Unione europea cauta sulla “fase 2” e riapertura delle frontiere

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Coronavirus, per l’Ue «viene prima la salute. Necessario il coordinamento tra i Paesi». Boom dei casi in Russia, Germania proroga lockdown. Nel mondo due milioni di contagiati

È necessaria una revoca «graduale e coordinata» delle misure di contenimento del Covid-19 negli Stati membri e della riapertura delle frontiere, che ponga al centro la salvaguardia della salute dei cittadini e miri alla ripresa economica. Dalle Istituzioni di Bruxelles contemporaneamente si annuncia una conferenza di donatori per contribuire al finanziamento di un vaccino per il prossimo 4 maggio. Ma nel documento congiunto di Commissione e Consiglio europeo per l’uscita dalla paralisi da Coronavirus, presentato dai presidenti Ursula von der Leyen e Charles Michel, manca una cosa fondamentale: un cronoprogramma, un calendario degli interventi. La strategia per il passaggio alla “fase due” è, infatti, un insieme di “raccomandazioni” per le capitali europee, che però in parte hanno già riavviato le attività. Una tabella di marcia senza date, anche perché – è sempre bene ricordarlo – le decisioni sulle riaperture sono una prerogativa nazionale, una materia su cui Bruxelles ha poca voce in capitolo, se non quella di coordinamento.

     Ursula von der Leyen e Charles Michel

Tra gli obiettivi dell’iniziativa evitare che si ripeta quanto avvenuto all’inizio dell’epidemia, quando i Ventisette hanno varato misure in ordine sparso, sia con la chiusura delle frontiere, che con la decisione di alcune cancellerie – come Parigi e Berlino – di vietare l’esportazione di mascherine protettive. Danneggiando soprattutto l’Italia e mettendo in luce, una volta di più, un’Unione europea allo sbando e poco solidale. Anche per questo motivo nella tabella di marcia si invitano i 27 governi a notificare in anticipo i piani di uscita, ripetendo come «la mancanza di coordinamento nella revoca delle misure rischia di avere effetti negativi per tutti e causare attriti politici». Importante la definizione di due capisaldi indicati dall’esecutivo comunitario per lo sviluppo di applicazioni contro il contagio: l’utilizzo deve essere su base «volontaria» e la raccolta dei dati deve essere in forma «anonima e aggregata». Le app per i telefoni mobili, scrive Bruxelles, «possono aiutare a interrompere le catene di contagio in modo più rapido ed efficiente rispetto alle misure generali di contenimento, riducendo il rischio di diffusione massiccia del virus» e, di conseguenza, dovrebbero essere un «elemento importante nelle strategie d’uscita» dalla quarantena «integrando altre misure come l’aumento delle capacità di test», come avvenuto in Corea del Sud. Ma sempre nel rispetto della privacy dei cittadini.

Intanto si è raggiunta la ragguardevole cifra di più di due milioni di persone contagiate nel mondo dal nuovo coronavirus. La pandemia continua a stravolgere e paralizzare il pianeta, con gli Stati Uniti che restano il Paese più colpito: ben 610mila casi, seguiti dalla Spagna (177mila), Italia (162mila) e Germania (132mila). I decessi sono globalmente circa 128mila. Ma si tratta di numeri sottostimati, come ribadiscono gli esperti dall’inizio dell’epidemia in Cina: complici il silenzio deliberato e i dati annunciati da alcuni governi, i test condotti in modo limitato e la mancata rilevazione degli asintomatici. Secondo documenti in possesso dell’Associated Press, Pechino avrebbe dato l’allarme con sei giorni di ritardo all’inizio della pandemia, così come Teheran. L’Iran è da tempo considerato “inaffidabile” nei suoi dati e ora, a ribadirlo, è un rapporto del centro ricerche del Parlamento. I numeri ufficiali parlano di 4.777 morti e 76.400 contagi, ma per gli esperti i morti sarebbero il doppio (8.500) e i casi “tra otto e dieci volte” di più (fino a 760mila).

Preoccupa la situazione in Russia, dove si sono registrati impennate di contagi: 3.388 in 24 ore, che hanno portato il totale a 24.490. Ancora limitato, invece, il numero “ufficiale” delle vittime, 198. Picco nelle persone venute a mancare in Svezia, arrivate a 1.203, con 12mila contagi: il Paese è l’unico in Europa a non prevedere lockdown, è richiesto solo il distanziamento sociale, ma scuole, ristoranti e bar restano aperti, con il limite ai raduni di oltre 50 persone. Per fortuna continua a migliorare la situazione in Spagna, dove i decessi giornalieri sono scesi a 523 (in tutto i morti sono oltre 18mila) e i contagi sono, come già scritto, 177mila. Riguardo alla “fase 2” la Germania posticipa la stretta fino al 3 maggio, con riapertura delle scuole il giorno dopo. I casi di Covid-19 sono 132mila, oltre 3.200 i decessi. La Danimarca ha invece già cominciato ad allentare le restrizioni: gli alunni di scuole materne ed elementari sono tornati in classe. Restano vietate le riunioni di più di 10 persone e chiuse le attività che comportano contatti ravvicinati, mentre ristoranti e caffè possono servire solo bevande e cibi da asporto. I casi nel Paese sono 6.800, i morti 310. Per la prima volta negativo è il saldo delle persone ospedalizzate in Francia (-513), mentre i morti sono saliti a 17.167 e i contagi sono oltre 106mila.

 

Ginevra Larosa

Foto © Vvox, Rsi, Express, Tibsty

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