Attacco di Parigi, proseguono le indagini

Si pensa abbia agito da solo, ma i servizi antiterrorismo controllano l’entourage del principale sospettato

Proprio mentre nel tribunale speciale d’assise di Parigi è in corso il processo per gli attentati alla redazione di Charlie Hebdo del gennaio 2015, in rue Nicolas-Appert, nell’11° arrondissement della capitale francese, dove aveva sede il giornale satirico, venerdì 25 settembre un uomo armato ha attaccato due persone sul marciapiede, ferendole gravemente, prima di fuggire. È stato arrestato verso le 12.30 ai piedi della scalinata dell’Opéra Bastille. Ali Hassan si era inizialmente presentato alle autorità francesi come un diciottenne. Ma grazie a una fotografia con la data di nascita di un passaporto pakistano nel suo telefono,  la sua vera identità è stata riconosciuta e lui stesso ha dichiarato di avere 25 anni e di chiamarsi Zaheer Hassan Mahmoud.

Ha inoltre riconosciuto una dimensione politica del suo atto, volontario e premeditato. La Procura nazionale antiterrorismo (PNAT) ha aperto un’indagine per «tentato omicidio in relazione a un’impresa terroristica e associazione criminale terroristica». L’attentatore pensando che la sede del giornale satirico fosse ancora in quella via, voleva colpire i giornalisti di Charlie Hebdo, che in occasione dell’apertura del processo hanno ripubblicato, lo scorso 2 settembre, le medesime vignette satiriche del 2015 sul profeta Maometto. I due feriti, una donna e un uomo di 28 e 32 anni, sono dipendenti di Premières Lignes, una società di produzione che collabora con France 2 per il programma “Cash Investigation”, e di Bocode Studios, una società di post-produzione, i cui locali si trovano nello stesso edificio dell’ex redazione di Charlie Hebdo.

Gli inquirenti si sono interessati a un video dell’assalitore, diffuso sui social network il fine settimana precedente l’attacco, dove l’uomo che si presenta come “Zaheer Hassan Mehmood” rivendica la sua azione futura, senza fedeltà ad alcuna organizzazione, affermando di avere comeguidail mullah Ilyas Qadri, leader del Dawat-e-Islami, un gruppo religioso non politico e non violento di ispirazione sufi con sede in Pakistan. Si pensa abbia agito da solo, ma i servizi antiterrorismo controllano  l’entourage del principale sospettato.

Il ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, in un’intervista su France 2 ha dichiarato: «c’è un terrorismo molto strutturato», che i servizi «controllano molto da vicino», «e poi c’è questo tipo di terrorismo: il terrorismoa basso costo” è il tuo vicino di casa che saluti ogni giorno, che assomiglia a tutti gli altri e che agisce senza che ci sia un certo numero di elementi esterni che ti permettano di pensare che stia per agire».

 

Rossella Vezzosi

Foto © France 24, France 2

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