L’Alta Corte tedesca apre conflitto con Ue. La Germania è ancora il Paese del sovranismo costituzionale

0
620

La sentenza del Collegio di Karlsruhe pone una questione mai risolta fra Istituzioni europee e nazionali

La sentenza della Corte Costituzionale tedesca sul Pspp, il “Public Sector Purchase Programme” voluto nel 2015 dall’allora presidente della Bce Mario Draghi, riaccende un vecchio e storico conflitto. Quello tra diritto interno dei singoli Stati membri e il diritto cosiddetto “unionale” (chiamato ancora, ma impropriamente, comunitario). Ovvero, tra fonti primarie nazionali, quali sono le leggi fondamentali come le Carte costituzionali, e fonti primarie Sovranazionali, come i Trattati europei. Con tutto ciò che ne consegue nel rapporto tra singoli Stati e prerogative Ue, tra istituzioni nazionali ed europee. E non è un caso che la miccia sia scoppiata in Germania: il Paese del sovranismo nazionale e costituzionale.

La Corte di Giustizia europea si era già pronunciata due anni fa sul “Quantitative easing” della Banca centrale europea. Giudicando il pacchetto di acquisti di titoli pubblici del periodo 2015-2018 conforme ai Trattati europei e, dunque, perfettamente legale. Ma la Corte di Karlsruhe non ha riconosciuto quella decisione: le motivazioni del “QE” violerebbero i presupposti richiesti per attivarlo.  Così i giudici costituzionali tedeschi hanno intimato all’Eurotower di «giustificare» entro tre mesi «in modo ampio e dettagliato» i suoi acquisti e spiegare che «non sono sproporzionati rispetto agli effetti di politica economica e fiscale derivanti». Lo scontro è di rilievo. Quello della Suprema Corte tedesca suona come un formale “richiamo all’ordine”. Proprio nel momento in cui la Bce sta attuando un altro massiccio programma di acquisti di titoli pubblici. Con il Pandemic emergency purchase Programme (Pepp) l’istituto di Francoforte fornisce in queste settimane ai Paesi travolti dalla pandemia, Italia in primis, un’ancora di salvataggio per fronteggiare le conseguenze del lockdown e le spese sanitarie.

Immediata la risposta di Bce e Commissione per frenare l’onda sovranista di Berlino. In una nota, il Consiglio direttivo di Francoforte ha fatto sapere di «prendere atto» della decisione rimanendo «pienamente impegnato a fare tutto il necessario per perseguire la stabilità dei prezzi». Mentre la Commissione ha ribadito il «primato del diritto dell’Unione europea» e che le «sentenze della Corte di Giustizia sono vincolanti per tutti i tribunali nazionali».

La “querelleè aperta. E non deve meravigliare se, ancora una volta, sia la Germania a mettere in discussione quel “primato”. Il Paese guidato da Angela Merkel, in teoria tra le “roccaforti” dell’Ue, è anche tra i più nazionalisti. A Karlsruhe hanno sempre difeso la propria autonomia e la supremazia dei principi fondamentali costituzionalmente garantiti. Attuando un controllo rigidissimo su ogni norma esterna che con quei principi non fosse in linea. Basta guardare la sentenza del 2009 con cui l’Alta Corte tedesca ha ratificato il Trattato di Lisbona. Pur autorizzando l’ingresso di quelle norme nel proprio ordinamento, i giudici costituzionali avevano affermato che solo i singoli Stati sono fonte di sovranità e legittimità democratica e che l’Unione non ha e non può avere la competenza di attribuirsi competenze“. Come a dire: ok agli accordi, ma la delega di sovranità è un’altra cosa.

 

Annamaria Graziano

Foto © Anf News, Al Jazeera, Open

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui