Il trionfo dei Conservatori di Boris Johnson

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Quanto hanno pesato la personalità forte ed eccentrica del nuovo premier e i timori legati al nodo infinito della Brexit sull’elettorato britannico

Personaggio complesso Boris Johnson, recente trionfatore alle elezioni del 12 dicembre scorso, confermato premier britannico, e difficilmente decifrabile. L’albero genealogico annovera addirittura un bisnonno turco, e quindi fa intravedere un passato di emigrazione. L’immagine del talentuoso rampollo di buona famiglia, vincitore di un prestigioso premio di poesia niente meno che a Oxford, stride con un’infanzia difficile, minata dal divorzio dei genitori. Da allora inizia un periodo di peregrinazioni, e anche di problemi economici. La sua personalità, definita da alcuni arrogante e presuntuosa, matura in queste condizioni, e con essa la fama di personaggio eccentrico e sopra le righe.

Ora che Johnson ha avuto la conferma popolare, cerchiamo di analizzare le motivazioni del suo trionfo e del tracollo dei Laburisti. Su tutto la Brexit, fantasma che da tre anni aleggia sulla geografia britannica, guastando il sonno dei suoi abitanti. I conservatori hanno aumentato i loro consensi proprio nei territori che si sono espressi in favore della Brexit, e questo è naturale. Meno scontato è che, nelle medesime zone, i laburisti abbiano perso voti in percentuale maggiore rispetto ai consensi guadagnati dai loro rivali. Altra curiosità: se, nel complesso, i favorevoli all’uscita dall’Unione europea hanno circa il 46% mentre i contrari si attestano sul 51%, i primi sono concentrati nel partito di Johnson, mentre i secondi appaiono frazionati in varie correnti politiche. Il leader dei Laburisti Jeremy Corbyn, vicino alle dimissioni, può consolarsi solo con il dato riguardante i giovani sotto i 34 anni, i quali hanno scelto in maggioranza il suo partito. Un segnale che potrebbe far ben sperare per il futuro.

Johnson non può comunque adagiarsi sugli allori. Lo attende ancora un duro confronto, prima di poter attuare la Brexit in maniera definitiva. Il successo dello Scottish National Party, inoltre, pone un problema di tenuta del Regno Unito. Tale vittoria suona come un mandato per proporre un nuovo referendum sull’indipendenza scozzese che, naturalmente, i conservatori non vogliono prendere assolutamente in considerazione. Tutto questo complica notevolmente i rapporti fra Londra e Edimburgo. L’impopolarità di Johnson in Scozia è nota. La leader Nicola Sturgeon ha già replicato in maniera dura al premier britannico, sottolineando come un eventuale referendum sia un diritto sacrosanto del popolo scozzese. Quali saranno le conseguenze di questo scontro lo vedremo nei prossimi mesi.

Riguardo poi l’Irlanda del Nord, i risultati appaiono spiazzanti. Per la prima volta i Repubblicani hanno superato gli Unionisti, una indicazione che potrebbe avviare un processo di riunificazione fra le due realtà del Paese.

Nel frattempo Trump esulta, twittando che finalmente la Gran Bretagna e gli Stati Uniti potranno sottoscrivere l’accordo commerciale più redditizio mai realizzato sinora. Nelle intenzioni di Johnson, il divorzio dalla Ue dovrebbe essere attuato già il 31 gennaio prossimo. Non resta che attendere, per valutare tutte le conseguenze del voto, e le ripercussioni sugli equilibri europei e mondiali, tanto politici quanto economici.

 

Riccardo Cenci

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Immagini

In evidenza: Di Dianna Bonner for Financial Times – Flickr: Boris Johnson Leo Johnson, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30232166

All’interno dell’articolo: Di Ben Shread – User:AlbanGeller ha ricevuto questo da the Cabinet Office., OGL 3, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=83764351

 

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