Un omaggio al grande intellettuale a 100 anni dalla nascita
Per lo scrittore Alberto Moravia, «Pasolini è stato un intellettuale con le sue contraddizioni, ma che ha costituito una figura centrale della nostra cultura. Un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista insuperabile». Questi elogi sono una testimonianza reale e sincera di un amico di Pasolini, lo scrittore Alberto Moravia che insieme a Dacia Maraini, sono stati i compagni di tanti viaggi in Africa e Oriente, alla ricerca dell’ispirazione cinematografica e poetica del cineasta friulano. Non per caso ho abbinato il cinema alla poesia, che fu la più importante teoria sul cinema dopo l’age d’or di Chiarini e la fenomenologia e di Aristarco con il suo rigido concetto di storia. La poesia nel cinema, che il giovanissimo poeta cineasta Pasolini presentò in punta di piedi nelle prime edizioni della mostra del nuovo cinema di Pesaro negli anni sessanta.
Un incontro casuale
E in quel lontano periodo, ma incancellabile dalla mia memoria, conobbi Pasolini. Un incontro casuale, ma che mi lascio un’impronta spirituale, una carica morale. Io, giovane studente, entravo titubante ma pieno di curiosità al Teatro sperimentale di Pesaro, allora una fucina di idee rivoluzionarie sul nuovo cinema dell’America latina e della Teologia della liberazione. Erano gli anni del ’68, delle contestazioni studentesche. Erano gli anni degli assalti della polizia. Ma quel giorno in un teatro gremito di registi, attori e teorici, con una netta prevalenza dei semiologi da Metz a Eco, prese la parola Pasolini, con un tono di voce delicato e gentile, che pero nascondeva una rivoluzione nell’estetica della Settima arte.
Mi ricordo lo stupore del fondatore della mostra del cinema di Pesaro Lino Miccichè e di Bruno Torri, di fronte a quella riflessione. E poi pagine e pagine di critica in molte riviste internazionali. Pasolini aveva lasciato una impronta indelebile, che avrebbe trovato nei suoi primi film da “Accattone” a “Mamma Roma” e poi nei suoi due film religiosi “La ricotta” e “Il Vangelo secondo Matteo”, una testimonianza estetico-visiva. A questo punto, di fronte a tante celebrazioni per ricordare Pasolini a 100 anni dalla nascita, mi pongo una riflessione.
È attuale il pensiero di Pasolini?
Oggi, lui che ha condannato la borghesia e la televisione, lo vedreste in una televisione a colori o a dialogare fra opinioni salottiere e gossip? Io penso proprio di no. La sua tragica morte del 2 novembre 1975, ha segnato il fine del suo modo di vivere la società e la cultura. I suoi amati giovani dal romanzo “Ragazzi di vita” del 1955, divennero le sue vittime di un mondo e di una società flagellata dagli stereotipi imperanti, dello scandalo e delle contraddizioni in una società in cui si devono distinguere la morale dai moralisti. Un percorso sempre più in salita per Pasolini fino a lasciare il testamento spirituale incompiuto “Petrolio”. I misteri della vita confusi con i segreti di Stato.
Paolo Montanari
Foto © Comune di Bologna, Wikipedia













