Innsbrucker Festwochen der Alten Musik: esaltazione del barocco

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Innsbrucker Festwochen der Alten Musik

In prima esecuzione moderna il “Silla” di Carl Heinrich Graun porta in scena la magnanimità di un dittatore

Alla sua penultima stagione come direttore artistico delle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, Alessandro De Marchi estrae dal cilindro una delle più belle sorprese degli ultimi anni. Silla di Carl Heinrich Graun è infatti opera magnifica, musicalmente molto variegata, pregna di echi della scuola napoletana e ricca di momenti memorabili.

Una prima esecuzione in epoca moderna

Innsbrucker Festwochen der Alten MusikL’opera, andata in scena nel 1753 a Berlino, si avvale di un libretto confezionato da Federico II il Grande in persona, versificato in italiano da Giovanni Pietro Tagliazucchi. Non è un caso che tutte le opere scritte in prosa dal re trattino di un eroe, sia esso Coriolano, Montezuma o Silla. Il percorso di redenzione del dittatore romano adombra i pregi della monarchia illuminata che Federico ambiva instaurare. Una vicenda densa di significati, che approda per la prima volta su una scena moderna.

L’amicizia fra il compositore e il sovrano

Il re esercitava con vigore il proprio mecenatismo, si dilettava di poesia ed era egli stesso musicista. Il suo rapporto di amicizia con Graun era molto profondo. Le fonti narrano che quest’ultimo, in seguito alla sconfitta di Federico nella battaglia di Züllichau durante la guerra dei Sette Anni, rimase tanto turbato da trovare la morte.

L’amore e il potere

Innsbrucker Festwochen der Alten MusikSovente al centro dell’opera seria settecentesca e non solo, il contrasto fra l’amore e il potere costituisce il fulcro di Silla. Infatuato della bella Ottavia, figlia di un patrizio romano, Silla vorrebbe sottrarla al suo legittimo spasimante, Postumio. Questi lo sfida apertamente rifiutando il governo della provincia di Sicilia, appena soggiogata. Il perfido Crisogno, una sorta di Jago dell’antichità, spinge il dittatore al rapimento della donna. Pentito delle sue azioni, il sovrano risolverà il dilemma con un estremo atto di clemenza, rinunciando all’amore e al potere.

Ben quattro controtenori sulla scena

Nella consueta diatriba fra voci femminili e controtenorili, per i ruoli che all’epoca erano appannaggio esclusivo dei castrati, De Marchi sceglie di schierare ben quattro controtenori. Decisione apprezzabile vista la caratura degli artisti. Perfetto Bejun Mehta nell’incarnare i dissidi interiori del dittatore, autorevole quando la parte lo richiede, ma pronto ad esprimere una toccante sensibilità amorosa. Ottimo Hagen Matzeit, un Lentulo dalla voce corposa e dalla tecnica sopraffina. Eccellente Samuel Mariño nel ruolo di Postumio, eccezion fatta per alcune fissità in zona acuta. Buono infine Valer Sabadus nella parte di Metello.

I ruoli femminili

Eleonora Bellocci delinea una Ottavia colma di temperamento, una donna forte che non si piega al desiderio del dittatore e alla prepotenza del potere. Un’immagine che resta scolpita nella mente. Le sta al fianco la brava Roberta Invernizzi nel ruolo della madre Fulvia, molto più malleabile di fronte alle lusinghe della ricchezza. Spassosa la scena in cui la ragazza, abbigliata in maniera sontuosa, sembra cedere per un istante alla tentazione, recuperando subito dopo tutta la propria dignità femminile.

Il tentatore

Ruolo ingrato quello di Crisogono, sorta di luciferino tentatore il quale rappresenta l’anima nera di Silla. Mert Süngü lo risolve in maniera convincente, grazie a un fraseggio sempre scandito e all’accento appropriato. Una curiosità. Il personaggio appare abbigliato in maniera inconsueta, con rigogliosi capelli e un abito lungo che appare più adatto a una figura femminile. Chi ha dimestichezza con le serie televisive coglierà assonanze con i costumi de Il trono di spade.

La direzione musicale

Alessandro De Marchi, seduto al clavicembalo, governa la partitura con sicurezza e stile. La Innsbrucker Festwochenorchester segue le sue indicazioni in maniera idiomatica, svelando il lavoro che si trova alle spalle di una riscoperta di tale spessore.

L’allestimento

Di fronte a una tale fioritura musicale, la messa in scena appare molto più convenzionale. I movimenti registici pensati da Georg Quander non vanno oltre l’illustrazione pedissequa dell’azione, mentre le scene dipinte e i costumi di Julia Dietrich offrono una cornice nel solco della tradizione, comunque esteticamente apprezzabile.

In attesa del programma 2023

Un trionfo, giustamente tributato dal pubblico agli interpreti e al direttore che, dopo tanti anni di presenza al Festival, lascerà nel 2024 per passare lo scettro ad Ottavio Dantone. C’è dunque grande attesa per il programma dell’estate 2023, che si annuncia particolarmente ricco e denso di sorprese.

 

 

Oksana Tumanova

Foto © Birgit Gufler

Video © Eurocomunicazione

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