L’Emirato Islamico dell’Afghanistan è una realtà. E i video lo confermano

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Emirato Islamico dell'Afghanistan

La vera parità delle donne: il momento è adesso!

L’Emirato Islamico dell’Afghanistan ormai è una realtà. Sono ormai due giorni che guardiamo le immagini della fuga da Kabul in seguito alla conquista della città afghana da parte dei talebani. Immagini che destano dolore e rabbia mentre l’Occidente si ritira in gran fretta. Si cerca di portare in salvo quanto più possibile.

Uomini ammassati negli aerei statunitensi in volo cercando la salvezza in un mondo differente, ma dove sono le donne e i bambini? Cosa accade in realtà in quel territorio ai civili, alle donne e a quei bambini che non hanno avuto la possibilità di scappare e raggiungere una via di fuga sicura?

Fra i tanti video che stanno inviando alla redazione di Eurocomunicazione ce n’è uno a dir poco agghiacciante. Documenta la tragica uccisione a sangue freddo di una donna indifesa, con le mani legate dietro la schiena. Circondata da un gran numero di uomini armati con il capo e il volto coperti di nero.

Non si comprende il dialogo in arabo. Si percepisce soltanto un ordine rivolto alla donna: di inchinarsi davanti a quell’uomo che continuava a farle segno di inginocchiarsi avanti a lui.

Altri uomini sono fermi in circolo ad assistere. Qualcunaltro filma il video con il telefono. Tutti in severa osservazione. La donna prova a proferire alcune parole. L’uomo avanti a lei continua a farle cenno di inchinarsi. La donna cede e si inginocchia. Cerca ancora di farsi ascoltare.Emirato Islamico dell'Afghanistan L’uomo dal volto scoperto situato al suo fianco sinistro inizia a proclamare in arabo per alcuni minuti quel che dal tono somiglia ad una sentenza di morte. Tutti si accalcano e filmano. Nessuno interviene. Tutti in gran silenzio. Tutti complici. Non si comprende quale fosse la grave colpa di questa donna, ma per noi in Occidente nessun torto si paga così crudelmente e pubblicamente nella viaa sangue freddocon la propria vita. E quando ritengono che sia arrivato il momento, un altro uomo punta verticalmente la pistola sulla testa della donna inginocchiata e, senza batter ciglio, le spara.

Il suo corpo con le mani legate cade dal ciglio del marciapiede rimanendo senza vita sulla strada, tra le urla soddisfatte degli uomini armati presenti, che continuano a gridare e filmare.

Questo sarà il destino delle donne nell’Emirato Islamico dell’Afghanistan d’ora in poi. Non prendiamoci in giro!

Non si possono chiudere gli occhi davanti a questi video. La comunità internazionale – tutta – deve intervenire e inviare con urgenza mezzi di trasporto al fine di consentire anche alle donne e ai bambini di fuggire da un destino certo e crudele. Occorre azione immediata e tempestiva volta ad evacuare con assoluta urgenza tutta la popolazione civile e non, senza trascurare le donne e i bambini. Al pari degli uomini, le donne e i bambini afghani devono avere la loro occasione di salvezza per condurre una vita lontano dalla violenza e dalla sopraffazione, preservando le grandi conquiste culturali ottenute faticosamente in questi anni di contatto anche con il Mondo occidentale.

Questo popolo non va lasciato solo! Come si può credere che non ci sarà violenza e non verrà attuata una crudele politica di pulizia etnica.

Non c’è tempo per il bagno al mare o per pianificare vertici a distanza di settimane. Il momento è adesso.

Tutti dobbiamo esortare e sollecitare i Governi occidentali a inviare quanto prima il maggior numero possibile di aerei per consentire la salvezza delle persone che scelgono di vivere libere.

Auspico l’immediata mobilitazione della Croce Rossa e di tutte le Organizzazioni governative e non, che hanno la possibilità di intervenire con mezzi e risorse  – seppur con grandissime difficoltà, problematiche e rischi – collaborando attivamente senza sosta per apportare un aiuto concreto e non soltanto parole.

Auspico altresì che l’Italia – finora grande assente – possa apportare un concreto e tempestivo contributo in questa delicatissima operazione umanitaria.

 

Cristiana Rossi

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