L’Agenzia delle Entrate ha avviato una rivoluzione per rendere le nostre tasse più efficiente e più giuste
Come recita la nostra Costituzione, pagare le tasse è un dovere civico, oltre che un obbligo giuridico, ma evidente non tutti sono d’accordo.
Per cercare, almeno in parte, di contrastare l’evasione fiscale, l’Agenzia delle Entrate ha avviato una rivoluzione per rendere le nostre tasse più efficiente e più giuste (almeno si spera) nei confronti dei cittadini.
L’intelligenza artificiale
Sono, infatti, in arrivo per questo autunno, nuovi assunti altamente qualificato in informatica (si parla d almeno 4.000), affiancati dalla cosiddetta intelligenza artificiale che avrà un codice matematico in grado di elaborare in pochi istanti ben 3 miliardi di dati che affluiscono all’Agenzia.
Questi includono 42 milioni di dichiarazioni dei redditi, 750 milioni di informazioni su bilanci, contributi, utenze e assicurazioni, 400 milioni di rapporti finanziari attivi, 197 milioni di modelli F24 sui contributi, circa 2 miliardi di fatture elettroniche e 150 milioni di dati sugli immobili.
Tutto per limitare il rischio evasione, inoltre, l’algoritmo sarà in grado di controllare le azioni di quei contribuenti che sono a maggior rischio di evasione o elusione fiscale.
Qualche esempio?
Il sistema telematico permetterà di indicare anche operazioni indirette e nascoste tra le società, le famose matriosche, con il fine di evadere, ovviamente, le tasse, ma non solo.
Consentirà agli algoritmi, adoperati dall’Agenzia, nientemeno che di assimilare dalle operazioni già svolte così da migliorare la propria funzionalità, insomma una specie di apprendimento che sa di fantascienza.
Un software complicato
Per trovare chi non paga le tasse sarà, come accennato, un sofisticatissimo software: un algoritmo capace di duplicare e indicare, con codici predefiniti, i contribuenti che sfuggono ai controlli e svelarne gli obiettivi ultimi in modo quasi istantaneo.
Tra gli obiettivi del progetto che rientra nel Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (Pnrr) lavorerà con informazioni già presenti nelle banche dati e con la possibilità di incrociarle con le informazioni su quanto, ad esempio, è stato dichiarato dal contribuente, il suo fatturato o il suo stile di vita.
Storie di ordinaria follia
Addio agli ispettori sguinzagliati per accertamenti sull’azienda con tutto quel complesso controllo dei documenti fiscali. Un lavoro che richiede tempo, costi e l’impossibilità di controllare contemporaneamente tutti i contribuenti e quando gli agenti del fisco arrivano finalmente all’evasore questi ha provveduto o a nascondere i soldi o, come spesso capita, a scappare.
Il programma fornirà, inoltre, immagini grafiche elaborate dalle analisi dall’intelligenza artificiale ai funzionari dell’agenzia.
Questo inserimento della tecnologia in un settore così delicato non è proprio frutto dei nostri governanti, ma è l’Europa che ce lo chiede ormai da anni per poter effettuare su larga scala quei controlli che, altrimenti, rimarrebbero nell’oblio della burocrazia, senza poter riscuotere sia le tasse e sia le giuste sanzioni per il reato fiscale.
Regole e procedure
L’algoritmo, infatti, si concentra automaticamente sul monitoraggio di regole e procedure avviate da una determinata entità, in cui i singoli codici sono allineati l’uno contro l’altro per accertare se possono essere utilizzati collettivamente per creare un sofisticato escamotage fiscale.
Il progetto intende: «Prevenire e contrastare, in tempi sempre più rapidi, fenomeni evasivi ed elusivi, messi in essere mediante la realizzazione di strutture societarie e schemi transazionali, le frodi Iva, anche intracomunitarie, l’utilizzo indebito di crediti d’imposta e di altre agevolazioni» – ha spiegato il direttore dell’Agenzia Ernesto Maria Ruffini – «con la massima attenzione alla protezione dei dati e al rispetto del doveroso contraddittorio con il contribuente e al principio di collaborazione e buona fede».
Tutto bene, dunque? Non proprio, possono esserci pericoli non solo per la privacy, ma anche per l’attendibilità dei dati.
L’algoritmo padrone
Basta, infatti, inserire un numerino sbagliato all’algoritmo e il lavoro può sfuggire di mano, come già successo negli anni scorsi, per questo motivo il sistema informatico che si destreggia tra cartelle, notifiche e versamenti dei contribuenti sarà affiancato anche in questo caso sempre dal controllo umano per evitare che un guasto potrebbe colpire in maniera indiscriminata un numero molto alto di contribuenti anche se innocenti di reati fiscali.
Non siamo macchine
«Ricordiamo» – ha affermato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini in commissione Anagrafe Tributaria – «per capire in che campo ci stiamo muovendo, visto che abbiamo circa 800 norme tributarie, con altrettante 800 spiegazioni, circolari di attuazione, declinazioni e così via. Se si vuole un’Amministrazione semplice il Parlamento, ma sono decenni che se ne parla, elimini le 800 leggi e ne faccia poche e semplici”.
Sottolineando che la riforma fiscale è un’occasione anche per “far pulizia dell’eccessiva normazione”.
A tutela del cittadino, l’Agenzia delle entrate si impegna ad allegare, insieme ad eventuali contestazioni, anche le motivazioni che hanno portato a questa conclusione con tutto l’iter logico utilizzato.
Per rendere ancora più trasparente ed efficiente queste innovazioni, come tutti i sistemi integrati informatici, ribadito recentemente dal Consiglio di Stato, l’algoritmo utilizzato deve risultare conoscibile e reso in modo che possa risultare comprensibile oltre che al comune cittadino anche per il giudice per un eventuale processo senza interpretazioni gratuite.
Ora non ci resta che aspettare la prossima dichiarazione dei redditi e vedere come è andata. Il tempo rimane sempre il miglior giudice.
Antonello Cannarozzo
Foto © Criteo, Europarl, Coe













