Covid-19, imprenditori italiani in Romania e Bulgaria: governo sordo alle nostre esigenze

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Lettera aperta dei rappresentanti di Confindustria nei due Paesi e della Camera di commercio a Sofia

Il governo del premier Giuseppe Conte non ascolta le esigenze delle imprese italiane che operano in Romania e in Bulgaria, le quali stanno subendo una ingiustificabile penalizzazione a causa delle misure di quarantena imposte per chi viaggia tra l’Italia e i due Paesi dalla pandemia di coronavirus. È quanto denunciano in una lettera aperta i presidenti di Confindustria Romania, Giulio Bertola, di Confindustria Bulgaria, Maria Luisa Meroni, e della Camera di Commercio italiana a Sofia Marco Montecchi.

«Dopo più di un mese di serrate comunicazioni congiunte effettuate da Confindustria Bulgaria, Confindustria Romania e dalla Camera di Commercio italiana in Bulgaria, indirizzate al ministro della Salute italiano Roberto Speranza, al Comitato Tecnico Scientifico e, per conoscenza, al Dipartimento malattie Infettive ISS (Istituto Superiore di Sanità) di Roma, è rimasto ancora irrisolto il problema della movimentazione di imprenditori, manager e tecnici tra l’Italia e i due Paesi, Bulgaria e Romania», si legge nel testo in cui si ricorda che il nuovo DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) di lunedì 7 settembre «conferma quanto previsto dall’ordinanza del Ministero della Salute del 12 agosto scorso».

«Non possiamo che constatare la recidiva sordità di questo governo nei confronti di un richiesta sensata e adeguatamente documentata da parte nostra, per costruire un dialogo su una tematica così sensibile per il mondo del lavoro. Francamente è una mancanza di sensibilità e di competenze che ci preoccupa molto e che ci pone, come due Paesi all’interno dell’Unione europea, nelle evidenti condizioni di subire un atto discriminatorio» – proseguono i tre presidenti – «il ministro Speranza ha dimostrato una incomprensibile mancanza di attenzione verso un territorio strategico dell’Est Europa, rappresentato da Romania e Bulgaria, con importanti investimenti italiani, un patrimonio produttivo indispensabile per contribuire ad accogliere, insieme all’Italia, il prossimo reshoring (rientro a casa delle aziende che in precedenza avevano delocalizzato, ndr) dai mercati asiatici».

Meroni, Bertola e Montecchi citano anche «alcune voci a noi esterne e a cui, per il momento, non stiamo dando credito, che indicano che esista una manovra politica condotta sottotraccia, per penalizzare ulteriormente le filiere produttive nei Paesi con la maggior presenza di investimenti italiani dell’Est Europa, al fine di favorire e avvantaggiare qualche deviata logica economica, proprio nell’accoglienza del reshoring delle produzioni, appena citato». I presidenti delle rappresentanze degli imprenditori italiani sottolineano anche le indicazioni della Commissione europea «per chiedere loro maggiore coordinamento sullezone rosse“» e «di non fare discriminazioni tra gli Stati membri». Confindustria Bulgaria, Romania e la Camera di Commercio denunciano la disparità di trattamento rispetto alla Francia, dove si contano oltre 125,5 nuovi casi su 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni e non vengono richiesti controlli all’ingresso in Italia, rispetto ai rientri dalla Romania, che registra 85,3 casi su 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni e dalla Bulgaria con 25,1 (inferiore anche al dato italiano di 30,6).

«Il governo Conte, autonomamente, senza confronto con le parti interessate, ha deciso di procedere, quindi, per proprie convenienze e logiche politiche e non con la dovuta responsabilità verso l’industria e l’impresa, accelerando l’estensione dell’epidemia sanitaria anche all’epidemia economica. Un atteggiamento del governo, sordo e poco incline alla condivisione e al dialogo, che ha frainteso il proprio ruolo, diventando dannoso per intere categorie. Chiediamo, quindi, con urgenza, per Bulgaria e Romania, il medesimo trattamento di chi proviene da altri Paesi a rischio che registrano, oltretutto, un numero maggiore di casi di contagio al giorno, ovvero il tampone preventivo effettuato nelle 72 ore prima dell’ingresso in Italia e controllo dei sintomi all’arrivo; in alternativa eventualmente il test tampone rapido in aeroporto con risposta in 15 minuti, in modo da non doversi sottoporre al regime di quarantena fiduciaria».

 

Stéphka Stoeva

Foto © Camera di Commercio italiana a Sofia

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