Causa Covid, Giornata Mondiale del Rifugiato celebrata in digitale. Nel 2019 dato record di 79,5 milioni

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Evacuazioni di emergenza, corridoi umanitari, reinsediamenti e corridoi universitari i quattro canali utilizzati dall’Italia, esempio per l’Europa

Oggi viene celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato, in un momento critico per l’umanità, segnata dalla pandemia di Covid-19 e da molti conflitti in corso che aggravano le varie crisi umanitarie nel pianeta e le loro condizioni di vita. Per la prima volta da quando è stata istituita dall’Onu, nel 2000, quest’anno il programma della giornata commemorativa si svolge completamente in digitale in quanto molti Paesi sono ancora in lockdown e altri stanno cominciando il deconfinamento.

Al centro degli appuntamenti celebrativi ci sono i rifugiati con le loro storie, il loro bagaglio ricco di talenti e esperienze, spesso messo a disposizione delle comunità che li accolgono, ma anche l’operato dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), in prima linea nell’assistenza quotidiana a rifugiati e richiedenti asilo, a maggior ragione nel contesto di pandemia. «A volte serve una crisi come quella da Covid-19 per ricordarci che abbiamo bisogno di essere uniti. In un momento dove il mondo vive un periodo di grande vulnerabilità la nostra forza è la solidarietà: nessuno è al sicuro se non lo siamo tutti. Ognuno di noi può fare la differenza e contribuire a trovare delle soluzioni per andare avanti», ha dichiarato la Rappresentante per l’Italia, la Santa Sede e San Marino, Chiara Cardoletti.

In questo contesto l’Unhcr, l’Agenzia Onu per i Rifugiati, ha deciso di promuovere la campagna #WithRefugees, che vuole diffondere un messaggio di solidarietà e inclusione, ricordando che tutti possiamo fare la differenza per rendere il mondo un posto più sicuro e solidale. Le storie dei rifugiati e delle rifugiate, le testimonianze di solidarietà di esponenti del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo, e l’elenco e le informazioni sulle principali iniziative in programma su tutto il territorio nazionale sono disponibili sul sito della campagna. Città di tutta l’Italia si uniscono alla campagna consentendo l’illuminazione di blu di un loro monumento simbolo in un’espressione di solidarietà con i rifugiati. Quest’anno hanno aderito all’iniziativa Bari con la Fontana Monumentale in Piazza Aldo Moro, Bologna con Palazzo Re Enzo (Palazzo del Podestà di Bologna nell’ultima foto in fondo), Firenze con Porta San Niccolò e Napoli con il Maschio Angioino. Come ogni anno anche nel 2020 Unhcr Italia conta sui suoi testimonial e sostenitori di alto profilo per sostenere e amplificare la campagna attraverso interventi e attività sui loro canali social, tra cui l’Ambasciatore di Buona Volontà Alessandro Gassmann e i testimonial Lorena Bianchetti, Giuseppe Catozzella, Carolina Crescentini, Giorgia, Nicole Grimaudo, Lino Guanciale e Greta Scarano.

Alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato, l’Unhcr ha diffuso il suo rapporto annuale, Global Trends, che offre una panoramica globale degli spostamenti forzati. Nel 2019 è stato registrato un numero record di 79,5 milioni di rifugiati, pari all’1% della popolazione mondiale, 10 milioni in più rispetto all’anno precedente. Rifugiati, richiedenti asilo e sfollati nel mondo che sono costretti a fuggire da guerre e persecuzioni, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era la loro vita per cercare salvezza altrove. Il 77% dei rifugiati proviene da scenari di crisi a lungo termine, quali Afghanistan, oltre a Siria e Yemen, ma ai conflitti annosi si aggiungono altre zone fortemente destabilizzate, quali Repubblica Democratica del Congo, il Venezuela e diverse nazioni del Sahel. Due terzi delle persone in fuga all’estero provengono da soli cinque Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar.

Ricollocando il dato 2019 in una prospettiva storica, il numero di persone in fuga è quasi raddoppiato rispetto ai 41 milioni del 2010. Nell’ultimo decennio almeno 100 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case, in cerca di sicurezza all’interno o al di fuori dei propri Paesi. Si tratta di un numero di persone maggiore di quello dell’intera popolazione dell’Egitto, il 14esimo Paese più popoloso al mondo. Il rapporto Global Trends mostra che dei 79,5 milioni di persone che risultavano essere in fuga alla fine dell’anno scorso, 45,7 milioni erano sfollati all’interno dei propri Paesi. La cifra restante era composta da persone fuggite oltre confine, 4,2 milioni delle quali in attesa dell’esito della domanda di asilo, e 29,6 milioni tra rifugiati (26 milioni) e altre persone costrette alla fuga fuori dai propri Paesi.

Tra i dati più preoccupanti, c’è il numero sempre minore di rifugiati che riescono a fare ritorno a casa: negli anni ’90 erano una media di 1,5 milioni l’anno mentre negli ultimi 10 non sono stati oltre i 385 mila. Una cifra che testimonia come oggi l’aumento del numero di persone costrette alla fuga ecceda largamente quello delle persone che possono usufruire di una soluzione durevole. Altrettanto difficile è la situazione dei minori in fuga – un numero stimato intorno ai 30-34 milioni, decine di migliaia dei quali non accompagnati – per esempio, è più elevato di quello dell’intera popolazione di Australia, Danimarca e Mongolia messe insieme. Altro motivo di preoccupazione è che l’80% delle persone in fuga nel mondo è ospitato in Paesi o territori afflitti da insicurezza alimentare e malnutrizione grave, molti dei quali soggetti al rischio di cambiamenti climatici e catastrofi naturali. Oltre otto rifugiati su 10 (85%) vivono in Paesi in via di sviluppo, generalmente in un Paese confinante con quello da cui sono fuggiti. La Turchia ha accolto il numero più alto di rifugiati in assolutopari a 3,6 milioni, per lo più sirianiseguita da Colombia (1,6 mln), Pakistan e Uganda (1,4 mln ciascuno) e Germania (1,1 mln), ma dietro ai numeri ci sono storie di sofferenza individuale profonda.

«Siamo testimoni di una realtà nuova che ci dimostra come gli esodi forzati, oggi, non soltanto siano largamente più diffusi, ma, inoltre, non costituiscano più un fenomeno temporaneo e a breve termine», ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi. «Non ci si può aspettare che le persone vivano per anni e anni una condizione precaria, senza avere né la possibilità di tornare a casa né la speranza di poter cominciare una nuova vita nel luogo in cui si trovano. È necessario adottare sia un atteggiamento profondamente nuovo e aperto nei confronti di tutti coloro che fuggono, sia un impulso molto più determinato volto a risolvere conflitti che proseguono per anni e che sono alla radice di immense sofferenze», ha sottolineato Grandi. Evacuazioni di emergenza, corridoi umanitari, reinsediamenti e corridoi universitari sono i quattro canali sicuri con i quali l’Italia è impegnata a tutela e in soccorso dei rifugiati, in collaborazione diretta con l’Unhcr. Da dicembre 2017, l’Italia ha attuato 8 operazioni di evacuazioni dirette, consentendo il trasferimento sicuro e rapido di persone in situazioni di emergenza: sono state 808 dalla Libia e 105 dal Niger. «L’Italia continua ad essere l’unico Paese europeo che effettua evacuazioni dirette di rifugiati dalla Libia: se questa nostra esperienza fosse replicata da altri Stati occidentali, sarebbe molto più semplice poter estrarre i rifugiati dai centri di detenzione libici», ha dichiarato il vice-ministro degli Esteri, Emanuela Del Re, in occasione della presentazione del rapporto 2019.

Oltre al canale delle evacuazioni di emergenza, il governo italiano è capofila dei corridoi umanitari – in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), Tavola Valdese, Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e Caritas Italiana – che hanno permesso a 2.500 richiedenti asilo di arrivare in Italia negli ultimi anni. Si tratta per la maggior parte di siriani residenti in Libano e di eritrei e somali residenti in Etiopia. Alla luce di queste esperienze positiva, i corridoi umanitari sono diventati una best practice, che nel 2019 ha ottenuto il premio Nansen dell’Unchr. «L’Italia è convinta che sia necessario un impegno meglio strutturato e condiviso a livello europeo per facilitare l’arrivo in modo legale, per ragioni umanitarie, di rifugiati particolarmente vulnerabili. L’accoglienza e la solidarietà devono costituire sempre più un valore europeo» ha sottolineato Del Re. Il ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale, in collaborazione con quello dell’Interno, ha portato l’esperienza italiana a Bruxelles e ora il progetto di corridoi umanitari europei è in fase istruttoria per riuscire ad attuarlo, superando anche le difficoltà legislative; prevede la collaborazione tra varie istituzioni internazionali e il coinvolgimento delle confessioni religiose. Inoltre, attraverso il canale del reinsediamento – arrivi pianificati e organizzati nell’ambito del programma nazionale, all’interno di un impegno assunto in ambito europeo dall’Italia su base biennale – in tutto dal 2015 sono state reinsediate 2.510 persone, giunte da Libia, Turchia, Giordania, Libano e Sudan.

Infine, dal 2019 alcuni studenti rifugiati eritrei residenti in Etiopia sono arrivati in Italia grazie al progetto pilota dei corridoi universitari, creato dall’Unhcr, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Università di Bologna, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali “Guido Carli” (LUISS) e Caritas Italiana per permetterli di proseguire i loro studi nel Paese. Alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato, 11 università italiane hanno aderito al protocollo d’intesa sugli University Corridors for Refugees (UNI-CO-RE), che darà a 20 studenti rifugiati attualmente in Etiopia l’opportunità di proseguire il loro percorso accademico in Italia attraverso delle borse di studio. Al progetto partecipano le Università dell’Aquila, Università di Bologna, Università degli Studi di Cagliari, Università di Firenze, Università Statale di Milano, Università di Padova, Università degli Studi di Perugia, Università di Pisa, Università di Sassari, Università Iuav di Venezia, e Luiss Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli. L’altra buona notizia di questa commemorazione è la ripresa delle operazioni di trasferimento dei richiedenti asilo e rifugiati, che erano state sospese lo scorso marzo a causa della pandemia.

 

Véronique Viriglio

Foto © UNHCR

Video ©Eurocomunicazione

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