Nella giornata mondiale contro il cancro si ripensi a come la pandemia abbia finito per farci dimenticare i controlli preventivi
Ogni giorno i media ci informano, con una cadenza martellante e angosciante, su tutti gli aggiornamenti del Covid. Perfino oggi, nella giornata mondiale contro il cancro.
Un bollettino divenuto ormai un appuntamento fisso della nostra vita sempre con le stesse domande: quanti sono morti oggi? Quanti gli infettati e quanti i guariti?
Esiste solo il Covid
Così, ogni venerdì siamo attaccati alla radio, alla televisione e ai vari social, un po’ come facevano i partigiani durante l’ultima guerra che a un giorno e a una ora prefissata si sintonizzavano su Radio Londra per sapere le ultime novità del conflitto. Oggi, invece, siamo tutti in attesa del nuovo Dpcm per sapere se la nostra Regione avrà il colore giallo, arancione o rosso ad indicare, oltre al pericolo di contagio, se saremo liberi di uscire o meno dalle nostre città.
Insomma, il Covid ha cambiato le nostre abitudini e chissà per quanto tempo ancora.
Se ciò non fosse già drammatico per l’intera società dove ne risente anche il crollo dell’economia, abbiamo un altro problema sanitario forse ancora più grave.
Non ci si cura più
A causa della pandemia, molte persone non si curano più negli ospedali o nelle strutture sanitarie per paura del virus o per la mancanza di posti letto, aggravando maggiormente la cura di malattie gravi come tumori, problemi cardiologici, renali e quant’altro esiste nella medicina odierna.
Sfogliando documenti sanitari, scopriamo, ad esempio, che in occasione della settimana della United European Gastroenterology 2020, è stato riportato che solo per il tumore al colon i decessi sono aumentati dell’11%. A causa, tra le altre, dei ritardi nei programmi di screening per la prevenzione per far posto all’attuale pandemia.
Ogni anno di questo tumore, solo in Europa, abbiamo 170mila decessi e pensare, per rimanere ancora al tumore al colon, che un ritardo di soli 7 o 12 mesi incide dal 3% al 7% sulla mortalità, senza contare altri tumori, problemi cardiaci o semplici infezioni e quant’altro.
Che fine ha fatto la prevenzione?
Inutile dire che una sanità veramente efficiente dovrebbe tenere sotto controllo, anche in momenti di pandemia, le gravi patologie per non portare il numero di decessi a cifre veramente catastrofiche. Invece, continuano ad essere chiusi non solo i reparti, ma anche le sale operatorie. Perché manca il personale sanitario nel suo complesso o deve essere spostato ai nuovi centri Covid 19.
Solo nel 2020 sono stati rimandati a data da destinarsi oltre 700 mila interventi come non urgenti rispetto al virus. Come se un intervento su un aneurisma alla aorta oppure cambiare un pacemaker per non citare l’intervento per un melanoma possa essere considerato non necessario. Se poi questo dato lo riportiamo a livello mondiale sono oltre 30 milioni di interventi rimandati per Covid. Che, stando a ciò che riferisce l’Oms, incide come decessi a livello mondiale per lo 0,3%.
Si è tornati indietro di decenni
Sinceramente, pur davanti una epidemia non certo da prendere in maniera superficiale per le gravi conseguenze di chi viene colpito, qualcosa non va. I posti in ospedale mancano o sono occupati, non parliamo ovviamente di rianimazione, per mancanza di una selezione iniziale anche da persone che, come viene denunciato dallo stesso personale sanitario, molte volte vengono ricoverate solo per una febbriciattola con un po’ di tosse in attesa di controlli che potrebbero essere fatti tranquillamente a casa. Sempre se ci fosse una sanità degna di questo nome e intanto, specialmente gli anziani con gravi patologie che avrebbero bisogno di una degenza per controlli, non possono accedere per mancanza di posti letto.
Ma dove è finito il nostro sistema sanitario, fiore all’occhiello fino a poco tempo fa?
Un bene alla base del nostro sistema
Pensare che proprio la nostra Costituzione all’art. 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. (…) La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Forse, stiamo assistendo a un cambio epocale per la nostra civiltà, non solo italiana, ma occidentale in genere, ciò che era inviolabile come un sistema sanitario per tutti oggi non lo è più. E possiamo dire oggi, a causa del Covid, domani chissà per cos’altro, l’assistenza sanitaria universale sarà ben presto abolita. Insomma stiamo mettendo via una conquista del XX secolo che ha reso la vita, se non più facile, almeno accettabile.
Solo per chi potrà permetterselo
È amaro dirlo, ma dopo tanti proclami, siamo tornati che chi potrà permetterselo avrà le cure a pagamento e per gli altri sarà solo un calvario.
Se pensiamo che questo accade nella nostra povera Italia ci possiamo consolare, si fa per dire, che anche all’estero hanno questi problemi.
Negli Usa, dove sappiamo la sanità è solo privata in grande maggioranza, oltre 600 medici avevano inviato una lettera all’ex presidente Trump, nella quale avvertivano che decine di milioni di americani rischiano fin da oggi seri problemi di aggravamento della loro salute o addirittura di morte a causa di mancati controlli sanitari preventivi che vanno dall’alcolismo all’abuso di droga, dalle varie malattie dei senzatetto agli attacchi di cuore o ictus.
“Siamo allarmati” – dicono tra l’altro questi medici – “da quella che sembra essere la mancanza di considerazione per la salute futura dei nostri pazienti”. E proseguono con una grave accusa: “Gli effetti sulla salute a valle del deterioramento di un livello vengono enormemente sottostimati”. Come italiani possiamo solo sottoscrivere.
Marcello Toddi
Foto © Kokilaben Hospital, ICCP Portal, Teleperformance Italia, World Health Organization, Cipomo, Askideas












