Quayola rilegge l’arte classica grazie al digitale

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Quayola

La prima monografica dell’artista di origini romane ospitata nella Capitale ripercorre l’intera sua esperienza estetica

Sembra voler trovare a tutti i costi un terreno nel quale radicarsi l’arte di Quayola, artista nato a Roma ma londinese di adozione, quasi che il fenomeno estetico avesse a che fare con la memoria intesa come luogo nel quale riconoscersi. L’estetica contemporanea rilegge il passato come argine al disfacimento del presente. La tecnologia eclissa qualsiasi meccanicismo per farsi emozione.

La prima mostra personale di Quayola nella Capitale

QuayolaA questo interessante artista, classe 1982, la Fondazione Terzo Pilastro, in collaborazione con Arthemisia, dedica la prima monografica quasi integrale, allestita nelle sale di Palazzo Cipolla e significativamente intitolata recoding. Mediante le più avanzate tecnologie computazionali, Quayola elabora un codice nuovo, svelando tutte le potenzialità estetiche dell’era digitale. Il presidente della Fondazione Prof. Emmanuele F.M. Emanuele, il quale ha fortemente voluto questa mostra, evidenzia come il dialogo con i Maestri dell’arte classica sia foriero di nuovo traguardi. Quayola rilegge il passato, si inserisce nella tradizione e la modifica creando un’estetica del tutto originale.

Tre aree tematiche

La mostra propone tre aree tematiche: l’iconografia classica, le sculture non finite e la pittura di paesaggio. Quayola nasce a Roma, e l’impronta dell’enorme stratificazione artistica presente nella Città Eterna è alla base del suo pensiero. Il rapporto con il passato diviene, inevitabilmente, fulcro della sua ricerca.

Il percorso espositivo

Spettacolare la prima sala, con la proiezione della volta della Chiesa del Gesù in continua rotazione, scomposta in esili triangoli cromatici. Un sottile crepitio, come di ghiaccio incrinato sotto i nostri piedi, completa l’effetto. La luminosa teatralità del capolavoro di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, viene esaltata dalla rielaborazione digitale. A fare da contrappunto le forme razionalmente frammentate del Laocoonte. Dettagli della celebre scultura, il cui influsso sull’arte occidentale è stato enorme dal momento in cui venne dissepolto dalle sabbie del tempo, sembrano emergere come fossero appena venuti alla luce, stimolando una riflessione sui cardini del nostro sapere e della nostra cultura.

Rileggere i classici

Immagini paradigmatiche del Rinascimento e del Barocco, da Raffaello a Rubens, vengono scomposte in grumi coloristici e geometrici, nei quali le forme originarie si presentano in maniera effimera per sparire sommerse dal magma digitale. A tratti sembrano passare attraverso una fase cubista o futurista, additare il concetto di simultaneità che è alla base, ad esempio, del Nudo che scende le scale di Duchamp. Qui però il dinamismo è reale, emotivamente coinvolgente proprio perché il processo si svolge di fronte agli occhi dello spettatore. Il mutamento senza fine diviene simbolo dell’infinito.

Arte senza narrazione

Sottratte alla loro rappresentatività, le opere d’arte divengono puri oggetti di contemplazione estetica, depurati dal messaggio originale. Sia le scene religiose quanto quelle mitiche attraversano un processo per così dire di spoliazione. Il distacco dalla consueta narrativa le immerge nella contemporaneità. L’arte figurativa entra in un dinamismo astratto. Il fruitore non potrà far altro che perdersi nei cromatici caleidoscopi elaborati dall’intelligenza artificiale. Da questo punto di vista, Quayola appare distante dalla poetica di Bill Viola, forse il più noto rappresentante della video arte, il cui dialogo con l’iconografia cristiana adombra un percorso spirituale certamente diverso.

La pittura di paesaggio

Le Ninfee di Claude Monet si sciolgono e ricompongono in un delirio liquido. La precarietà delle loro forme, allusiva dell’insondabile profondità del tempo, ipnotizza lo spettatore. Nella medesima maniera osserviamo immagini reali di alberi improvvisamente rielaborate da una tavolozza digitale. Il loro ondeggiare al vento assume un carattere visionario che cattura. Allusiva della tecnica puntinista è poi l’opera che compone sotto i nostri occhi una natura morta, aggiungendo immaginari colpi di pennello fino ad elaborare l’immagine finale. Il mondo naturale e quello digitale si incontrano nel perenne mutare delle forme.

La poetica del non finito

Le forme imprigionate nella materia emergono grazie all’intelligenza artificiale, distante dalla volontà dell’artista. Il non finito, fulcro ad esempio della tarda poetica di un Michelangelo, assume in tale maniera un diverso significato. Il robot permette una riflessione sul reale e sull’artificiale che non sarebbe possibile di fronte ad un atto creativo ben determinato. Le infinite variabili elaborate dal robot e dagli algoritmi che lo guidano aprono orizzonti sconosciuti.

Lo spettatore non può far altro che stupirsi di fronte a questa meravigliosa wunderkammer della contemporaneità, al cospetto di un’arte in grado di conciliare il glorioso passato con il futuro più visionario.

 

 

Riccardo Cenci

Video © Eurocomunicazione

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Quayola re-coding

Roma – Palazzo Cipolla

fino al 30 gennaio 2022

Orari

dal martedì alla domenica 10.00 – 20.00

Biglietti

Intero € 6,00 – ridotto € 3,00

Catalogo Skira

464 pg. € 48,00

www.arthemisia.it

www.fondazioneterzopilastrointernazionale.it

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