La Germania punta a riformare il sistema d’asilo Ue nel semestre di presidenza

Migranti richiedenti asilo

Berlino punterà a introdurre un filtraggio preventivo ai confini europei, con respingimento di coloro che non hanno i requisiti per richiedere rifugio

È cominciato oggi il semestre di presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea. Il precedente si era concluso nel giugno 2007: un’era geologica fa, se pensiamo che la Lehmann Brothers operava ancora sul mercato, Barack Obama era un anonimo senatore dell’Illinois, i social media stavano appena entrando nella quotidianità dei cittadini e la parola “pandemia” era solo nei libri di storia. E soprattutto, l’immigrazione era ancora un fenomeno gestibile, anche se già mutato rispetto ai primi massicci flussi risalenti al crollo del comunismo e alle guerre balcaniche.

Volantini della AfDL’Europa che Berlino si ritrova oggi a presiedere è molto diversa da quella di 13 anni fa. E proprio l’immigrazione sarà un tema dove la Germania intende dire la sua. La velocità con cui i flussi migratori sono cresciuti a partire dal 2015 ha mandato in tilt il sistema di accoglienza comunitario, tanto che il Regolamento di Dublino III è diventato obsoleto dopo neanche un paio d’anni dalla sua entrata in vigore. Anche la società tedesca non è stata immune dall’impatto: l’avanzata di partiti di estrema destra come Alternative für Deutschland, ma pure gli episodi di violenza tra tedeschi e immigrati a Colonia nel 2016 e a Chemnitz nel 2018, nonchè l’aumento di casi di antisemitismo di matrice islamica (come rilevato in un rapporto del 2019 della BfV, i servizi segreti interni) suonano come un campanello d’allarme dalle parti della Cancelleria, tanto da portare il ministero dell’Interno a dichiarare che «il vigente sistema d’asilo europeo non funziona più».

L’Ue del resto già nel 2016 aveva posto questo obiettivo nel progetto di riforma di Dublino III, scontrandosi però con le resistenze del Gruppo di Visegrad, non disposto ad accogliere migranti (inclusi quelli “economici”) sbarcati in Italia, Spagna, Grecia e Malta. Nei prossimi sei mesi, c’è da aspettarsi che la Germania tenterà nuovamente di metter mano al sistema dell’accoglienza. Il ministro dell’Interno Horst Seehofer ha già proposto di allestire ai confini esterni dell’Unione europea dei Centri per richiedenti asilo, dove questi ultimi verrebbero di fatto filtrati per assicurarsi che solo persone con reali possibilità di ottenere l’asilo possano fare ingresso nell’Ue dove poi presentare materialmente richiesta. Per gli altri, dovrà esserci solo il rimpatrioHorst Seehofer. Secondo Seehofer, questo sistema dovrebbe dissuadere molti falsi richiedenti dal venire in Europa, e di conseguenza significherebbe che ce ne sarebbero di meno da distribuire tra gli Stati membri. Di fatto, questa proposta comporterebbe un superamento delle cosiddette Unità di Dublino, ovvero le strutture presenti in ogni Paese Ue che stabiliscono a quale membro Ue spetta lapresa in caricodel richiedente asilo. E dal momento che la proposta non comporterebbe respingimenti arbitrari e che ogni caso verrebbe comunque esaminato individualmente, per i Paesi di confine (Italia inclusa) ciò suona quasi come uno scaricabarile, poichè questi ultimi si troverebbero a dover gestire da soli la consistente mole di coloro che vogliono entrare nell’Ue.

Forte anche del fatto che le due forze di governo (CDU e SPD) sono concordi sulle grandi linee del provvedimento e che quindi la coalizione di governo non rischierebbe, la Germania potrebbe dunque a breve mettere sul tavolo una proposta di riforma del sistema d’asilo comunitario, nell’ambito della quale incrementare gli aiuti Ue ai Paesi in via di sviluppo che si riprendono i loro concittadini respinti e li aiutano ad avere un’esistenza migliore in patria. La vera sfida sarà tutta nell’aggirare le resistenze, incluse quelle sulle quote di distribuzione: ma a Berlino pensano di riuscire a superare lo scetticismo verso la riforma, facendo leva sul fatto che se verranno introdotti questi colloqui preliminari al confine e se saranno raggiunti accordi di rimpatrio con i Paesi d’origine in cambio di aiuti, allora il numero di nuovi ingressi nell’Ue calerebbe drasticamente e ci sarebbe di conseguenza una minor distribuzione.

 

Alessandro Ronga
Foto © Wikicommons, Lucan, Oxfordian Kissut

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