Papa Francesco in Iraq apre alla fraternità nella terra di Abramo

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Papa Francesco in Iraq

“Gli ultimi meritano misericordia, ma i potenti saranno vagliati con rigore”

Il viaggio di Papa Francesco in Iraq, iniziato venerdì (5) e che si concluderà lunedì 8 marzo, è il 33° pellegrinaggio nella terra di Abramo. Un gesto di amore verso questa terra lacerata da anni di guerra, e un sostegno alla sparuta comunità cristiana che lo attende da sempre. Su una popolazione di oltre 38 milioni di abitanti di religione sciita, i cristiani erano, prima dell’arrivo dell’Isis, oltre un milione e mezzo. Ma si sono ridotti a meno di 300.000. Un viaggio che ha come logo una palma, il Tigri e l’Eufrate, una colomba e il motto “Siete tutti fratelli“. Il Santo Padre il primo giorno è giunto a Baghdad dove ha trovato una città praticamente deserta per via del lockdown.

Gli spostamenti avverranno in auto Bmw super blindata per tutta la durata del soggiorno. Decine saranno i carri armati che lo proteggeranno per tutto il periodo, elicotteri e droni militari sorvoleranno le zone interessate alla visita. In questi giorni soggiornerà, dopo ogni visita in varie cittadine, presso la nunziatura di Baghdad. Il nunzio apostolico non potrà però accompagnarlo perché risultato positivo al Covid, così come alcune suore che prestavano servizio. I locali naturalmente sono stati tutti sanificati, e il nunzio è stato allontanato dalla struttura per precauzione.

La Terra Santa di Abramo

È in questa terra, più grande dell’Italia di 138.000 kmq, che Dio a Ur dei Caldei, scelse Abramo per un progetto di salvezza dell’umanità. Infatti viene qui onorato dai cristiani, dagli ebrei e dai musulmani. Il suo nome ha l’appellativo anche di “amico di Dio che si ritrova nell’Antico ma anche nel Nuovo Testamento e nel Corano. È quindi ad Abramo, padre della fede in un solo Dio, che bisogna guardare per comprendere il profondo sentimento di questo viaggio di Papa Francesco nell’antica Mesopotamia.

Abramo padre dei popoli

La cronologia interna alla Bibbia colloca Abramo verso il 2.000 a.C. Il testo che parla di questo patriarca sembra essere opera di un redattore sacerdotale ai tempi dell’esilio babilonese. La Torah lo riporta nativo di Ur.

Sabato, 6 marzo, Papa Francesco da Baghdad si sposta in aereo a Najaf. Qui incontra il grande Ayatollah Al Sistani. Il 91enne è il leader indiscusso della comunità sciita irachena e custode della tomba del cugino e genero di Maometto. All’ingresso della residenza del Gran Ayatollah il Santo Padre accolto dal figlio Mohammed Rida, Il quale lo ha accompagnato nella sala dove ha avuto luogo il colloquio privato con Al Sistani. È poi ripartito, sempre in aereo, per Nassiriya per l’incontro interreligioso nella piana di Ur.

La Mesopotamia

Questa Regione si estende a sud delle montagne del Kurdistan tra il Tigri e l’Eufrate. Nel corso dei millenni è stato sempre un territorio conteso, prima dai Sumeri, poi da Assiri, Babilonesi, Ittiti, Persiani, Macedoni, Seleucidi, Parti, Romani, Bizantini e infine dagli Arabi. Lo storico Erodoto (V secolo a.C.) parla dell’egemonia babilonese e già tremila anni prima di Cristo la Mesopotamia era abitata da popolazioni civilizzate che usavano la scrittura. La biblica Ur fu sede nel passato di una dinastia sumerica che dominò la regione per secoli.

In questo luogo, ove Papa Francesco si è recato sabato mattina, fu eretta nel 2.100 a.C. la torre alta quanto un edificio di sei piani. I Sumeri affermarono che fu realizzata “per permettere la discesa di Dio in terra“. Il secondo millennio vide il prevalere dei babilonesi con il re Hammurabi, il quale giunse a dominare tutto l’Oriente antico. Intorno al 1.590 a.C. si ebbe l’invasione degli Ittiti quindi nel XIII secolo a.C. gli Assiri, che costruirono due importanti città, Assur e Ninive. In seguito occuparono il territorio i Persiani, i Macedoni, più tardi i Romani e infine gli Arabi.

L’incontro Interreligioso ad Ur

Papa FrancescoNella piana di Ur Papa Francesco ha ascoltato le testimonianze di un uomo di religione musulmana e di una donna di religione mandea. La Signora Rafah Husein Haber ha testimoniato le sofferenze subite dalla sua famiglia per le guerre che si sono avvicendate nella sua regione. Inoltre ha raccontato che: «A Bassorah c’era un uomo di religione mandea il cui nome era Najy che perse la vita per salvare la famiglia del suo vicino musulmano. Tutti gli iracheni di diverse religioni convivono in questa terra pacificamente. Tra noi ci sono familiarità e storie comuni. Insieme sopravviviamo attraverso le rovine della guerra sullo stesso suolo. Il nostro sangue si è mischiato, e insieme abbiamo provato l’amarezza dell’embargo e abbiamo la stessa identità».

Chi sono i mandei

I mandei sono i seguaci dell’unica comunità religiosa di origine gnostica, tuttora esistente e sono detti anche cristiani di San Giovanni il Battista. La loro lingua liturgica è il mandaico, varietà dell’aramaico la lingua del Cristo. Attualmente la loro consistenza oscilla tra i 60.000 e 70.000 devoti. Alcuni studiosi ritengono che i mandei derivino da una setta dei nazareni. Nel I secolo d.C. a seguito delle persecuzioni romane abbandonarono la Palestina, alcuni si trasferirono in Persia, altri si stabilirono nella città di Harran dove però si scontrarono con i primi cristiani, e dovettero lasciare la regione per rifugiarsi nella Babilonia meridionale.

Il discorso del Papa nell’incontro Interreligioso a Ur

«Questo luogo ci riporta alle origini e alle sorgenti dell’opera di Dio, alla nascita delle nostre religioni, dove visse Abramo, nostro padre, e ci sembra di tornare a casa (…) Guardando il cielo come lui fece millenni fa, vediamo le medesime stelle che illuminano le notti più scure insieme (…) da questo luogo sorgivo di fede, affermiamo che Dio è misericordioso e che l’offesa più blasfema è profanare il suo nome odiando il fratello. Estremismo e violenza non nascono da un animo religioso ma sono tradimenti della religione. Noi credenti non possiamo tacere quando il terrorismo abusa della religione».

«Vorrei  ricordare la comunità yazida che ha pianto la morte di molti uomini, che ha visto migliaia di donne, ragazze e bambini rapiti, venduti come schiavi e sottoposti a violenze fisiche e a conversioni forzate. Quando il terrorismo ha invaso il nord di questo Paese ha barbaramente distrutto il suo meraviglioso patrimonio religioso, chiese, monasteri luoghi di culto cristiani e musulmani (…) la via che il Cielo indica sul nostro cammino è un’altra. Èla via della pace».

Domenica densa di impegni

Rientrato in aereo a Baghdad, Papa Francesco è stato trasferito in auto nella Cattedrale Caldea di San Giuseppe dove ha presieduto la Santa Messa. Al termine della quale è sembrato visibilmente stanco. Ma domenica 7 marzo lo attende un altro tour de force in quanto sarà a Erbil. Qui incontrerà, in una struttura allestita in aeroporto, il presidente e il primo ministro della Regione autonoma del Kurdistan. Stesso luogo dove, il 15 febbraio, tre missili lanciati contro l’aeroporto hanno ucciso un civile e causato sei feriti.

Poi partenza per Mosul e da qui lo spostamento in elicottero a Qaraqosh per la visita attesissima dalla comunità cristiana nella Chiesa dellaImmacolata Concezione“. Poi nuovamente a Erbil ove nel pomeriggio presiederà la Messa nello stadio blindatoFranso Hariri“. Lunedì 8 marzo ripartenza per Roma.

 

 

Giancarlo Cocco

Foto © Vatican Media

Video © Eurocomunicazione

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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