Cosa vuol dire ministero del Merito?

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Ogni società dovrebbe valorizzare il merito di ognuno, ma siamo sicuri che sia necessario passare attraverso l’istruzione per farlo?

È uscita la lista dei ministri. Abbiamo un Governo. Nemmeno tre mesi dopo lo scioglimento delle Camere e l’indizione delle elezioni, abbiamo un Governo.

Questo dimostra che la legge elettorale ha permesso di raggiungere uno degli obiettivi che si era posta: quella di dare un Governo al Paese.

La velocità che ha portato alla sua formazione è forse dovuta più al piglio della Meloni che non alla coesione interna alla maggioranza. E questo è comunque una cosa positiva. Una leader alla Berlusconi, ossia autorevole all’interno dei gruppi che la sostengono. Personalmente auguro buon lavoro al nuovo Governo, sperando riesca a distinguersi a livello europeo e internazionale come quello precedente.

Però non è oro tutto quello che luccica

Non entro nel merito dei nomi dei ministri, quello che mi preoccupa di più sono i nomi dei ministeri. In particolare tre: quello del ministero dell’Agricoltura che si aggiunge anche la dicituradella Sovranità alimentare“, quello della Famiglia, che diventa ministero della Famiglia, Natalità e Pari opportunità. Infine, quello dell’Istruzione che diventa ministero dell’Istruzione e del Merito (o forse ministero del Merito, non è ancora chiaro).

Sul primo non capisco cosa voglia dire: lascio agli esperti di satira politica le varie battute.

Natalità

Sul secondo, se è vero che in Italia abbiamo un problema di natalità, spero che non si risolva chiedendo alle donne di fare figli per la Nazione, di dare italiani all’Italia o peggio, di fare in modo che le gravidanze indesiderate vengano trasformate in figli della Nazione abolendo o riducendo il diritto di aborto. Spererei che si mettessero in condizioni le giovani donne di poter realizzare il sogno di essere madri e lavoratrici, colmando, ad esempio, la differenza tra il salario e il reddito maschile e quello femminile.

Personalmente credo che la natalità, così come il sistema pensionistico e quello scolastico, siano tutti legati tra di loro e correlati al sistema economico sociale presente e che si vuole realizzare. È tutto welfare che si deve rivedere per permettere alle donne di lavorare ed essere madri, ai figli di crescere e diventare cittadini consapevoli, a chi è troppo anziano per lavorare di avere uno strumento che gli permetta di vivere con dignità. La stessa che merita chi non è in grado di trovare un lavoro o di lavorare. Per non parlare del sistema sanitario che, in ogni momento della nostra vita, possa curare in tempo e per tempo chi ne ha bisogno.

E quindi passo al terzo cambio di nome di un ministero che mi ha fatto alzare un’antenna: da ministero dell’istruzione a ministero dell’istruzione e del merito.

Cosa vuol significare “del Merito”? Cosa si intende per merito?

Ministero del MeritoIl vocabolario online della Treccani definisce la parola merito come: “Il fatto di meritare, di essere cioè degno di lode, di premio, o anche di un castigo: premiare, punire, trattare”.

Sono sempre stato favorevole a premiare il merito, nella sua accezione positiva. Soprattutto nel lavoro, nella carriera, negli incarichi pubblici. Ma trasferire a scuola il merito, senza definirlo, è pericoloso. Soprattutto se il merito è legato al voto.

Se ci limitassimo a dire che si è bravi, e quindi meritevoli, solo se si raggiungono voti positivi significherebbe condannare a una vita ai margini (con tutti i rischi sociali che la marginalizzazione comporta: microcriminalità, degrado, povertà, esclusione, tossicodipendenze, ecc. ecc.) coloro che non sono portati per un apprendimento basato esclusivamente sulla lezione frontale, in ambienti chiusi, affollati, con docenti che, magari, svolgono questo mestiere solo perché non sono riusciti a trovare un lavoro nel privato o nella libera professione e, per studi effettuati decenni prima, corsi che accreditano punti, capacità di apprendere a memoria per rispondere a test nozionistici, sono riusciti ad entrare nel variegato mondo degli insegnanti.

Come può chiamarsi ministero del Merito, quello dell’Istruzione, dove non è uno degli elementi di valutazione del personale docente. Dove la selezione avviene per concorso che non è in grado di valutarlo. Il merito, senza prendersi la responsabilità di riconoscerlo, nel bene e nel male, perde il suo valore. Chi è che dice che uno è meritevole di un dieci? E chi dice che un insegnate è meritevole di dare un voto? La meritocrazia, senza una catena della responsabilità, perde il suo significato.

La responsabilizzazione di chi dà il voto, aumenta l’autorevolezza di chi esprime quel voto, soprattutto agli occhi di genitori e di studenti. Che sono poi quelli che vengono giudicati.

Sbagliare per imparare

Ministero del MeritoLa scuola non dovrebbe premiare il merito, se non nel senso di premiare coloro che si danno da fare per migliorarsi, per diventare cittadini consapevoli, per trovare la loro strada. E questo non ha nulla a che vedere con il voto. Chi è più meritevole? Lo studente che passa dal 3 al 5? Quello che non fa nulla per prendere più di 6? Quello che passa dal 10 all’8? O quello che non fa nulla per tutto l’anno e poi all’ultimo recupera tutti i voti presentandosi solo quando è preparato?

Premiando il solo merito, a scuola, potrebbe far sì che si dia all’errore il solo significato di sbaglio, eliminando la sua funzione educativa di strumento per capire come riparare all’errore, di comprende dove e come si sbaglia.

In questo modo, la meritocrazia, legata al sistema del voto, rischia di premiare solo i bravi a studiare, quelli che hanno un paracadute familiare, mettendo in difficoltà i soggetti non portati per il sistema scolastico classico, che non hanno a casa genitori preparati ad aiutarli e a sostenerli.

La scuola non dovrebbe basarsi sul merito, ma costruire una società meritocratica, insegnarne il valore, riconoscere il valore dell’impegno, non solo scolastico, non solo nello studio. Riconoscere che ognuno di noi ha delle capacità naturali e su quelle sviluppare la sua possibilità di meritarsi il suo ruolo e posto all’interno di una società, appunto, meritocratica.

Meritocrazia

Sono consapevole che la mia critica ora esposta è figlia di un pregiudizio verso un ministro che non conosco (ho solo letto che è interista e professore di diritto romano) ma che proviene da un partito molto lontano dalle mie idee. Quindi mi piacerebbe essere smentito e sarei, piacevolmente, colpito se fossi smentito scoprendo che anche il ministro Valditara abbia le mie stesse intuizioni.

Certo è che, un Governo che introduce il ministero del Merito, dovrebbe agire nello stesso modo. Sempre secondo il vocabolario online della Treccani meritocrazia significa: “Concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e specialmente le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro”.

E a leggere la lista dei ministri, mi sorge qualche dubbio che questa metodologia sia stata applicata in tutti i casi.

 

Giacomo Zucchelli 

Foto © Leader in me, Gilda Venezia, Il Quotidiano in classe, Ferrara Italia, Sap

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