Alta tensione in Moldova: il Paese scivola verso la crisi istituzionale

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Si inasprisce lo scontro tra la presidente eletta, la filo-Ue Maia Sandu, e quello uscente Igor Dodon, vicino alla Russia

Non pare esserci pace per la Moldova, che a quasi trent’anni dalla sua indipendenza dall’Urss è ancora divisa tra una linea politica filo-occidentale e una in direzione Mosca. Una spaccatura presente nella società, che ora però rischia ora di ripercuotersi anche sulle istituzioni nazionali, dopo che a metà novembre l’economista ed ex premier pro-Ue Maia Sandu ha vinto le elezioni presidenziali battendo il capo dello Stato uscente Igor Dodon, molto vicino alla Russia. Ma se la prossima presidenza della Repubblica moldova avrà caratteristiche filo-occidentali, il Parlamento resta saldamente in mano al Partito Socialista, di cui Dodon è il leader.

Situazione sempre più esplosiva

Maia SanduGli eventi dell’ultima settimana fanno pensare che la convivenza istituzionale sarà tutt’altro che facile. Da una parte c’è, appunto, l’organo legislativo dove la maggioranza è in mano al partito di Dodon e ai Repubblicani dell’oligarca Ilan Shor, che con una mossa a sorpresa pochi giorni fa hanno approvato una proposta di legge che trasferisce il controllo dei servizi segreti dalla Presidenza al Parlamento. Dall’altra c’è appunto la neoeletta presidente, che ha accusato i socialisti di voler indebolire il ruolo presidenziale prima del suo insediamento. Secondo la Sandu, Dodon vuole «incendiare il Paese e isolarlo dal resto del mondo» pur di non lasciare il potere. E ha invitato il governo a dimettersi, «perchè questo è l’unico modo per poter arrivare a elezioni anticipate».

Manifestazione dei pro-Ue

Proprio per chiedere l’immediato scioglimento del Parlamento, ritenuto ormai in mano a politici corrotti, ieri la Sandu ha chiamato in piazza i suoi sostenitori. In 20mila hanno risposto all’appello e hanno invaso le strade della capitale Chishinau. 50mila secondo gli organizzatori della manifestazione, che accusano la polizia di aver impedito a molti di partecipare.

Giornate calde

Igor DodonI prossimi giorni si preannunciano ad alta tensione. Il 10 dicembre la Corte Costituzionale dovrà confermare la vittoria della Sandu del 15 novembre, viatico al passaggio effettivo di poteri previsto per il 24 dicembre. Ma i partecipanti alla manifestazione di Chishinau hanno chiesto che l’insediamento della nuova Amministrazione presidenziale avvenga in contemporanea con la deliberazione della Suprema Corte. «Dopo quanto accaduto la scorsa settimana, non possiamo aspettare il 24 dicembre». A farsi portavoce della richiesta è il parlamentare d’opposizione Alexandru Slusari, che ha messo in guardia la popolazione sul rischio che Dodon possa «saccheggiare il Paese» nelle restanti due che gli restano da presidente.

Chi è la nuova presidente

Maia Sandu, 48 anni, economista della Banca Mondiale, aveva già sfidato Igor Dodon nel 2016 ma allora era uscita sconfitta dal ballottaggio. È stata nominata premier nel giugno 2019 ma dopo soli cinque mesi aveva dovuto dimettersi a seguito di una mozione di sfiducia. La sua vittoria di poche settimane fa è stata frutto di una campagna elettorale all’insegna della lotta alla corruzione e di un avvicinamento all’Unione europea.

 

Alessandro Ronga
Foto © Kabinet Ministriv Ukrainiy, Kremlin.ru, Wikicommons

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