Enit: “Italia, a Ferragosto è quasi sold out”

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Il confronto internazionale mantiene il Belpaese in una posizione intermedia

Nel contesto problematico dell’estate del Covid-19, la settimana di Ferragosto, quella dal 10 al 16 agosto 2020, resta un punto di riferimento per il turismo europeo. Dal confronto sulla disponibilità di una camera doppia, per il momento di altissima stagione dell’estate, risultano già prenotate l’86% delle disponibilità offerta online (fonte Booking.com) in Francia, il 79% in Italia e solo il 72% in Spagna dove la ripresa dei contagi influenza maggiormente i risultati. Tra le destinazioni più prenotate di Ferragosto all’estero emergono Biarritz (97%) e Saint Tropez (94%) mentre la Costa Blanca e la Costa del Sol si fermano a 79% e 74%. Nel Belpaese spiccano le maggiori destinazioni balneari: non più disponibili l’80% a Rimini, l’81% a Ravello, l’86% a Cavallino-Treporti, il 94% nel Cilento e il 98% nel Salento. Anche la montagna italiana vede le destinazioni delle Alpi non più disponibili all’84%, correndo la competizione con quelle francesi (87%). Le restrizioni sono notevolmente diminuite negli ultimi mesi, anche per i viaggi all’interno dell’Ue, e con il Regno Unito che ha esentato i viaggiatori di ritorno dall’Italia (tra le altre destinazioni europee) dall’autoisolamento di 14 giorni. Tuttavia, l’emergere di nuovi “cluster” di infezioni Covid-19 illustra i rischi al ribasso per la riapertura regolare dei confini e la ripresa dei viaggi. Ad esempio, la Spagna ha reimposto restrizioni di blocco in diverse città (compresa Barcellona) in risposta a nuovi gruppi di casi. Ciò ha spinto il Regno Unito a rimuovere l’esenzione dall’autoisolamento per i viaggiatori di ritorno dalla Spagna. Aumenti nelle infezioni sono stati segnalati anche in Paesi extraeuropei, compresi Stati Uniti, Hong Kong, Corea del Sud e Australia. Gli impatti dovrebbero essere molto maggiori per gli arrivi internazionali (ovvero il turismo in entrata) rispetto ai viaggi nazionali. I visitatori mondiali pernottanti dovrebbero diminuire del 55% (pari a 35 milioni di visitatori) nel 2020.

I viaggi internazionali sono diminuiti di oltre il 30% nel 2020 (ultimi dati disponibili), ma con una caduta maggiore prevista in media nel secondo trimestre. In confronto, si stima che i visitatori domestici diminuiranno del 31% (16 milioni) rispetto al 2019. L’impatto sul turismo interno sarà minore, e il recupero dalla recessione dei viaggi del 2020 sarà più rapido rispetto a quello internazionale perché tutte le restrizioni sui viaggi nazionali saranno ridotte prima di quelle per i viaggi dall’estero. Ma il costo dei viaggi interni è inferiore e vi è una significativa incertezza sull’economia e sulle rotte delle compagnie aeree (che sarà cruciale per i viaggi a lungo raggio). Tutte le città italiane avranno un impatto significativo. Tuttavia, quelle che dipendono maggiormente dai visitatori internazionali rispetto ai domestici dovrebbero essere maggiormente colpite dalla pandemia. Alla data del 30 luglio, l’analisi delle prenotazioni aeroportuali da agosto a ottobre in confronto con i competitor diretti Spagna e Francia, indicano ancora un calo delle prenotazioni sia in Italia che negli altri Paesi analizzati, nonostante nel correre dei mesi estivi recuperi spazio di mercato. Nel complesso tra agosto e ottobre sono 191 mila 533 prenotazioni di passeggeri aeroportuali internazionali per l’Italia, 204 mila 641 per la Spagna e 150 mila 672 per la Francia. Il Belpaese a fine luglio realizza il calo più profondo per il periodo agosto – ottobre con -88,1% rispetto al -85,7% della Francia e -84,5% della Spagna, persistendo nella contrazione rispetto al -86,9% della rilevazione precedente. Si tratta di una diminuzione relativa a tutto il trimestre, ad agosto col -91,6% delle prenotazioni, al -88,7% per il mese di settembre e -82,1% per ottobre. Un sondaggio condotto a giugno dalla Iata (International Air Travel Association) indica tale avversione al rischio, con le risposte dei passeggeri che suggeriscono che ci vorrà del tempo prima che ritornino alle loro abitudini di viaggio pre-pandemiche. Più della metà degli intervistati afferma di voler tornare al viaggio prima possibile dopo la fine della pandemia. Tuttavia, il 66% delle persone ha affermato che avrebbe viaggiato meno in aereo sia per lavoro che per piacere nel mondo post pandemia rispetto a prima della pandemia in altre parole, questa risposta suggerisce che potrebbe esserci un calo a lungo termine del viaggio aereo. Le tre principali misure che i passeggeri hanno detto che li farebbero sentire più sicuri nel viaggiare in aereo sono lo screening Covid-19 negli aeroporti di partenza, l’uso obbligatorio di maschere facciali e il distanziamento sociale negli aeromobili. La difficoltà per le compagnie aeree nell’attuare il distanziamento sociale sugli aerei è l’impatto sulle loro finanze. Ad esempio, la Iata riferisce che se la capacità degli aeromobili viene ridotta al 62% per consentire il distanziamento sociale, ci sono solo 4 compagnie aeree (su un campione di 122) che potrebbero andare in pareggio; le altre 118 compagnie aeree perderebbero denaro con fattori di carico inferiori al 62%. Per l’Italia, è potenzialmente preoccupante l’impatto del viaggio a lungo raggio. Nel 2019, il 27% degli arrivi internazionali in Italia proveniva da mercati di origine a lungo raggio (vale a dire Paesi al di fuori dell’Europa). Questo è più alto che per la Spagna (il 10% degli arrivi era a lungo raggio) e la Francia (19%). Il confronto internazionale mantiene l’Italia in una posizione intermedia: per arrivi dei turisti pernottanti l’Italia con un calo previsto nel 2020 del -55% si posiziona in maniera meno competitiva della Spagna (-50%) e più in linea con la Francia e la media dell’Europa Occidentale (-52%). Rispetto ai Paesi mediterranei risulta, invece, più competitiva di Croazia (-68%) e Grecia (-58%), mentre è in linea con la Turchia (-55% come l’Italia). In termini economici, il confronto indica che il contributo diretto del turismo all’economia italiana diminuirà di -2,6 punti percentuali nel 2020 (3,2% del Pil) rispetto al 2019 (5,7% del Pil). Sebbene significativo, questo calo è inferiore a quello di molti altri Paesi: -4,5% la Francia, -3,1% la Spagna. In effetti, il contributo diretto del turismo in Italia all’economia in generale si riduce di poco meno della metà, rispetto a più della metà per tutti gli altri Paesi selezionati. Si prevede, quindi, che il contributo totale (che comprende gli effetti indiretti e indotti, nonché l’impatto diretto) del settore diminuirà di -5,8 punti percentuali, dal 13% del Pil nel 2019 al 7,2% del Pil nel 2020.

Come per gli impatti diretti, la riduzione prevista per l’Italia (a meno della metà) è inferiore rispetto agli altri Paesi selezionati (-7,4% la Spagna). Entro il 2023, si prevede che il turismo totale avrà recuperato, per superare leggermente, i volumi del 2019, con un totale di visitatori del 2% in più rispetto al 2019. Ciò è guidato dal turismo domestico, mentre entro il 2023 i visitatori pernottanti internazionali dovrebbero essere ancora leggermente inferiori ai volumi del 2019. Nel monitoraggio settimanale sull’Italia, alla diciassettesima settimana di osservazione sull’andamento degli arrivi aeroportuali nel 2020, le perdite indicano dal 1° gennaio al 26 luglio, un dato complessivo del -82% rispetto allo stesso periodo del 2019, a causa delle chiusure ulteriori verso e da numerosi Paesi stranieri. Per le restrizioni prolungate, le diminuzioni più evidenti sono quelle relative alla Cina che cala del -89,8% (valore massimo) e agli Usa (-88,3%). Resta la Francia il mercato con il minor calo complessivo, che si assesta al -72,2%.

 

Ginevra Larosa

Foto © Masterturismo, Ravennaturismo, Ecomagazine,Terminal, Travelnostop, Trasporti,                 Thelocal

 

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