Francia e Germania all’attacco del Ttip, l’accordo della discordia

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La Francia annuncia di volere lo stop dei negoziati, il ministro tedesco Gabriel li dichiara già «falliti». Quale destino per il partenariato transatlantico Usa-Ue?

«I negoziati con gli Stati Uniti sono effettivamente falliti» così Sigmar Gabriel, ministro dell’economia tedesco, aveva annunciato qualche giorno fa ai microfoni dell’emittente tv Zdf.  «Le discussioni con gli Stati Uniti – ha spiegato il leader socialdemocratico – sono fallite perché come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane». Secondo Gabriel, inoltre, nel corso dei 14 round di trattative

Sigmar Gabriel
Sigmar Gabriel

svolti finora, Usa e Ue non sarebbero riusciti a trovare un accordo su nessuno dei 27 capitoli sul tavolo dei colloqui. Motivo per cui, secondo il ministro tedesco «non ci sarà più alcun passo avanti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente». Dichiarazioni forti che hanno fatto il giro del mondo scuotendo l’opinione pubblica europea, già fortemente coinvolta nelle questioni relative al partenariato transatlantico Usa-Ue.

Come era prevedibile, la risposta da Bruxelles non ha tardato ad arrivare: ieri la Commissione europea ha precisato che le trattative stanno procedendo e che si conta di chiudere entro fine anno. «Siamo entrati in un momento cruciale e la palla continua a rotolare sul campo» ha dichiarato il portavoce dell’esecutivo Ue Margaritis Schinas, assicurando che si stanno facendo «continui progressi».

Margaritis Schinas
Margaritis Schinas

Del resto il mandato alla Commissione per il negoziato da parte degli Stati membri è stato rinnovato a giugno, e dopo l’ultimo round di negoziati di metà luglio, il governo americano e l’esecutivo Ue hanno parlato di una bozza di accordo già per fine settembre. A stemperare le affermazioni di Gabriel sono arrivate poi le dichiarazioni del portavoce del governo Steffen Seibert che ha precisato che «è giusto continuare a negoziare», spiegando che, in casi come questo, si può raggiungere un’intesa anche «nell’ultimo round».

Questione chiusa? Ovviamente no, visto che quando si parla di Ttip le complicazioni sembrano essere sempre all’ordine del giorno. E infatti, a complicare la situazione è arrivata oggi anche la dichiarazione del  sottosegretario francese al Commercio internazionale, Matthias Fekl, che dai microfoni dell’emittente radiofonica Rmc, ha annunciato l’intenzione della Francia di chiedere l’interruzione delle trattative.
«Non c’è più sostegno politico della Francia a questi negoziati» ha spiegato, precisando che «i rapporti tra l’Europa e gli Usa non sono all’altezza». Fekl ha inoltre detto senza mezzi termini che gli Usa non sono disposti a «concedere niente, o solo briciole» e che «non è così che si deve negoziare tra alleati». Un nuovo attacco al Ttip che certo non gioverà al prosieguo delle trattative, già di per sé complicate.

Vale la pena sottolineare che sia Francia che Germania attualmente non godono di una leadership troppo salda visto che i due Paesi sono in attesa delle elezioni che si svolgeranno nel 2017. Se si aggiunge che il Ttip resta una questione particolarmente “popolare” forse si capisce perché TTIP2alcuni politici vogliano cavalcare l’onda del protezionismo in questa fase pre-elettorale.

La situazione non è troppo diversa neanche dall’altra parte dell’Atlantico dove il Presidente Obama è a fine mandato e i due leader in lizza per la presidenza hanno recentemente allineato la loro posizione relativamente all’accordo di partenariato. Se infatti inizialmente era soltanto Trump a opporsi con forza, di recente anche la Clinton (dapprima in linea con Obama nel sostenere il Ttip) ha espresso la sua contrarietà all’accordo, probabilmente per paura di perdere parte del suo elettorato.
È infatti innegabile che sia negli Usa che nell’Ue il Ttip venga visto con estremo sospetto dai cittadini che da una parte vedono nell’accordo una minaccia all’occupazione e  all’economia americana e dall’altra temono un livellamento al ribasso degli standard europei.

 

Valentina Ferraro
Foto © Creative Common and European Union

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