Quarto appuntamento del talk-webinar “Buona salute”, organizzato da Mondosanità, in collaborazione con Officina di Motore Sanità, Biomedia ed Eurocomunicazione e realizzato con il contributo incondizionato di Siemens Healthineers

0
258

Indagine seriologica Covid-19 su un campione di 150 mila italiani in duemila comuni

Il ministero della Salute in collaborazione con la Croce Rossa italiana e l’Istat ha avviato un’indagine di sieroprevalenza dell’infezione da virus SarsCoV2 per capire quante persone nel Belpaese abbiano sviluppato gli anticorpi al nuovo Coronavirus, anche in assenza di sintomi. Il test era stato previsto per un campione di 150 mila persone in duemila comuni. Gli esiti dell’indagine, diffusi in forma anonima e aggregata, potranno essere utilizzati anche per altri studi scientifici e per l’analisi comparata con altri Paesi europei. Le persone selezionate saranno contattate al telefono dai centri regionali della Croce Rossa Italiana per fissare, in uno dei laboratori selezionati, un appuntamento per il prelievo del sangue. Il prelievo potrà essere eseguito anche a domicilio se il soggetto è fragile o vulnerabile. Al momento del contatto verrà anche chiesto di rispondere a uno specifico questionario predisposto da Istat, in accordo con il Comitato tecnico scientifico. La Regione comunicherà l’esito dell’esame a ciascun partecipante residente nel territorio. In caso di diagnosi positiva, l’interessato verrà messo in temporaneo isolamento domiciliare e contattato dal proprio Servizio sanitario regionale o Asl per fare un tampone naso-faringeo che verifichi l’eventuale stato di contagiosità. La riservatezza dei partecipanti sarà mantenuta per tutta la durata dell’indagine. A tutti i soggetti che partecipano, sarà assegnato un numero d’identificazione anonimo per l’acquisizione dell’esito del test. Il legame di questo numero d’identificazione con i singoli individui sarà gestito dal gruppo di lavoro dell’indagine e sarà divulgato solo agli enti autorizzati. L’indagine sarebbe dovuta durare due settimane ma è stata prolungata fino a fine giugno perché solo il 24% dei candidati ha risposto positivamente al primo contatto e di questi oltre la metà ha effettuato già il prelievo. Un 63% di persone è invece da ricontattare perché, per vari motivi, non ha ancora risposto. Il 13% ha infine espresso un rifiuto temporaneo.

Nel quarto appuntamento del talk-webinar “Buona salute”, organizzato da Mondosanità, in collaborazione con Officina di Motore Sanità, Biomedia ed Eurocomunicazione e realizzato con il contributo incondizionato di Siemens Healthineers sì fa il punto sui vari test sierologici a disposizione nel Belpaese e a livello globale, analizzandone i problemi specifici, le possibilità di offerta e la validazione scientifica e tecnica. Il nostro corpo possiede tre diversi anticorpi: le immunoglobuline IgA (se abbiamo da poco incontrato il virus), IgM (se abbiamo un’infezione in corso) e IgG (se abbiamo avuto contatti col virus in passato), che ci raccontano la storia dell’infezione, stabilendo se abbiamo incontrato il virus e da quanto tempo. Per appurare tutto ciò, esistono due tipi di test sierologici: rapido o qualitativo con una goccia di sangue ottenuta con un prelievo capillare si stabilisce la presenza degli anticorpi oppure semi-quantitativo, test che necessita di un prelievo venoso col quale si misura la quantità degli anticorpi nel sangue.

Giorgio Palù, professore di Microbiologia e Virologia, Università degli Studi di Padova professore Aggiunto di Neuroscienze e Scienze Tecnologiche, Temple University, Philadelphia, Usa ha dichiarato: «Partirei dal fatto che i tamponi andrebbero fatti ai soggetti sintomatici, ai contatti asintomatici dei casi positivi e a chi svolge un lavoro di servizio pubblico (medici, infermieri, assistenti delle case di riposo, polizia, militari) in condizioni di esposizione a rischio infettivo e quindi a tutela di queste persone e della funzione da loro svolta; certamente per ragioni pratiche e operative non si possonotamponare62 milioni di italiani. Per quanto riguarda poi l’affidabilità dell’indagine molecolare, va segnalato che se nel campione nasofaringeo è presente SARS-CoV-2, a seconda della carica infettante presente, il test ha circa il 60% delle possibilità di rivelare il virus, dipende infatti dal numero di copie di genoma virale presenti, da come viene eseguito il tampone, dal trasporto dello stesso, dall’estrazione e dalla sua conservazione. I test pungi dito qualitativi per la ricerca di anticorpi specifici, anche se conformi alle norme di qualità europee, rispondono solo alle performance dichiarata dal produttore e hanno una sensibilità molto basse e spesso danno risultati falsamente positivi. Al contrario i test sierologici quantitativi che misurano IgM, IgG e IgA danno maggior affidamento; qualora gli anticorpi messi in evidenza siano diretti contro la proteina S di SARS-CoV-2 detti test possono rapportarsi ai classici saggi di neutralizzazione dell’infettività virale».

Il test sierologico misura se il nostro organismo produce anticorpi immunizzanti se entra in contatto con il Coronavirus. Si tratta di tre diversi anticorpi:

  • le immunoglobuline IgA presenti nella fase acuta rappresentano gli anticorpi più aspecifici e indicano che abbiamo da poco incontrato il virus. Presenti nel sangue e sulle mucose respiratorie, sono la prima protezione contro i patogeni in genere.
  • Le immunoglobuline IgM compaiono anch’esse molto precocemente nel sangue in caso di infezione e quindi sono marcatori della fase acuta che indicano se il paziente ha un’infezione in corso.
  • Le immunoglobuline IgG che ci dicono se abbiamo incontrato il virus e da quanto tempo. Queste dovrebbero rappresentare gli anticorpi più specifici attraverso i quali essere protetti dall’infezione, ma viste le ancora scarse conoscenze di questa malattia, non possiamo dire se la immunizzazione che esse offrano sia sufficiente e duratura per evitare la possibilità di una reinfezione.

Esistono due tipi di test sierologici:

  • rapido così detto qualitativo che si effettua analizzando una goccia di sangue ottenuta con un prelievo capillare che però sembra avere una accuratezza ancora non soddisfacente.
  • Quantitativo che si effettua con un normale prelievo venoso e che sembra avere maggiore accuratezza.

«I test sierologici più affidabili sono certamente quelli effettuati con il prelievo del sangue, quelli rapidi cosiddetti a saponetta o pungi dito sono, ad oggi, meno affidabili. Va però chiarito che l’attuale utilizzo dei test sierologici ha finalità di tipo epidemiologico (in una determinata popolazione qual è la percentuale che ha “incontrato” il virus) e non di tipo diagnostico», ha spiegato Giuliano Rizzardini, direttore Dipartimento Malattie Infettive Ospedale Luigi Sacco – Polo Universitario, Milano.

Una interessante indagine svolta presso l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico IRCCS Burlo Garofolo di Trieste ha coinvolto 727 soggetti tra 22-77 anni (78,7% donne) impiegati presso la struttura e suddivisi in tre categorie di rischio (alta, media e bassa) in base al loro ruolo professionale e ci fa comprendere quante incertezze ancora vi siano. Tutti sono stati sottoposti a tamponi virali rino-faringei e oro-faringei (del tipo NeoPlexTM COVID19 Detection Kit’) e test sierologici rapidi (del tipo Wantai SARS-CoV-2 Ab) per la presenza di anticorpi. Solo 12 hanno ripetuto il test sierologico a distanza di 3-10 giorni dalla prima valutazione. Il test molecolare (tampone) è risultato positivo in un solo soggetto, mentre quello per la ricerca di anticorpi (sierologico) ha dato esito positivo (P) o borderline (B) in circa 17% dei partecipanti e il 20% circa di questi era asintomatico nei tre mesi precedenti ai test. Tra i positivi o borderline vi era un’associazione significativa tra risultato del test e sintomi di raffreddore e congiuntivite nei tre mesi precedenti. Nessuna associazione è emersa tra uomo e donna o con chi aveva ricevuto una precedente vaccinazione anti-influenzale, mentre vi erano differenze tra le categorie di rischio (alto rischio 19,4%, basso rischio 9,5%). Nei 12 soggetti che hanno ripetuto il test sierologico è stata osservata una rapida diminuzione dell’intensità anticorpale.

«Siemens ha realizzato un Kit che risulta essere appropriato al momento storico dell’infezione, cioè un test cumulativo IgG e IgM che aumenta la sensibilità, con l’obiettivo di fare in modo che nella sorveglianza sanitaria o nelle indagini di siero-prevalenza, ogni test che risulta negativo sia realmente negativo.  Oggi il livello dell’infezione, infatti, è molto diverso dai primi mesi e al momento comprenderne la diffusione è importantissimo. Anche la specificità è garantita dal fatto che il test dosa gli anticorpi neutralizzanti rivolti verso la proteina Spike S1. Per dare un’offerta completa che garantisca anche possibilità di monitoraggio, a breve sarà pronto un nuovo test che va a determinare solo le IgG totali», ha concluso Mario Da Ronco, Head of Sales and Portfolio Solutions Management DX di Siemens Healthineers.

 

Ginevra Larosa

Foto © Jones day, Ministero della Salute, Mondosanità, Eurocomunicazione, News Medical, Onb, Pharmaceutical Journal, University of Michigan

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui