Semplice, tradizionale e con uno sguardo al futuro: lo chef Donato La Torre presenta la sua cucina nel cuore dell’Argentario

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Una vacanza dai sapori genuini e autentici per un’esperienza culinaria sublime

A Porto Santo Stefano, nella località di Santa Liberata, in una posizione incantevole con vista mare, si trova il ristorante “Gourmet con Gusto” all’interno dell’Hotel Villa Domizia.

Di fronte alla struttura, oltre a un paesaggio naturalistico meraviglioso, è possibile vedere i resti di una delle vasche cetarie, le cosiddette Domiziane, dell’antica Villa Romana Domitiana Positio, appartenuta a diversi imperatori romani tra i quali Nerone.

Una destinazione, quindi, dove passare l’intera giornata o da dove partire per approfondire la conoscenza della sua affascinante baia da cui prende il nome la struttura alberghiera. Un luogo meraviglioso per rilassarsi al mare, organizzare light lunch o cene avendo così la possibilità di assaggiare le specialità gastronomiche dello chef Donato La Torre.

La sua idea di cucina si rifà a semplici concetti: tradizione e innovazione, rispetto dei cicli stagionali con un’attenzione estrema nel selezionare i migliori prodotti della cucina italiana, culla di sapori e suggestioni in cui lo chef è cresciuto.

«Il cibo è condivisione e noi italiani lo sappiamo meglio di chiunque altro che mangiare è un rito fatto di convivialità» afferma lo chef Donato La Torre. «I sapori e i profumi risvegliano aspetti della nostra vita che potrebbero altrimenti essere dimenticati per sempre. È l’insieme dei nostri ricordi che fa di noi ciò che siamo. I ricordi ci restituiscono la percezione del sé, creano un legame con il mondo che ci circonda, passato e presente, e suscitano quei sentimenti di nostalgia che ci avvicinano agli altri. Il cibo, in fondo, è ricordo ed emozione, e sono il suo profumo e il suo sapore a far sgorgare con forza queste piacevoli sorgenti che parlano di noi».

Lo chef Donato presenta, attraverso i suoi piatti, il legame ai suoi sentimenti e alle memorie di un passato sereno quando si svegliava da bambino e sentiva già, di prima mattina, gli odori della cucina della madre. Una tradizione culinaria che lo chef non smetterà mai di ricordare ma che arricchirà con la sua creatività e fantasia a servizio della memoria di abbinamenti già collaudati.

Il cibo nutre il corpo e l’anima e, se sappiamo come ottenere il massimo dai sensi e dalla mente mentre lo consumiamo, diventa un’esperienza unica. Il cibo è un’immersione estetica, non a caso l’arte di impiattare è determinante afferma lo Chef Donato La Torre. «L’importante è mangiare prima con lo sguardo e poi con il nostro palato. Il cibo, infatti, è sapore, arte, vista, musica, rumore, consistenza, design, parole, poesia, delizia e godimento».

Si può decidere o meno di trasformare un piatto di insalata in un quadro di Kandinskij, ciò che conta è sapere che il cibo è sinonimo di amore ed è vita.

Lo chef emana competenza, una professionalità formata in anni di grandi sacrifici nelle brigate di alberghi di lusso e grandi ristoranti. Alla fine, la confidenza con le materie prime, le tecniche di cottura, la gestione soprattutto umana del suo personale sono diventate talmente naturali da essere un tutt’uno con se stesso.

La scrittrice americana Laurie Colwin affermò: «La vita non è fatta solo di cose belle, gioia e affetto ma anche di dolore e lacrime. In ogni caso, per tristi o felici che siamo, tutti dobbiamo nutrirci. Sia quando si è tristi che quando si è felici ci  può sentire ristorati dopo un buon pasto».

Questa è la sensazione  e le emozioni che si provano attraverso i piatti serviti dello chef Donato La Torre: le stagioni dell’anno gli suggeriscono gli ingredienti, la scelta delle tecniche di cottura gli consentono di esaltare il prodotto e l’armonia dei suoi manicaretti è  il risultato di un ottimo lavoro. Un mix di sapori e profumi capace di restituire il buonumore perfino al  termine di una giornata faticosa.

La sua cucina è stata il risultato dell’obbedienza ai suoi maestri, alle regole che gli hanno insegnato e a quelle che si è dato per poi istruire il Sous – chef Pietro e il resto dei componenti della sua brigata. Lo chef Donato La Torre manifesta un grande rispetto per le idee altrui, per chi mette in evidenza critiche costruttive: dai collaboratori, ai clienti, alla gente in generale. Condivide con tutto il personale soddisfazioni e delusioni. Si confronta spesso con il Maitre Giovanni Catricalà e la Sommelier Katia Giovinazzo per gli accostamenti dei vini: entrambi dei veri professionisti del settore.

Il personale, inoltre, è molto qualificato, attento alla soddisfazione dei bisogni degli ospiti e ai minimi particolari. Un’accoglienza personalizzata in grado di superare ogni aspettativa e la possibilità di vivere da protagonisti momenti indimenticabili riflettono il carattere unico e la cultura della destinazione scelta. L’ospitalità nel ristorante si evince soprattutto dai dettagli: cura nell’arredamento, tovaglie stirate, piatti in ceramica, divise eleganti del personale, pulizia e una calorosa gentilezza.

Lo chef Donato La Torre presenta tra i suoi antipasti la saporita “Ventresca di tonno scottata”, morbido di patate violette, semi di zucca e crema di cipolle caramellate, la gustosa “Tartare di ricciola”, riso venere, verdurine e maionese di soya al peperoncino oppure “l’Uovo cotto dolcemente” con spuma leggera di patate e perlage di tartufo nero.

Tra i suoi primi piatti  troviamo squisiti “Caserecce al torchio”, tonno fresco, pomodori secchi, olive taggiasche, sedano, peperone crusco, capperi di Porto Santo Stefano o il “Picio fatto in casa”, mantecato all’astice, con crema di salsa all’aglione.

Nei secondi piatti non si può far a meno di ordinare il delizioso “Nasello in olio cottura”, caponatina di verdure e crema di peperoni arrostiti o il tenero “Maialino da latte croccante”, carota acidula, tapioca e la sua salsa. Per la cottura del nasello, lo chef, infatti, predilige l’olio cottura di 60 gradi mentre per la carne una cottura sottovuoto prolungata che la rende ancora più tenera.

Dulcis in fundo, tra i suoi dessert lo chef Donato La Torre presenta “La Diana…In ricordo di Siena”, bavarese, vaniglia e ananas arrostita con sorbetto al mango o anche una “Mousse al cocco e gelato alla liquirizia”.

La  sua cucina è semplice, mediterranea e legata alla tradizione guardando il futuro!

I suoi piatti diventano un’occasione per ripercorrere la sua vita professionale senza mai perdere di vista alcuni capisaldi: la cura degli ingredienti, la qualità, la leggerezza e la gioia di stare a tavola.

Il cibo, in sostanza, non mente: rivela il  cuore di chi lo ha scelto e preparato.

 

Francesca Sirignani

Foto ©  Hotel Villa Domizia

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