Il peggior periodo storico da affrontare dalla fine della Seconda Guerra Mondiale

Deutsche Bank: grazie al lockdown, diminuito diffusione Covid 19

Fino al 1892 nessuno al mondo conosceva dell’esistenza dei virus e la medicina, non potendo spiegarsi i fenomeni di contagio, non aveva armi contro questo micidiale nemico invisibile.

Fu il botanico russo Dmitri Ivanovsky, riprendendo i precedenti studi del chimico Adolf Meyer, decise di infettare con dei filtri di Chamberland piante sane di tabacco con la linfa di piante malate e il risultato fu strabiliante: questi filtri non trattenevano il responsabile della malattia del tabacco, che quindi era di dimensioni molto ridotte rispetto ai virus o batteri noti.

Grazie a questo esperimento si cominciava comprendere l’esistenza di un veleno che verrà chiamato dal latino virus. Ma l’intuizione di Ivanovsky, in realtà, partiva dagli studi portati avanti con successo, tra il Settecento e l’Ottocento, da due giganti della medicina, il francese Louis Pasteur e l’inglese Edward Jenner, che avevano condotto degli esperimenti per cercare di comprendere la trasmissione del vaiolo e della rabbia. Non riuscendo però a trovarne la causa, ipotizzarono allora che evidentemente i responsabili di tali malattie fossero troppo piccoli per essere visibili con gli strumenti dell’epoca.

Pasteur capì che la rabbia colpiva il cervello degli animali infetti, così studiò un vaccino partendo da parti di midollo. Jenner nel 1782 scoprì l’esistenza di tre forme diverse di vaiolo a seconda dell’organismo che infettavano (Il grease dei cavalli dal quale probabilmente derivavano il comune smallpox e il cow-pox dei mungitori) e scoprì l’efficacia del cow pox come vaccino sostituendolo con quello dell’epoca. Nasceva così la virologia, una branca della microbiologia. Da quel momento gli scienziati hanno iniziato a studiarli per scoprirne l’origine e come si sono evoluti.

Lo stupore dei ricercatori si ebbe quando ben presto si accorsero che non si trattava di un solo virus, ma che ce n’erano almeno 5.000 di quelli scoperti e catalogati, sicuramente molti dei quali sono ancora da scoprire o che si sono estinti senza lasciare traccia. Infatti, curiosamente, non lasciano fossili nel senso stretto del termine e la loro storia evolutiva è ancora dibattuta dagli scienziati, con le teorie che proliferano, tra cui quella dell’ipotesi del “mondo a RNA”, dei plasmidi, dei trasponsoni come conseguenze della degradazione del DNA delle cellule.

Sono descritti alcune volte come «organismi ai margini della vita» in quanto alcuni di essi presentano analogie con le forme di vita, grazie alla presenza di materiale genetico. Insomma esseri invisibili, ma che hanno causato più stragi nei secoli che tutte le guerre messe insieme combattute dagli uomini. Tantissimi, infatti, sono stati i virus che nel corso della storia hanno scatenato delle pandemie, la maggior parte dei quali di origine zoonotica, quelli che hanno compiuto il salto di specie come la peste nera, il tifo, il colera e molte altre. Oggi combattiamo contro uno di questi virus zoonotici: il SARS-CoV-2, già responsabile della sindrome da Coronavirus o Covid-19.

Cerchiamo allora di capire meglio con chi abbiamo a che fare. È un ceppo virale facente parte del genere Beta coronavirus, una bella famiglia composta a sua volta da numerosi Coronavirus di cui se ne conoscono solo sei in grado di infettare l’essere umano. Da quando il virus è stato identificato i ricercatori si sono adoperati per scoprire come sia arrivato all’uomo e tante sono state le ipotesi, da quelle più realistiche e autorevoli a quelle più fantasiose, ma sembra che il colpevole di tanti guai sia stato individuato nel pipistrello, serbatoio naturale di moltissimi virus, alcuni dei quali causano all’uomo malattie dar far accapponare la pelle solo al pronunciarle come: come la Rabbia, l’Ebola, Mers e Sars.

Ora è dal dicembre 2019 che il mondo si trova in guerra con quest’ultima pandemia, combattendo con moltissimi contagi e decessi. Una situazione che credevamo aver messo alle spalle per sempre con gli sviluppi eccezionali della moderna medicina e invece la storia è sempre attuale; come i tanti micidiali virus che hanno attaccato l’uomo nel corso della storia tra cui la febbre tifoide del 430 a.C. fino ad arrivare, passando per pesti e vaiolo, alla famosa spagnola della I Guerra Mondiale e giungere ai giorni nostri con l’HIV e la febbre suina.

Data la scarsità di informazioni sono stati condotti studi per cercare delle analogie tra i virus del passato e questo nuovo Coronavirus per comprenderne le modalità di contagio e cercare una cura. Ma a quale si avvicina di più e davvero è la più letale che ci abbia mai colpiti? L’opinione più diffusa attualmente l’accosta all’influenza spagnola che tra il 1918 e 1920 arrivò a colpire addirittura alcune popolazioni dell’Artico causando il decesso di circa cento milioni di persone su una popolazione mondiale di due miliardi circa. Questo le valse il podio della pandemia più letale della storia, superando anche la peste nera.

Ma le differenze ci sono e sono tante, così almeno la pensa lo storico della medicina Bernardino Fantini, professore emerito di Storia della medicina e della salute della Facoltà di Medicina dell’Università di Ginevra, il quale, pur trovando delle similitudini nella modalità di trasmissione e nelle crisi respiratorie e polmonari, considera differenti per comportamento e origine del virus. Probabilmente essendo stata la prima del XX Secolo è rimasta viva nell’immaginario collettivo, ma bisogna anche pensare che si è diffusa dopo il primo conflitto mondiale e la popolazione globale si trovava pesantemente indebolita sia dal punto di vista alimentare che sanitario. 

Per non dimenticare dell’aspetto psicologico le paure che queste situazioni provocano. Anche la Deutsche Bank ha voluto condurre degli studi per cercare di capirne la grave mortalità in rapporto alle altre pandemie della storia, affidando così il compito a degli esperti che l’hanno messa in rapporto con altre pandemie, 27 per la precisione. Analizzando la letalità in rapporto alla popolazione mondiale dallo studio è emerso che la Peste Nera è stata la più letale, mentre con lo 0,002% di mortalità il Covid-19 si colloca all’ultimo posto. Ma da questo studio è emerso un dettaglio forse ancora più importante, tanto da essere posto come premessa a tale studio: Il lockdown.

Stiamo vivendo infatti un momento senza precedenti, mai nella storia l’economia mondiale era stata posta in condizioni di non poter uscire di casa. Il nuovo Coronavirus, benché sia un nemico del tutto nuovo, o quasi, ha trovato nel modello italiano l’unico ostacolo reale che ne impedisce la diffusione su vastissima scala. Sarà forse destinato a diventare una delle misure standard per il contenimento di future pandemie? In attesa di un vaccino non ci resta che incrociare le dita ed aspettare i nuovi sviluppi.

 

Gianfranco Cannarozzo

Foto © Wikipedia, Ansa.it, Flickr, Agi.it

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