata promossa dall’Associazione Culturale il Medioevo con il Patrocinio del Comune di Partanna, della Sopraintendenza dei Beni Culturali di Trapani e del comitato Expo Selinunte Valle del Belice.

Terra fertile e ricca quella collinare di Partanna dove dalla cultivar Nocellara del Belice si ricava un olio extra vergine di qualità. Fra i produttori di olio, l’azienda “Baronessa”, guidata Anna Maria Napoli coadiuvata dal marito Vincenzo Mendolia, ha ricevuto il riconoscimento fra i migliori evo d’Italia dal Gambero Rosso nella guida “Oli d’Italia 2016”. Azienda di 10 ettari con oltre 2.000 piante, coltivazione tradizionale e raccolta a mano, cultivar Dop Nocellara del Belice

Fra i vini, lo Zibibbo e il Pinot grigio dell’Azienda Agricola Blunda, guidata dall’avvocato Valentina Blunda, innamorata della sua professione e della terra. L’Azienda si estende per circa 24 ettari, 16 dei quali uliveti con monocultivar della Nocellara del Belice.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Angelo Campus

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