Il nostro primo calcolatore elettronico nasceva il 13 novembre del 1961, pietra miliare nell’informatica, con l’acronimo Cep
Il 13 novembre del 1961, esattamente 60 anni fa, nasceva il primo computer italiano, pietra miliare nell’informatica.
Quel giorno, il computer, o meglio il Calcolatrice elettronica pisana, con l’acronimo Cep, veniva inaugurato in gran pompa alla presenza del presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.
L’Italia quel giorno entrava, senza saperlo, ufficialmente nel suo vero primo boom economico e, grazie a questo tipo di ricerche, aveva un posto importante tra le Nazioni più progredite del Mondo.
Computer enorme anche nelle dimensioni
Non dobbiamo certo pensare al computer da tavolo, per quello dovranno passare almeno vent’anni, il nostro Cep occupava una intera stanza di 90 mq con le sue tremila valvole e duemila transistor, con una capacità di calcolo enorme per i tempi: era in grado di lavorare e risolvere in pochi minuti almeno 100 equazioni e altrettante incognite e il suo linguaggio, assai complesso, si basava sul cosiddetto Traduttore di formule o Fortran sviluppato nel 1954.
Il Calcolatore elettronica pisana si distingueva per quei tempi per la versatilità e per numerose soluzioni tecniche, oltre che per la validità del progetto.
Utilizzo in molti campi
La macchina lavorò incessantemente per molti anni, permettendo l’esecuzione di calcoli complessi rilevanti per le ricerche nei settori come la fisica, la chimica, la biologia e sia lo sviluppo di nuove tecniche e nuove tecnologie per la futura informatica.
L’unico problema era il suo ingombro assai notevole e per farlo lavorare occorrevano almeno una ventina, tra ingegneri e tecnici, con un impiego che era limitato ancora a poche ore. Ma eravamo ancora ai primi vagiti di quella che sarebbe stata la rivoluzione industriale del secolo e non solo.
Ciò che colpisce di questo primo computer è non solo l’impegno di validi ingegneri, ma anche la visione di un futuro ancora tutto da inventare, ma era nella mente di politici e imprenditori illuminati che seppero costruire il nostro domani.
Costi nemmeno così alti
Oggi, certo, può sembrare fantascienza, allora le cose si facevano così. E per questo primo impegno furono spesi 150 milioni. Con il cambio di oggi appena 2 milioni per aprire l’industria italiana al Mondo.
Ma la storia di questo calcolatore ci porta ancora indietro, agli inizi degli anni cinquanta, grazie all’interessamento di Enrico Fermi reduce dai successi dell’energia nucleare negli Usa, il quale credette subito in questo progetto, allora appena abbozzato, tanto da spronare il rettore dell’Università di Pisa ad intraprendere questa avventura informatica insieme ad un vero genio della nostra cultura industriale, Adriano Olivetti (foto a destra), che poco tempo dopo avrebbe inaugurato un laboratorio di ricerche avanzate nel campo dell’elettronica, ancora il termine informatica non esisteva, nei pressi di Pisa.
Olivetti e Tchou
Dal punto di vista ingegneristico l’artefice del successo lo si deve a Mario Tchou, anche per i calcolatori Elea, sempre dell’Olivetti, morto tragicamente in un incidente stradale pochi giorni prima dell’inaugurazione della sua “macchina”.
La tragedia, nonostante il vuoto lasciato, non si arrestò e dopo il calcolatore pisano, Olivetti, grazie ai suoi tecnici, farà nascerà l’Elea 9003, il primo vero calcolatore del mondo completamente transistorizzato; tutte le valvole termoioniche, caratteristiche dei calcolatori elettronici della prima generazione, sono sostituite con transistori, realizzando grandi economie di costi, ingombri e assorbimenti di energia. Ma questa per ora è un’altra grande storia italiana.
Antonello Cannarozzo
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