Nella Sabina e nella Tuscia alla ricerca dell’olio di qualità

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Piccoli e grandi produttori sparsi in un territorio che affonda le radici nell’epoca etrusca e romana, piena di borghi storici, dell’arte rurale

Olio, fortissimamente olio. Extravergine naturalmente. E dove trovare questo antichissimo frutto se non nella Sabina che fu dei Romani e nella Tuscia dapprima etrusca, romana poi? Un viaggio nella Sabina dalle distese interminabili di piante di olivo ci riporta a quel mondo rurale dove intere generazioni sono vissute producendo olio.

Nel Lazio nel 2015-2016 la produzione di olio extravergine è stata di circa 21 mila tonnellate con le Dop Sabina, Canino, Tuscia e Colline Pontine ed è la quarta regione in Italia per produzione di extravergine dopo la Puglia, Calabria e Sicilia. L’olivo trova la sua esistenza sin dall’epoca di Tarquinio Prisco (616-578 a.C). Nella Roma imperiale il consumo ogni anno era di 321 mila anfore di olio, pari a 22 tonnellate di prodotto.

Un territorio, la Sabina, che nel suo vasto perimetro di produzione dell’olio extravergine di qualità conta 46 Comuni della provincia di Roma e di Rieti. Un sub-regione di migliaia di produttori che invadono anche i mercati esteri, dove l’extravergine Sabina Dop trova sempre più estimatori e consumatori competenti.

Il Consorzio Sabina Dop quest’anno ha festeggiato i primi 20 anni di riconoscimento della Denominazione di origine protetta da parte dell’Unione europea. «Famiglie di agricoltori – da generazioni – custodiscono e valorizzano con passione e tenacia gli olivi e il paesaggio sabino, anche quando, come oggi, i tempi sono più difficili e i costi spesso superano di gran lunga i ricavi» ha sottolineato Stefano Petrucci, presidente del Consorzio Sabina Dop.

Un viaggio nella Sabina è un viaggio nel tempo attraversando campagne, Borghi storici (Fara in Sabina, Palombara Sabina, Castelnuovo di Farfa), Abbazie di Farfa e di Santa Maria in Vescovio e Castelli di rilevanza storica a Collato Sabino, Montopoli, Rocca Sinibalda. Una sorta di ri-educazione al mondo rurale, all’arte religiosa, all’uomo e alla natura.

«Il predominio delle querce e la qualità della terra dànno alla Sabina, specie la parte collinare e montuosa, un colore profondo, un verde forte e come oscurato dal tempo….Del resto è terra classica e bellissima» scriveva Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia”. Il cammino ci porta a contatto con realtà olivicole grandi e piccole, tutte con l’obiettivo di produrre olio extravergine di qualità fra innovazione e tradizione millenaria.

Poco fuori Roma c’è “OP Latium Soc Coop. Agricola” costituita nel 2011 da un gruppo di soci e di cooperative della Sabina con circa 9000 soci distribuiti sulle 5 province che rappresenta la più grande organizzazione di produttori olivicoli del Lazio.

img_4834Spingendoci oltre, in località Ferronio Ponticelli di Scandriglia, arriviamo all’Azienda Agricola Enrica Mariani”, portata avanti con determinazione e passione per la terra dall’energica ottuagenaria Enrica Mariani e da sua figlia Sara. Una realtà contadina nata 50 anni fa, con 4.500 piante cultivar Carboncella, Moraiolo e Leccino nei suoi 30 ettari di piante di olivo.

Nei vari spostamenti è necessario fermarsi a Castelnuovo di Farfa, piccolo comune di poco più di 1000 abitanti, per ritrovare quelle atmosfere, quei vicoli silenziosi, quei palazzi nobili, quei paesaggi tutt’intorno che gratificano la vista. Ma soprattutto per visitare il “Museo dell’Olio della Sabina”, un piccolo Museo nato alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso all’interno del piano di recupero del cinquecentesco Palazzo Perelli.

Il progetto si è concretizzato nel 1997 grazie all’adesione di maestri della scultura contemporanea come Alic Cavaliere, Maria Lai, Hidetoshi Nagasawa e, non ultimo, Gianandrea Gazzola con “Oleophona”: “Gocce di olio cadono da quattro gocciolatoi sotto cui sono sospesi altrettanti cilindri di rame in cui le gocce risuonano. Un tronco centenario d’olivo ruota lentamente esplorato da lunghe asticciole che ne rilevano la superficie e trasformano le caratteristiche sonore delle gocce”.

img_4866Le opere degli artisti compongono la sezione contemporanea di questo atipico museo artistico-etnografico. La sala delle macchine dell’olio riunisce antichi torchi in uso in Sabina, che documentano la trasformazione produttiva attraverso almeno quattro secoli di storia ed un gruppo di giare in terracotta del XVII secolo. Il Museo è aperto il sabato, la domenica e alcuni festivi. Ha registrato 2.000 presenze anche di turisti stranieri provenienti dalla Francia, dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra.

Il viaggio ci porta nella Tuscia, nel cuore dei territori etruschi, al cospetto di una realtà olivicola di rilievo, la Cooperativa Agricola Colli Etruschi a Blera che produce l’extravergine Evo della Dop Tuscia premiato negli anni ed esportato negli Usa, Svezia, Danimarca, Germania, Ucraina e una piccola quantità anche in Giappone. È una Società Cooperativa nata nel 1965 con 330 soci conferitori e 800 ettari coltivati prevalentemente con cultivar autoctona Caninese a cui si è aggiunto di recente Frantoio e Leccino per un totale di circa 40.000 olivi.

img_4949«Siamo abbastanza soddisfatti della produzione 2016-2017, abbiamo mantenuto la stessa produzione dello scorso anno – sottolinea Nicola Fazzi, direttore della Cooperativa -. Agricola Abbiamo lavorato quest’anno 11 mila quintali di olive per circa 1.300 quintali di olio prodotto. Abbiamo sempre usufruito, da 15 anni a oggi, del Piano di Sviluppo Rurale con il contributo del 40% – spiega a Eurocomunicazione Fazzi -. Il giro di affari annuale supera 1 milione di euro».

L’energico direttore dei Colli Etruschi spiega anche come dal 2008 dal punto di vista ambientale la Società Cooperativa si sia dotata di un impianto fotovoltaico che rappresenta il 60-70% del fabbisogno energetico» conclude Nicola Fazzi da Blera, una città etrusca con il dna dell’olio extravergine di qualità.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

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