Gli studi della rivista Science profilano uno scenario drammatico. Il punto di non ritorno è ormai stato superato
Fine dei ghiacciai entro la fine del 2100. I cambiamenti climatici sono ormai divenuti una triste realtà del nostro tempo. Lo possiamo notare in concreto nella vita di tutti i giorni. Inverni sempre più brevi e miti, con assenza di neve non solo nelle pianure e colline settentrionali abituate da sempre a ricevere ingenti accumuli nevosi, ma anche nelle zone montane, addirittura a quote medie e alte. Le estati per contro sono sempre più lunghe e torride, con duraturi periodi siccitosi. Nelle stagioni intermedie poi, sovente si deve fare i conti con eventi catastrofici, come le ormai famigerate bombe d’acqua, che provocano gravi danni a un territorio, come quello italiano, che già è caratterizzato per le gravi problematiche di dissesto territoriale.
Lo studio del clima

Il “global warming” è quindi oggi parte integrante dello studio del clima. Esso è oggi un tema prioritario che coinvolge scienza, società e politica. Le evidenze scientifiche mostrano come, nel corso della storia, sul nostro Pianeta le condizione climatiche siano sempre variate per cause naturali quali il modificarsi ciclico dell’orbita terrestre, la diversa irradianza del Sole, la deriva dei continenti, il vulcanismo e altri fenomeni naturali.
Nei decenni più recenti tuttavia il cambiamento climatico si manifesta prevalentemente con un forte riscaldamento sia su scala globale che su scala nazionale e, conseguentemente, su scala locale. Si pensi solamente ai numerosi comuni italiani, ma anche europei, in cui ogni anno vengono registrati nuovi record sempre legati alle cosiddette “anomalie positive”, vale a dire temperature minime e massime molto più alte rispetto alla media climatica storica del comune medesimo. E ciò si verifica non solo durante la stagione calda, ma in ogni periodo dell’anno. D’altronde ormai già dal 1800 in ogni città e paese, ma anche in località e vallate di montagna del Belpaese, sono presenti delle stazioni meteorologiche, gestite generalmente o dalla Aeronautica Militare o dagli enti meteorologici regionali, talvolta in via amatoriale anche da privati cittadini, che consentono di studiare e monitorare il clima del luogo in cui queste strumentazioni sono appunto posizionate.
Nella comunità scientifica si è andata sempre più consolidando la consapevolezza che a causare il global warming siano le emissioni di gas climalteranti, derivanti dall’impiego dei combustibili fossili e dall’uso non sostenibile del territorio e delle risorse naturali.
Excursus storico

I numeri oggi sono più che mai chiari e inequivocabili. Ma il fenomeno climatico, divenuto anche di portata mediatica e rilevante per l’opinione pubblica solo negli ultimi anni, parte in realtà da molto lontano. Si inizia infatti a parlare di riscaldamento globale per la prima volta nel lontano 1977, quando una comunità di scienziati statunitensi guidata da Frank Press invia un rapporto all’allora presidente Jimmy Carter. “Se potessi tornare indietro” è probabilmente una delle frasi più pronunciate dall’essere umano. Un rapporto che avrebbe potuto aiutare a prevenire tutto, cambiando così i destini dell’umanità, ma che fu sostanzialmente ignorato. Il nodo di fondo è che probabilmente ecologia e consumismo e quindi denaro fossero, e per molti versi sono ancora, due fattori difficilmente conciliabili.
Il 2022 anno più caldo di sempre

È arrivata anche l’ufficialità. Ma viste anche le temperature registrate nel mese di dicembre sulla Penisola, i dubbi erano già pochi da tempo, tra un inverno inesistente e una estate afosissima. Il 2022 è stato, anche per l’Italia, l’anno più caldo di sempre, cioè dal 1800 quando sono iniziate le rilevazioni sistematiche delle temperature. Secondo il climatologo Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio Lamma–Cnr, sia le temperature massime sia quelle medie nel 2022 segnano un nuovo primato.
D’altronde, già i dati dell’Isac–Cnr, nonostante la frenata di novembre, mostravano come l’anno appena terminato fosse chiaramente sulla strada giusta per scalfire ogni record precedente. Come detto è un fenomeno di portata planetaria chiaramente, che non riguarda ovviamente solo l’Italia. Tuttavia però il riscaldamento globale sempre essere ancora più aggressivo in Europa piuttosto che negli altri continenti e questo sembra confermato dal finanziamento nei confronti dei Paesi dell’Africa. E difatti sono sempre più frequenti le ondate di anticiclone africano sul larga parte dell’Europa centrale e meridionale, non solo in estate, ma ormai anche in autunno e inverno.
In Francia ad esempio che il 2022 fosse un anno da record assoluto, lo hanno potuto constatare già intorno alla fine di novembre. Secondo quanto riporta il servizio meteorologico nazionale Meteo France, la temperatura media a fine anno si sarebbe attestata tra i 14,2 e i 14,6°C, a seconda dell’andamento di dicembre. In ogni caso, valori sopra i 14,07 gradi che rappresentano il record in vigore, risalente al 2020.
Il caso spagnolo
Per la Spagna, il servizio meteo nazionale Aemet ha aspettato il 2 gennaio prima di comunicare che il 2022 è stato l’anno più caldo di sempre anche per il Paese iberico. Nelle serie storiche delle temperature, iniziate nel 1916, l’anno appena trascorso si piazza primo con 15,5°C in media. Frantumato il record precedente: è la prima volta nella storia che la Spagna supera la soglia dei 15 gradi. Fino al 2011, peraltro, le medie nazionali non avevano mai sfondato il muro dei 14,5°C. Ma le ondate di calura di matrice sub-sahariana che l’hanno investita, da maggio a ottobre e ancora a fine dicembre, sono state veramente numerose e hanno portato a questo risultato.
Clamorosa poi l’ultima grande “ola de calor”, arrivata alla fine dell’anno, che ha fatto salire la colonnina di mercurio a temperatura più idonee al mese di giugno. In questo senso i +25 gradi di Bilbao e in +23 gradi di Barcellona del 1 gennaio 2023 sono emblematici per comprendere la gravità di quanto sta accadendo.
I dati dell’OMM
Interessante notare come i record precedenti in realtà siano stati toccati praticamente tutti negli ultimi venti e trenta anni. Se già negli anni novanta vi erano stati già i primi forti segnali, i grandi gridi di allarme da parte di climatologi e scienziati, arrivano insistentemente a partire solo dagli anni duemiladieci.
Si pensi ai dati pubblicati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, che testimoniano un quadro disastroso e inquietante: dal 1980 ogni decennio è più caldo del precedente. E così dovrebbe continuare. Ma l’aspetto più preoccupante è che se fino agli anni duemila la crescita era tutto sommato contenuta, nel decennio appena conclusosi infatti c’è stata un’impennata delle temperature repentina e inconfutabile.
In particolare balzano all’occhio e rimangono nella mente di tutti le estati 2003 e 2012, le quali sono state le più calde e torride di sempre nel Vecchio Continente e che hanno provocato decine di migliaia di morti. Entrambe hanno visto temperature tra i 5 e i 10 gradi sopra la media in tutta Europa, che la classificano come la più calda di sempre. Anche quella del 2012 e quella del 2017, sempre prendendo in esame il continente europeo, hanno avuto un andamento e una configurazione analoga seppur con temperature leggermente inferiori e con una persistenza di “caldo eccezionale” un po’ più ridotta.
Europa sempre più torrida
Tuttavia le altre stagioni di questi anni presi in esame, almeno quelle del 2003 e del 2012, avevano ancora avuto valori termici sì sopra la media rispetto al trentennio 1971/2000, ma senza ampissime differenze. Quello che invece si verifica puntualmente dal 2014 in poi, mostra una continua tendenza al caldo anche nei cosiddetti periodi freschi e freddi. Otto anni torridi, anzi i più torridi mai registrati.
Presentato durante l’apertura della Cop27 di Sharm el–Sheikh, il rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale sullo stato del clima globale nel 2022 fotografa una situazione sconcertante: gli ultimi 8 anni sono perfettamente sulla traiettoria per diventare i più caldi di sempre. E le conseguenze dell’aumento delle temperature, sono sotto gli occhi di tutti: dallo scioglimenti dei ghiacci fino a siccità e alluvioni, che stanno mettendo in ginocchio e provocando migliaia di morti in sempre più Paesi del Mondo.
Il report della rivista Science
Ultimo in ordine cronologico è arrivato il report dell’autorevole rivista scientifica americana, Science, che ha pubblicato lo studio dell’Università Carnefie Mellon di Pittsburgh, incentrato soprattutto sul complesso tema dello scioglimento dei ghiacciai. Entro fine secolo addio alle riserve di ghiaccio delle Alpi, addio alle cime candide degli Appennini, addio anche alle vette gelide delle montagne rocciose. Goccia dopo goccia, centimetro dopo centimetro, i ghiacciai spariscono per sempre. Tra meno di ottant’anni, 2/3 dei ghiacciai non esisterà più. Questa ricerca, la più approfondita mai realizzata, ha mappato tutti i ghiacciai della Terra, più di 215 mila. Stimando diverse previsioni di aumento della temperatura globale, gli esperti sottolineano come, a questi ritmi, il cambiamento climatico distruggerà definitivamente gli accumuli naturali di ghiaccio.
Le conseguenze vanno dall’innalzamento dei mare alla carenza idrica per le popolazioni interessate. I primi a esser minacciati sono i ghiacciai con un’estensione inferiore ad un km², assai diffusi in Canada occidentale, Stati Uniti ed Europa centrale, Alpi comprese. Anche nello scenario più ottimista, quindi prevedendo l’assai inverosimile aumento di “solo” 1,8 gradi rispetto all’era preindustriale, andrà comunque persa la metà dei ghiacciai. È già troppo tardi dunque, per evitare lo scempio di queste preziose distese di ghiaccio. Anche se gli sforzi politici fatti per cercare di contenere il global warming si fanno sempre più insistenti negli ultimi anni, è ormai solo questione di “quanto”, cioè quanti ghiacciai andranno perduti per sempre, e non più di “se”.
Giulio Catalucci
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