L’attualità di Cesare Pavese

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Pavese

Scoprire una maniera più profonda di vivere i propri sentimenti, cercando insieme a lui delle possibilità per risolvere un problema comune

In una realtà contemporanea percorsa da interessi concreti e immediati è una sorpresa sapere che Cesare Pavese (1908-1950) sia uno degli autori più ristampati e tradotti. È stato un autore schivo di esteriorità e tormentato fino al suicidio, perennemente indeciso tra partecipazione ed evasione, accettazione e rifiuto.

Alla scoperta di se stessi

Pavese visse questo stato d’animo in maniera isolata. Soffrì e divenne vittima. Pertanto conoscere e leggerlo oggi, significa ritrovare se stessi. Scoprire una maniera più profonda di vivere i propri sentimenti, cercando insieme a lui delle possibilità per risolvere un problema comune, tra assenso e dissenso, tra realtà e idea, impegno e abbandono. In un autore come Pavese dove vi è la crisi c’è una umanità che ne identifica la propria. Nei suoi sogni di mondi lontani, essa vede i propri vagheggiamenti di ambienti diversi da quelli creati dalla scienza nel suo lirismo pieno di intimità.

Berto e Pavese

“Un classico”, scriveva Italo Calvino, “è un libro che non ha smesso di dirci cosa che aveva da dirci. Ecco perché le opere di Cesare Pavese continuano a far sentire la loro voce. Ed è una voce riconoscibile e familiare: il ritmo dello stile, quella cadenza da poesia in forma di prosa, una specie di musica”.

Ma anche i temi di Pavese: il mito, gli amori difficili se non impossibili, la solitudine, la malinconia, il richiamo del sangue e della terra. E l’epilogo con il suicidio. Ma ciò che conta è che le parole hanno una immutata potenza. E viene spontaneo creare una comparazione fra i volti e gli occhi dei personaggi di Pavese con quelli di Berto, dove sono in entrambi centrali le figure femminili. L’intreccio tra il raccontare e il narrare la vita in Berto e in Pavese è un attraversare le lingue come un quotidiano confronto con il dato esistenziale e la chiave di lettura è essenzialmente antropologica. Vi è in Berto e Pavese, la figura dantesca di Beatrice, come modello femmineo di sintesi di tutti i loro personaggi. Ma anche la Fiammetta del Boccaccio e la Cencia de “Il Carcere” che si propone come personaggio contrapposto a Elena.

Nell’opere di Berto e Pavese vi è un elemento comune: la grecità vissuta in profondità. Ma anche la Calabria è la Regione che li accomuna. Pavese proveniente dalle Langhe, ha riscoperto la classicità mediterranea dando significato al mito. Berto, lo scrittore della Laguna, nel mare calabro di Capo Vaticano, ha recuperato gli archetipi e i simboli che giungono con le onde e continuano a vivere tra gli scogli che permettono di osservare la terra di Pirandello.

Letteratura e politica

Pavese ha studiato e tradotto numerosi autori americani e inglesi, che erano illustri sconosciuti nel mondo letterario italiano ed europeo. Pavese scrisse sull’Unità del 20 maggio 1945 un articolo dal titolo “Ritorno all’uomo”. “Un amore alle parole nuove. Nei nostri spazi per comprendere e per vivere ci sorressero voci straniere”.

Anche il confronto e scontro con il comunismo, di cui fu militante, evidenzia come uno scrittore, operaio della fantasia, quale si definisce Pavese, deve avere uno scossone verso la realtà, per non essere succube del mondo dei libri. Ma, aggiunge, bisogna accettare il destino e l’influsso degli eventi. Tutta l’opera di Pavese risente di passaggi, trasformazioni, ritorni al passato e spesso alla nullità del presente.

 

Paolo Montanari

Foto © Scuolissima, Wikipedia

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