Paul Magnette, sindaco di Charleroi, decanta l’amore belga-italiano

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Paul Magnette

Nel ricordo dell’Italia dei minatori, non vanno dimenticati gli italiani della generazione Erasmus, che continuano ad arricchire il Belgio fuori da stereotipi oleografici e luoghi comuni

Merita essere visto e ascoltato il videomessaggio in italiano (con sottotitoli in francese) che il sindaco di Charleroi, Paul Magnette, ha diffuso in occasione del 75° anniversario degli accordi italo belgi “uomini contro carbone”.

Merita essere visto e ascoltato sia dagli italiani che dai belgi: https://www.facebook.com/watch/?v=826178238015799

L’ho trovato un bell’omaggio all’Italia e agli italiani. Ma soprattutto a quelli legati alla Vallonia e al grande tributo di sudore e sangue dato, al Belgio e all’Italia, da tante famiglie italiane emigrate in Belgio per sfuggire alla fame.

Quella dei minatori italiani in Belgio è una pagina della storia nazionale dimenticata, se non ignorata, da molti italiani. Che merita invece essere ricordata e onorata.

L’Italia in Belgio non è più solo quella dei nonni in miniera

Il video-messaggio omette però, a mio avviso, ogni riferimento all’attuale nuova presenza italiana in Belgio. Soprattutto quella della cosiddetta generazione Erasmus.

Da quando Bruxelles è sede dell’Unione europea e della Nato, esiste in Belgio anche un nuovo tipo di comunità e immigrazione italiana. Che fa ormai parte della leadership europea. All’interno delle istituzioni internazionali e negli uffici di rappresentanza di grandi gruppi italiani e internazionali. Alcuni di livello mondiale. Oltre che in grossi studi legali e di consulenza.

Un’immigrazione al di fuori dell’immagine un po’ oleografica del secolo scorso. Fatta spesso anche di luoghi comuni e stereotipi. Con i limiti (sia positivi che negativi) di tutti gli stereotipi.

L’Ambasciatore d’Italia in Belgio, Francesco Genuardi, è nato a Bruxelles.

Figlio di un funzionario italiano alla Commissione europea, è un esempio della nuova comunità italiana cresciuta in Belgio. Complementare, e mai alternativa o sostitutiva, di quella descritta nel video messaggio. Una tessera diversa, più moderna e attuale, ma pur sempre parte di quel bel mosaico che è l’amore e l’amicizia italo-belga.

Paul MagnettePenso sia il caso di ricordarlo. Senza voler mai sminuire la gratitudine per le famiglie dei nostri minatori.

Luoghi comuni da correggere

Ma agli amici belgi va ricordato che oggi molti italiani arrivano in Belgio con i trolley. Spesso carichi di diplomi conseguiti nelle migliori università del Mondo. E continuano a offrire il loro contributo al Belgio, all’Europa e all’Italia. In modo diverso dai nonni che arrivarono con le valigie di cartone. Spesso molto più qualificato che nel secolo scorso. Ma non con meno amore e passione.

E l’Italia, nel frattempo, è molto cambiata rispetto all’immagine che molti amici belgi che non hanno avuto la fortuna di visitarla e conoscerla continuano ancora ad avere. L’Italia degli stereotipi. Spesso sciocchi e superficiali. Dove tutto è mafia, pizza o mandolino.

L’Italia è sicuramente Paese dalle molte contraddizioni e degli estremi.

Patria di feroci organizzazioni criminali. Certo. Ma anche di forze di polizia considerate tra le migliori del Mondo. E invidiate da Paesi come il Belgio. Che non possono permettersele.

È l’Italia di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma anche di leader mondiali come Mario Draghi.

È l’Italia di cervelli, troppo spesso in fuga, che continuano ad arricchire il Mondo della scienza, dell’economia, dell’arte e della cultura.

Un’Italia post-moderna (e post miniere) che oggi fa parte integrante della vita e del tessuto multietnico e internazionale del Belgio. E che pure merita essere ricordata e valorizzata.

Anche se, come ha osservato uno smaliziato amico belga, non porta voti al sindaco socialista di Charleroi. Il cui video messaggio resta comunque un messaggio di amore. Belga-italiano.

 

Alessandro Butticé

Foto © Eurocomunicazione, Facebook, Ambasciata d’Italia a Bruxelles

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Alessandro Butticé
Da sempre Patriota italiano ed europeo. Padre di quattro giovani e nonno di quattro giovanissimi europei. Continuo a battermi perché possano vivere nell’Europa unita dei padri fondatori. Giornalista dall'età giovanile, poi Ufficiale della Guardia di Finanza e dirigente della Commissione Europea, alternando periodicamente la comunicazione istituzionale all’attività operativa, mi trovo ora nel terzo tempo della mia vita. E voglio viverlo facendo tesoro del pensiero di Mário De Andrade in “Il tempo prezioso delle persone mature”. Soprattutto facendo, dicendo e scrivendo quello che mi piace e quando mi piace. In tutta indipendenza. Giornalismo, attività associative e volontariato sono le mie uniche attività. Almeno per il momento.

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