Domenica della Resurrezione, Papa Francesco striglia l’Europa. Il caso di Andria

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Il pontefice nel messaggio “Urbi et Orbi” cita espressamente l’Ue. Si è ripetuto il prodigio della Sacra Spina custodita nella Cattedrale pugliese

Nella domenica della Resurrezione, Papa Francesco in una Basilica di San Pietro totalmente vuota per la pandemia, attorniato dal Crocefisso Miracoloso di San Marcello e dall’Icona della Madonna, ha voluto indirizzare il suo accorato appello a mettere da parte l’indifferenza delle nazioni, per fronteggiare insieme il flagello che sta mietendo vittime in tutto il mondo e in particolare ai Paesi dell’Unione europea ha dichiarato nell’omelia di Pasqua: «Non è questo il tempo degli egoismi, la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti (…) rivolgo uno speciale appello all’Europa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale questo continente è potuto risorgere grazie a un concreto aiuto di solidarietà che gli ha consentito di superare le rivalità del passato (…) è opportuno che tali rivalità non riprendano vigore ma che tutti si riconoscano in una unica famiglia e si sostengano a vicenda. L’Unione europea ha oggi di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro ma quello del mondo intero. Occorre dare prova di solidarietà anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni».

Videomessaggio di Papa Francesco

🔴Domenica di Pasqua, il videomessaggio di Papa Francesco dalla Basilica di San Pietro✝️#covid #pasqua #aprile2020 #vaticano #suasantità #videomessaggiopapale Papafrancisco Città del Vaticano #preghiamoinsieme

Posted by Eurocomunicazione on Sunday, April 12, 2020

Il richiamo del Santo Padre nell’omeliaUrbi et Orbi” durante la celebrazione della messa di Pasqua è poi seguito con una invocazione alla cancellazione dei debiti dei Paesi poveri. Ma la notizia straordinaria è arrivata dalla Puglia. Al termine della Via Crucis svoltasi Venerdì Santo nel Santuario SS.Salvatore di Andria, il vescovo Mons. Luigi Mansi ha annunciato che ancora una volta laSacra Spina”, reliquia della Corona di Spine contenuta in una teca di vetro di un reliquiario nella Chiesa Cattedrale locale, inspiegabilmente: «ha manifestato una colorazione diversa dal solito. Nella mattinata di mercoledì 8 aprile» – ha commentato il vescovo – «ho invitato l’ematologo Antonio Riezzo, presidente della commissione scientifica che deve accertare il fatto prodigioso, a prendere visione dello stato della Reliquia. L’ematologo ha accertato alcune variazioni di colore rispetto alla colorazione abituale dell’intero corpo della Spina. Il giovedì Santo è diventata molto più chiara in alcuni tratti biancastra mentre la punta era chiaramente di un colore marcatamente più scuro. Nella giornata di venerdì (Santo) intorno le 17 – 17,30 si è verificata un’altra variazione ben visibile: la parte bassa della Spina che nella mattinata era apparsa di colore più scuro si è notevolmente schiarita nella parte anteriore della stessa ma ancor più nella parte retrostante».

Il Vescovo Mansi ha quindi concluso: «Il Signore attraverso questo segno ci sta dicendo che Lui è sempre vicino al Suo popolo e patisce con chi è nel dolore». Un fenomeno inspiegabile, per il quale la prima testimonianza scritta di questo prodigio risale al 1633. Nel 2005 è avvenuta anche questa trasformazione osservata da una commissione di sacerdoti e laici, tra cui medici esperti che hanno notato le variazioni di colore, piccole granulazioni biancastre-lanuginose e il rilievo di una sporgenza rosso rubino sulla punta. Finora non sono state date spiegazioni scientifiche né sono stati effettuati prelievi come esami del sangue per compararli con quelli della Sindone. Stesso fenomeno si è ripetuto nel 2016.  Ma come è giunta la Spina della Corona del Cristo ad Andria? La storia è affascinante. Il Vangelo secondo Giovanni narra: «i soldati, intrecciata una corona di spine gliela posero sul capo, lo rivestirono di un manto di porpora e andandogli davanti dicevano: ”Salve o re dei Giudei” e gli davano schiaffi». La tradizione vuole che i discepoli di Gesù dopo la sua crocifissione la raccolsero  e la venerarono come oggetto di reliquia.

Il vescovo di Andria parla ai suoi fedeli

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Posted by Eurocomunicazione on Monday, April 13, 2020

Le prime notizie storiche dell’esistenza di questa Corona di Spine risalgono all’anno 409, in quanto Paolino da Nola, (morto nel 431) menziona la Sacra Corona conservata nella Basilica del Monte Sion di Gerusalemme. Nel VII secolo la corona fu trasferita a Bisanzio causa l’occupazione araba dei luoghi santi. Nel X secolo è accertata la sua presenza a Costantinopoli. L’imperatore latino di Costantinopoli Baldovino II (1217 – 1272) trovatosi in gravi difficoltà finanziarie, si recò in Europa per raccogliere finanziamenti e nel 1238 vendette al re di Francia Luigi IX la corona di Spine. Gli ambasciatori francesi recatisi a Costantinopoli per prelevare la corona, appresero che nel frattempo i ministri dell’imperatore, ignari della vendita, avevano impegnato le preziosa corona presso la Repubblica di Venezia. Dovettero quindi recarsi a Venezia e grazie alla missione diplomatica del domenicano Andrè de Longjumeau riuscirono ad acquistarla per l’enorme cifra di lire 135.000 dell’epoca  portandola  a Parigi. Nel corso dei secoli molte delle spine della corona sono state separate e donate a vario titolo a regnanti. Carlo II D’Angiò regalò la più lunga alla figlia Beatrice che la portò ad Andria nel 1308 quando sposò, in seconde nozze, il duca Bertrando del Balzo e la offrì come dono e segno della sua benevolenza al Capitolo Cattedrale della Città.

I regnanti della Casa D’Angiò regalarono a molte città del Regno delle Due Sicilie varie reliquie della Corona di Spine. Il popolo è sempre rimasto legato a questa reliquia e quando nel 1799 la soldataglia francese occupò Andria uccidendo quasi 700 cittadini, della teca contenente la preziosa Spina se ne perse traccia. La reliquia di mano in mano andò a finire a Venosa presso una famiglia. Misteriosamente nel 1837 giunse voce a Mons. Cosenza della sua presenza in quella cittadina e il vescovo incaricò un canonico di recarsi a recuperarla, cosa che avvenne grazie alla disponibilità della famiglia che la deteneva. La Sacra Spina ritornò quindi ad Andria ove il popolo la accolse con grande giubilo. La Spina, narrano le cronache, manifestò segni particolari che durarono alcuni giorni come per dimostrare la sua autenticità. Quando il giorno dell’Annunciazione 25 marzo, coincide con il Venerdì Santo e la Chiesa ricorda e celebra lo stesso giorno l’inizio e la fine dell’esperienza terrena del Cristo, si verificano sulla Sacra Spina di Andria questi fenomeni inspiegabili osservati anche negli anni 1910, 1921 e 1932 con macchie violacee presenti sulla spina fino a una vera e propria fioritura di gemme come verificatosi nel 1842. E oggi in periodo di pandemia, questo segno prodigioso della Spina di Andria ci sta forse dicendo che il Signore non ci ha lasciati soli.

 

Giancarlo Cocco

Foto e video © Vatican Media, Eurocomunicazione, Giancarlo Cocco

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