“Patto di Roma” firmato all’unanimità dai ministri della Salute del G20

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I responsabili dei dicasteri hanno concordato sulla necessità di una più equa distribuzione dei vaccini, al fine di colmare il divario tra i Paesi più ricchi e più poveri, per contenere la pandemia

L’Italia che detiene attualmente la presidenza di turno del G20, ha ospitato la riunione che si è tenuta a Roma, come avevamo anticipato a maggio, il 5 e 6 settembre.
I ministri della Salute dei 20 Paesi più ricchi del Mondo hanno concordato di inviare assistenza finanziaria alle Nazioni più povere, insieme a più vaccini Covid-19 per raggiungere l’obiettivo del 40% di vaccinazione della popolazione mondiale entro la fine del 2021.

Il“Patto di Roma” è stato firmato all’unanimità dai ministri della Salute del G20.
Questo è un «grande risultato», ha dichiarato il ministro della Salute italiano Roberto Speranza, che ha ricordato come il G20 dell’anno scorso fosse finito senza una dichiarazione finale.

Impegno congiunto per un obiettivo comune

Speranza ha anche sottolineato l’impegno congiunto dei ministri della Salute per un rilancio globale dei servizi sanitari e per avere l’universalismo come bussola nell’era post-Covid. I membri del G20 si sono impegnati a stanziare risorsesignificativee a inviare i vaccini direttamente ai Paesi più fragili. Questo «sta già accadendo, ma abbiamo bisogno di rafforzare il sistema», ha spiegato il responsabile italiano. «Tra qualche settimana ci sarà una riunione dei ministri della Sanità e dell’Economia. Questo sarà un momento decisivo per individuare le risorse specifiche per finanziare tutti gli strumenti messi in campo», ha commentato.

Verso un’equa distribuzione?

I ministri hanno concordato sulla necessità di una più equa distribuzione dei vaccini, al fine di colmare il divario tra i Paesi più ricchi e più poveri, e contenere la pandemia. «C’è un impegno politico per distribuire i vaccini a tutto il Mondo», ha ribadito Speranza. «Il livello di disuguaglianza è troppo alto e non è sostenibile». Inoltre «Se lasciamo una parte del Pianeta senza vaccini, rischiamo nuove varianti che faranno male a tutti noi».

Sostenere la ripresa e la prevenzione

D’accordo anche per sostenere la ripresa in tutto il Mondo, e per continuare a prevenire, rilevare e rispondere meglio alle minacce e alle emergenze sanitarie globali.
L’obiettivo della riunione era quello di inviare “un forte messaggio di cooperazione, solidarietà e giustizia, nella ferma convinzione che nessuno dovrebbe essere lasciato indietro nella campagna di vaccinazione”.

I Paesi più ricchi sono criticati per le scorte di vaccini Covid-19, mentre le Nazioni più povere lottano per ottenere le forniture, rendendo sempre più difficile per loro vaccinare le loro popolazioni e controllare i tassi di infezione.
Il commissario europeo per la salute Stella Kyriakides, che ha partecipato alla conferenza del G20, ha affermato che «si deve lavorare per raggiungere l’obiettivo» di vaccinazione completa di almeno il 40% della popolazione globale entro la fine di quest’anno. Alcuni Stati membri dell’Ue, come la Bulgaria e la Romania, hanno avuto un lancio lento dei vaccini, e la produzione in Africa deve essere aumentata.

Investire nei sistemi sanitari nazionali

Mentre non sono stati presi impegni finanziari concreti, saranno rese disponibili maggiori risorse per la salute e le assegnazioni dovrebbero essere determinate prima del vertice dei leader del G20, che si terrà a Roma il 30 ottobre.
«I Paesi più forti (…) si sono impegnati a investire risorse significative e a inviare vaccini ai più fragili. Dovremmo rafforzare questo sistema bilateralmente e attraverso piattaforme internazionali a partire dal Covax», ha espresso il ministro Speranza.

Covax è la piattaforma internazionale di vaccini, sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, utilizzata per spedire i vaccini alle Nazioni più povere.
Il ministro della Salute italiano ha anche sottolineato la necessità che le Nazioni più povere siano aiutate a produrre vaccini in casa, in modo che possano diventare autonome. Ha aggiunto che è della massima importanza che gli investimenti siano fatti sui sistemi sanitari in modo che tutti possano avere accesso alle cure, indipendentemente dalla loro classe o razza.

Le Ong ritengono che gli impegni presi dai ministri del G20 siano troppo deboli

«Nella risposta alla pandemia, in termini di accesso globale ai vaccini, non sono stati fatti passi decisivi e concreti per definire strategie e strumenti a medio e lungo termine che, di fronte a future pandemie, permettano di cambiare il paradigma e porre fine alle vergognose disuguaglianze nell’accesso alle cure e ai vaccini», hanno dichiarato Sara Albiani, consigliere per le politiche sanitarie globali di Oxfam Italia, e Rossella Miccio, presidente di Emergency.

La moratoria sui brevetti

Vittorio Agnoletto, portavoce italiano della campagna europea Right to Care – Right2cure – No profit on pandemic, ha commentato invece che «la scelta del G20 di ignorare la proposta di moratoria sui brevetti dei vaccini è vergognosa e indecente».
Il “Patto di Roma” «condivide a parole l’obiettivo dell’Oms di vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro il 2021, ma poi propone gli stessi strumenti utilizzati finora: un altro schema di donazione, quando il progetto Covax è già fallito; e un invito alle aziende ad aumentare il trasferimento volontario di tecnologia», ha aggiunto Agnoletto.

L’approccio “One Health”

Oltre a discutere su come affrontare la diffusione dell’attuale pandemia, il ministro della Salute Speranza ha spiegato che il G20 lavorerà su quello che ha descritto come un approccioOne Health“, che aiuterebbe a fornire un approccio più olistico alle future epidemie e pandemie, tra cui “riconoscere che gli uomini, gli animali e l’ambiente sono interconnessi” e che una difesa efficace contro le emergenze sanitarie deve prendere in considerazione tutti gli aspetti dell’ambiente globale.

 

Rossella Vezzosi

Foto © Euroactiv, salute.gouv.it, Istitutomarionegri, Avvenire

 

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