Imprese del terziario in crisi e i soldi non arrivano

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Per il 92% delle aziende sproporzione fra il danno economico subito e le risorse stanziate

Del tutto insufficienti risultano le misure a favore delle imprese e lavoro autonomo per l’emergenza Covid-19. È quanto emerge dall’indagine di Confcommercio Milano, Lodi Monza e Brianza ma è da estendere a tutte le imprese del terziario del Belpaese. Il commercio, il turismo e le aziende di servizi hanno fatto ricorso alla cassa integrazione, in particolare quelle del turismo e ristorazione (70%), ma nel 95% dei casi i dipendenti non hanno ricevuto i soldi. Il sondaggio-questionario è stato diffuso via web dall’Ufficio studi della Confcommercio Milano e vi hanno risposto quasi 1.800 fra imprese e attività professionali dal 30 aprile al 3 maggio. Il 90% di piccole imprese che impiegano fino a 9 addetti.

Secondo gli imprenditori le misure messe in campo sono assolutamente insufficienti, servono invece indennizzi e contributi a fondo perduto, ed è necessario posticipare le scadenze fiscali. Giudizio negativo per il rapporto con le banche. Il prestito fino a 25mila euro con il 100% di garanzia dello Stato incontra criticità di riposta con lungaggini burocratiche da parte degli istituti di credito e l’80% degli intervistati ne dà un giudizio di assoluta insufficienza. L’82,3% delle imprese si ritengono pronte a garantire ai clienti livelli di sicurezza e sanificazione in caso di riapertura delle attività. Il 70,7% sostiene poi che tali misure di prevenzione del contagio comporteranno maggiori costi, in un mercato che non consente di recuperare le perdite di ricavi che si sono accumulate sino ad oggi.

Particolarmente pessimisti (87,5%) sono gli operatori del comparto turistico e della ristorazione. Sono pronti a riaprire subito il 75% delle imprese del commercio, il 53% delle aziende dei servizi, il 43% di quelle della ristorazione. Per i servizi alla persona (barbieri, parrucchieri) l’87% è pronto a ripartire non appena le norme lo consentiranno. Riguardo le chiusure, solo il 2% ha intenzione di chiudere definitivamente mentre la chiusura irrevocabile è prospettata dal 10% degli asili privati. In proposito il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, ha dichiarato: «la stragrande maggioranza delle imprese non ha ancora ricevuto gli aiuti promessi. Il problema è tanto più drammatico se si pensa che la Fase 2 sarà progressiva e sperimentale, e dunque tutt’altro che in grado di permettere una ripartenza piena, il che significa aziende e posti di lavoro realmente a rischio. La situazione che abbiamo evidenziato non è solo relativa a Milano ma è simile a tutto il territorio nazionale».

Il presidente Sangalli lamenta che «mancano indennizzi e contributi a fondo perduto» e richiede «una moratoria fiscale per il 2020 anche sul fronte dei tributi locali e aiuti per gli affitti commerciali. Come si fa a non capire che in una situazione di emergenza straordinaria» – prosegue – «occorre rispondere con procedure straordinarie. Non ci potrà mai essere una fase 2 né tantomeno 3 senza sostenere soprattutto la rete delle micro e piccole imprese che non sono più in grado di reggere a ulteriori perdite economiche». E conclude il suo intervento asserendo: «per ricostruire la fiducia servono misure chiare, certe ed efficaci, ma servono subito per evitare danni sociali ed economici irreparabili». L’ufficio studi di Confcommercio conferma poi che le vendite al dettaglio hanno avuto un crollo di -20,5%, livello che non si riscontrava dal 2000.

 

Giancarlo Cocco

Foto © Confcommercio

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