L’Associazione Occhio dell’Arte APS l’ha eletta a dicembre scorso “Donna dell’Anno” 2021 nella categoria “Editoria”
Una bella donna di 45 anni, che ne dimostra però almeno dieci in meno. Il primo pensiero che sovviene quando incontri dal vivo Silvia Santori, nota giornalista e direttrice di giornali, è probabilmente questo. Una volta che inizi a conversare con lei, la prima sensazione che ne consegue, invece, è quella di conoscerla da sempre. Dopo pochi minuti di scambio, ti ritrovi ad apprezzare la sua simpatia e a prendere anche atto della sua preparazione culturale. Gli studi fatti, i viaggi per il Mondo, le tante esperienze che l’hanno formata come donna: capisci che dietro una professionista di successo come lei, esiste un intero mondo, che merita di essere ricordato. Ci proviamo. L’Associazione Occhio dell’Arte APS l’ha eletta a dicembre scorso “Donna dell’Anno“ 2021 nella kermesse “Storie di Donne” dedicata al mondo femminile. Quest’anno, la nota manifestazione spengerà le otto candeline. La categoria in cui ha primeggiato Silvia Santori è stata quella dell’Editoria.
In che modo vogliamo iniziare a parlare di Silvia?
«Questa è una bella domanda. Direi di cominciare da quando ero piccola. Sono “romana de Roma“, anche se ho nel Dna (e me ne vanto) un po’ di Sicilia, perché mia nonna – che adorava cucinare e di cui porto con orgoglio questo anello qui (me lo indica), era siciliana. Ho avuto sempre un bellissimo rapporto con me stessa. Sono sempre stata la mia compagna di giochi. Una bambina molto solare: cantavo, mi guardavo allo specchio e recitavo. I miei genitori o gli amici dei miei genitori, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo sempre: “Voglio fare l’attrice!”»
«Poi, l’attrice in realtà non l’ho fatta. Ma in qualità di giornalista con le attrici ci ho avuto sempre a che fare. Mi piacciono anche le interviste, tanto. Andare all’anima delle notizie. All’anima delle persone. Mi sono occupata all’inizio di televisione, parlando di tv. E poi mi sono occupata di gossip, di spettacolo soprattutto. Odio mettere a disagio le persone, e non ho quel pelo sullo stomaco che servirebbe: il gossip può essere molto cattivo. Ho sempre preferito entrare in punta di piedi nell’intimità della gente, piuttosto che metterla in difficoltà rivelando brutalmente vizi e fragilità».
Ami la persona dietro il personaggio, intendi?
«Esattamente. La cosa che mi piace di più e che cerco sempre di scoprire, è proprio questa: la persona che si nasconde dietro il personaggio. Sono sempre stata curiosa, ma in modo puro».
Il tuo amore per il giornalismo quando nasce?
«Ce l’ho da sempre. Anche da piccola curavo il giornalino della scuola. Ho sempre scritto. Facevo i temi in 5 minuti, con molta facilità. Quando ero piccola, li dettavo pure al telefono per aiutare i fratelli maggiori delle mie compagne di classe, i quali mi chiedevano di fare temi al loro posto. L’incontro vero e proprio con il giornalismo è arrivato al mio ritorno dall’Inghilterra. Sono laureata in Scienze Politiche, e ho fatto uno stage all’Ambasciata d’Italia a Londra, dove ho capito che la diplomazia non era la mia strada. Ho però imparato l’inglese, anche grazie a un Erasmus fatto in Germania. All’inizio non parlavo il tedesco, e per sopravvivere parlavo inglese».
Parli anche il tedesco! Una sorpresa, questa!
«Una volta lo parlavo davvero bene. Oggi me la cavo meno, ma so farmi capire. Continuo: al mio ritorno dall’Inghilterra sono andata a prendere un aperitivo insieme a un amico di una mia amica, che lavorava in un giornale “free press”. La carriera diplomatica non la volevo fare, e quando mi ha detto casualmente, lui che era giornalista: “Perché domani non vieni in redazione?“, io non ho rifiutato».
Il tuo primo articolo te lo ricordi?
«Certo! Era sulla difficoltà dell’iscrizione all’asilo nido pubblico del Comune di Roma. Fu questo il focus del mio primo articolo. Parliamo di vent’anni fa. Capii da subito, però, che il giornalismo era la mia strada. Grazie a questo meraviglioso lavoro, ho potuto soddisfare la mia sete di sapere, la mia curiosità, cambiando pelle tutti i giorni (che è la cosa più bella per una donna del segno dei Gemelli come me, che non vuole annoiarsi). Quello che mi è sempre piaciuto di più nel mio mestiere è tirare fuori la verità dalle persone. E sono vent’anni che lo faccio».
È vero che la tua redazione è composta da sole donne? Come mai? Non ti fidi degli uomini?
«Sì, ho una redazione composta di sole donne, e ho un rapporto meraviglioso con loro. Credo che siano degli esseri straordinari. Non è comunque stata una scelta razionale, ma di pancia e di cuore, sulle qualità delle persone incontrate e adatte per la mia redazione».
«Prendiamo l’aspetto grafico di un giornale: è importante il senso estetico. Ho lavorato anche con i grafici uomini, ma trovo che le donne abbiano quel senso estetico affine al mio, che mi soddisfa di più nel risultato finale. Hanno una attenzione al particolare e al dettaglio che un uomo magari non ha, o comunque un uomo si focalizza su altre cose rispetto a quelle che desidero io. Le “mie” giornaliste le adoro tutte: mi trovo molto bene con loro, perché riescono ad arrivare al cuore delle notizie, e mi piace il tipo di sguardo che hanno sulla realtà. Vado anche d’accordo con i gay, perché hanno una sensibilità spiccata che si sposa con la mia».
La biografia ufficiale informa che sei Direttrice di Mio, testata per la quale hai ricevuto il Premio Storie di Donne ed. 2021, ma anche della rivista ufficiale di Acqua&Sapone, (Eva Salute). Hai diretto il femminile Bella, poi la rivista ufficiale di Pomeriggio 5, Scoop, Tv Show. Sei stata capo redattore di Vip, Eva tremila mese, la rivista ufficiale di Grande Fratello e Gossip. Scrivi di food e di salute per Eva tremila cucina e per Ok salute e Benessere. Tutto corretto?
«Assolutamente tutto corretto. Non solo gossip. Per quanto riguarda il food, ho sempre avuto una golosità che mi ha evitato di fare qualsiasi tipo di dieta. È la gastrite che ha pensato a tenermi magra, non la dieta! (sorride). Amo tantissimo mangiare, e penso che il cibo sia uno strumento attraverso il quale comprendere la cultura di un luogo, e anche un mezzo per condividerla con chi viene da fuori. È una espressione di amore, se cucini per qualcuno. Pensaci. È un po’ il trionfo dei sensi. Adoro assaggiare e trasmettere quello che il cibo mi dà. Non cucino bene, ma mangio tanto. Però, se mi impegno, riesco a stare degnamente ai fornelli».
«Sui viaggi, che dire? Sono la mia più grande passione. Io ho studiato all’estero. Per l’esattezza, Scienze Politiche all’Università di Regensburg, in Baviera. Ho fatto l’Erasmus, ti ho già detto che so il tedesco. Soprattutto una volta lo parlavo bene, perché avevo un fidanzato francese conosciuto lì, che non parlava una parola di inglese, e con il quale ero costretta a parlare in tedesco. Del resto, alternative non ce n’erano: il francese non lo parlavo io».
«Studiando in Germania, e avendo a che fare con gli stranieri provenienti da tutto il Mondo, mi sono resa conto di quanto sia bello conoscere le culture “altre” da noi. Ho un’anima zingara. Su MIO curo personalmente la parte relativa ai viaggi».
«Arriviamo infine all’argomento della salute. Me ne occupo perché credo che, come dicevano le nonne – e le nonne avevano sempre ragione – quando non c’è la salute, non c’è nient’altro. È fondamentale volere bene a se stessi, e l’amore per se stessi passa soprattutto per la cura della propria salute».
Il tuo amore per gli animali
«È immenso. Sono cresciuta con gli animali, perché ho avuto il primo cane a nove anni, e non era un cane buono. Uno yorkrshire terribile. Mi ha aiutato tantissimo, sai? Ero una bambina piena di talenti, ma molto timida. Figlia unica, anche se vivevo comunque in un condominio pieno di bambini della mia età. Avere questo cane mi ha aiutato a diventare estroversa».
Come si chiamava?
«Popi. In realtà, chi mi aveva dato questo cane gli aveva dato il nome Sting, come il cantante. Dopo Popi è arrivata Cleopatra, il mio secondo cane. Era di razza dalmata. E questa storia la devo raccontare perché è una parte importante della donna che sono diventata oggi. Cleopatra me la regalò il mio fidanzato di allora, per i miei 18 anni. Immaginati questa scena: una dalmatina che arriva a casa mia con un fiocco rosso il giorno dei miei diciotto anni. Stupenda, bellissima, con il manto con le macchie al punto giusto. Insomma, un regalo stupendo. Questo fidanzato l’ho avuto per cinque anni, e dopo la fine della storia era diventato il mio migliore amico. Nel 2019 lui muore di infarto. Quella morte mi ha trasformata come essere umano. A dirtela tutta, ancora mi sto trasformando rispetto a quell’evento, perché è stato così traumatico. Non riesco a capacitarmene. Ci eravamo sentiti fino a poco prima. È stato un dolore improvviso e devastante».
Cosa è successo dopo?
«Dopo Cleopatra ho avuto un nuovo cane, Luisa, in condivisione con un uomo con cui ho convissuto per cinque anni. Era un pinscher, ed era il cane di lui. Quando ci siamo lasciati, perché anche questa storia è finita, la cosa peggiore è stata che lui ha portato via anche Luisa. Guarda, lancio un messaggio pubblico. Se dovesse leggere questa intervista: Claudio grazie! Ti ringrazio di essertene andato perché mi hai fatto un gran favore, però Luisa, cavolo, la potevi lasciare! (una risata di entrambe risuona nell’aria)».
E dopo Cleopatra?
«Nella mia vita è arrivata Penelope, la mia prima gatta. Purtroppo, Penelope mi ha lasciata recentemente per vecchiaia e malattia. Io e lei avevamo un legame fortissimo: era la mia famiglia. Quando l’ho persa, era veramente un momento difficile della mia vita. Da 5 anni vivevo con Claudio. La mia esistenza in quel momento, con la rottura sentimentale, si era frantumata di nuovo. È rimasta Penelope a ricostruire la mia quotidianità. Mi ha insegnato una cosa completamente differente dai cani avuti in precedenza: il senso della libertà. L’animale gatto ti insegna ad essere indipendente».
Il tuo incontro professionale più significativo?
«Sono grata a tutte le persone che ho incontrato sulla mia strada e che hanno creduto in me: tutti loro mi hanno dato la possibilità di trasformare un’urgenza, quella di scrivere e comunicare la mia lettura della realtà, in un lavoro. Io la mattina mi sveglio felice, perché ho la quotidiana possibilità di dare combustibile alla mia passione. È un sogno realizzato: sono una donna grata. Soprattutto, lo sono a chi mi ha scelta per diventare direttrice delle riviste che dirigo attualmente. È stato un grande attestato di stima e di fiducia: non solo mi è stata data la chance di dimostrare cosa sapessi fare, ma anche quella di farmi conoscere e di crescere. Come persona e come professionista. E io questo non lo dimenticherò mai».
Quanti lavorano alla realizzazione del giornale Mio?
«Siamo io, la segretaria, due grafiche, la correttrice di bozze. Poi, ci sono tutti i collaboratori esterni. Personalmente, del mio giornale mi leggo tutto. Anche l’oroscopo e le didascalie. Qualunque cosa vi si trovi all’interno, perché ne sono direttrice responsabile. Ha uno stile, vario e con argomenti che spaziano in più campi di interesse, pur avendo un focus sullo spettacolo. Da grande volevo scrivere e lo sto facendo. Questo lavoro è il mio sogno realizzato, e lo curo con tanto amore».
Come definiresti, da direttrice specializzata, il mondo dello spettacolo?
«Un mondo dove niente è come sembra, e quindi devi sapere anche “come” raccontarlo e, soprattutto, scegliere “chi” raccontare».
L’ultima domanda: cosa si ripromette, Silvia Santori per questo 2022?
«Di togliermi la corazza. Per quanto io sia rimasta un’idealista, le fregature ci sono state. Non ti dico che il mio realismo sia stato “sporcato“, ma proprio per evitare che venisse compromesso l’ho racchiuso in una corazza, che ha comunque messo un filtro tra me e il resto del Mondo, di cui io mi rendo perfettamente conto. Questo filtro non è impossibile da superare, però ci vuole la voglia di farlo. Intendo: per fare in modo che il filtro venga abbattuto, ci vuole lo sforzo anche da parte mia, non soltanto da parte di chi questo involucro lo vuole rompere. Finora la corazza mi è servita per fortificarmi. Oggi, mi sento fortificata abbastanza da poterla togliere».
Lisa Bernardini
Foto © Lisa Bernardini













