Pasquali: «Un’ex iscritta deposita il simbolo con falsa dichiarazione per la delega». La Pantaleo: «Sono iscritta ed è tutto perfettamente in regola». Partito spaccato, si preannuncia una rovente battaglia legale
Quello che sta accadendo nel Partito Liberale Italiano (PLI) è quasi una dimostrazione di vitalità, a cent’anni ormai dalla fondazione.
Un’esibizione che si cristallizza nel giorno della presentazione dei simboli al Viminale in vista delle Politiche del prossimo 25 settembre. Accade, in sintesi, che lo storico simbolo del partito – che tra pochi mesi celebrerà, appunto, un secolo di vita – venga presentato non una, ma due volte. Al ministero dell’Interno, infatti, si sono presentate tutte e due le anime del partito.
Partiamo dalla fine
Giulia Pantaleo, segretario della Gioventù Liberale Italiana, è addirittura la prima in assoluto a entrare nei corridoi del ministero. Un “primato” che le fa guadagnare l’attenzione praticamente di tutti i media, come sempre avviene. Nel pomeriggio, però, al Viminale arriva il bis, con Francesco Pasquali che deposita anch’egli lo stesso, identico simbolo.

Poco dopo, l’area facente capo proprio a quest’ultimo pubblica un post dal titolo eloquente: “PLI: sventato lo scippo del simbolo“. In esso si fa riferimento a “persone estranee al partito” che hanno “illecitamente depositato il simbolo”. In particolare, “una persona (la Pantaleo, appunto, ndr), dopo aver trascorso la notte davanti al ministero per accaparrarsi il primo posto della fila, ha depositato il simbolo del Partito avvalendosi probabilmente di una falsa dichiarazione per la delega“.
“L’unica persona legittimata all’uso del simbolo è il segretario nazionale Roberto Sorcinelli. Il quale ha rilasciato delega al presidente Francesco Pasquali che ha personalmente e regolarmente depositato il simbolo del PLI alle ore 16,00. Ogni altro deposito è, evidentemente, illecito e inefficace“.
La risposta
Accuse che proprio Giulia Pantaleo respinge decisamente al mittente attraverso Eurocomunicazione.
«Qualcuno pensa che, in occasione del deposito del contrassegno da me effettuato nella mattinata del 12 agosto, dopo una notte in cui abbiamo fatto staffetta con i ragazzi della GLI (Gioventù Liberale Italiana), accorsi a Roma per darmi sostegno, io mi sia avvalsa di una falsa dichiarazione per la delega», commenta.
«Dimenticano che la delega, perché sia ammessa per il deposito, deve essere firmata dal legale rappresentante del partito con autentica del notaio. Cose di cui io ero chiaramente provvista. Perciò, sorrido. Vorrei inoltre comunicare a chi mi ha definito una “ex iscritta” al PLI che, purché vi sia un mandato da parte del legale rappresentante del Partito, autenticato da notaio, chiunque può depositare il simbolo».
«Io, che nel PLI continuo a militare al fianco di Stefano de Luca e di tutti i miei ragazzi, oltre a essere colei che ha rifondato la Gioventù Liberale Italiana, ho eseguito con orgoglio ed entusiasmo le volontà del presidente e dei due cosegretari Nicola Fortuna e Claudio Gentile».

«Le dichiarazioni rilasciate al Viminale nel tardo pomeriggio non possono certamente tangermi. In linea generale, mi permetto di ribadire che da 29 anni pratico solo il linguaggio dei galantuomini, non quello di chi è privo di ogni cultura politica, spregiudicato e senza onore alcuno. Questo è il mio “modus vivendi“, chiude secca la Pantaleo».
I fatti
Insomma, cent’anni di vitalità che si cristallizzano nel momento in cui in due depositano il simbolo al Viminale. Ma il traguardo del secolo di vita sembra annunciare anche una battaglia legale rovente tra le due anime del partito.
Ma facendo qualche passo indietro, cos’è successo? Al di là dell’ironia iniziale, poche settimane fa il Partito Liberale Italiano ha vissuto una sorta di ribaltone interno. Nel corso del Consiglio nazionale dello scorso 30 luglio, i dissidenti che l’hanno convocato hanno sfiduciato il presidente Stefano de Luca e il segretario Nicola Fortuna, “destituiti con effetto immediato da ogni carica nel partito – si legge dal sito ufficiale – grazie all’approvazione della mozione proposta da Agazio Furina, leader della minoranza, e approvata quasi all’unanimità”.
Roberto Sorcinelli diviene segretario con pieni poteri e con “il mandato pieno ed esclusivo per la rappresentanza del Partito in tutte le sedi istituzionali e per l’uso del simbolo storico del PLI per le elezioni“. Francesco Pasquali diventa invece presidente facente funzioni.
Accordi per le elezioni
Il motivo del contendere sarebbe la linea politica seguita da De Luca, e in particolare le interlocuzioni politiche in vista proprio di eventuali accordi per le elezioni.
La nuova governance non avrebbe gradito gli approcci che sarebbero stati portati avanti con Azione e con lo stesso Calenda a opera di De Luca, preferendo invece un accordo con le forze di centrodestra. Da qui nasce il fortissimo attrito tra le due anime del partito: quella facente capo a de Luca e ai cosegretari Fortuna e Gentile e quella facente capo a Sorcinelli e Pasquali. Entrambe, quindi, si sono presentate al Viminale per depositare il simbolo.
Dopo il Consiglio nazionale del 30 luglio, il presidente De Luca ne aveva convocato uno da par suo, per ribadire che si fosse trattato di una “autoconvocazione illegittima di alcuni impostori. Un incontro di un piccolo gruppo di amici, desiderosi di propagare notizie false allo scopo di potersi offrire come candidati alla coalizione di destra, che non potrà cadere nel puerile inganno”.
Durissimo il commento di de Luca, che prosegue con altrettanta fermezza. «Il Partito Liberale Italiano è una cosa seria. Una riunione di pochi amici fatta passare per Consiglio nazionale costituisce la pagina più vergognosa della recente storia del PLI. Hanno presuntamente destituito gli organi ufficiali eletti dal Congresso del PLI e si sono impadroniti del sito e di incarichi di vertice che non competono loro secondo lo Statuto. Il volgare imbroglio sarà posto nel nulla. Non appena formalizzeranno una qualunque opposizione, metteremo definitivamente a tacere il loro proditorio temerario tentativo golpista».
Un clima non idilliaco, che trova il suo culmine al Viminale, quando in due depositano il simbolo. Non saranno rose e fiori, ma a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, per il PLI un secolo di vita con la vivacità di un adolescente.
Decimo Ventono Urbana
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