Quando il gioco del Lotto era considerato diabolico

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Lotto

Uno dei giuochi più antichi che affascina tuttora milioni di appassionati alla cabala

Il 14 febbraio del 1732 a Roma, sulla piazza del Campidoglio, una grande folla si era radunata. Con grande solennità e tanta confusione, avvenne la prima estrazione delGiuoco del Lotto”. Tra alterne vicende e pareri spesso discordanti questo “gioco” fino ad allora era proibito perché consideratodiabolico”. Era stato Papa Clemente XII (Lorenzo Corsini nato a Firenze il 7 aprile 1652 e morto a Roma il 6 febbraio 1740) che, con motu proprio, aveva decretato che ufficialmente a questo gioco si poteva giocare legalmente. Clemente XII aveva incaricato una commissione di teologi e canonisti di pronunciarsi sulla annosa questione  se si trattasse di un gioco satanico o no, e dopo aver ottenuto il loro rapporto, lo rese pubblico smentendo il suo predecessore.

Furono aperti quindi i botteghini. In piazza del Campidoglio per l’occasione fu eretto un grande palco, ornato di velluto, e con grande pompa il commissario, con alcuni chierici accanto, depose in una urna di rame le palle. Un uomo dalla gran voce, e vestito con un pastrano rosso, dette inizio all’estrazione. Le cronache dei tempi ci dicono che i numeri: 56-11-54-18 furono quelli che uscirono in quella vigilia del Carnevale romano. Fu un orfanello, un ragazzino che, bendato, simboleggiava sia l’innocenza che la fortuna a compiere l’operazione. In seguito i romani chiamarono questi orfanelli “i ruffianelli” in quanto sospettavano che fossero complici dell’Impresa Pontificia dè Lotti. Quel giorno la folla arrivò fino a piazza degli Astalli, sotto la scalinata del Campidoglio. Si ebbe anche notizia che un gerente di botteghino, era fuggito con 400 scudi appena riscossi dai giocatori.

La gestione del lotto a Roma

Il Papa affidò la gestione delle scommesse alla Congregazione dei notabili dell’Impresa dè Lotti e alla Arciconfraternita di San Girolamo della Carità. Stabilì le regole per l’estrazione e fissò la tassa sui premi proibendo severamente il gioco clandestino, fiorente in quel secolo nella Città Eterna. Con grande furbizia previde anche le quote per ambo e terno, notevolmente superiori a quelle praticate in altri Stati italiani, così facendo fece affluire nelle casse pontificie ingenti somme di denaro. All’inizio si tennero 9 estrazioni l’anno sempre il giovedì. Dal 1814 le estrazioni aumentarono a 48 l’anno 24 a Roma e 24 su lotti della Toscana.

I risultati giungevano la domenica o il lunedì. Dal 1743 non avvennero più al Campidoglio ma a palazzo Montecitorio che all’epoca ospitava non certo i parlamentari di oggi ma era la sede della Corte di Giustizia. Durante la dominazione francese del 1798 e 1799 (Repubblica Romana) le estrazioni si tenevano nell’abside della Chiesa di Santa Maria in Campo Marzio. L’urna era posta sull’altare maggiore e i numeri estratti affissi sulla facciata della chiesa. Dopo il 1860 le estrazioni si fecero anche in via di Ripetta nel semicerchio detto “er fero de cavallo” antistante la loggia dell’edificio che è oggi sede dell’Accademia di Belle Arti.

Il lotto clandestino

All’inizio del 1700 a Roma vigeva il lotto clandestino in quanto considerato “peccato gravissimo”. Alessandro VII emanò una bolla con la quale era inflitta la scomunica a chi lo praticava. Nel 1704 Clemente XI con una enciclica promulgò la distruzione dei lotti clandestini a Roma e in tutto lo Stato Pontificio. Il suo successore Benedetto XIII iniziò una vera e propria persecuzione nei confronti di coloro che facevano questo gioco clandestino, infliggendo ai malcapitati non solo pene pecuniarie ma anche fustigazione ai laici e scomuniche a divinis agli ecclesiastici che lo praticassero.  Si sosteneva che il giuoco indicesse i giocatori ad ogni forma di bassezze e che costoro pur di trovare il denaro per scommettere dimenticassero i doveri familiari e lo Stato.

Gli inizi con il “lotto delle zitelle”

Alla fine del 1600 per giocare al lotto a Roma si decise di abbinare i 90 numeri ai nomi di altrettante ragazze del popolo, povere o nubili scelte a turno dai parroci nei vari rioni della città. Le 5 ragazze preferite dalla sorte avrebbero ricevuto in dono una veste nuziale e una dote di 50 scudi ciascuna, per il futuro matrimonio. Senza questo ricco sussidio, difficilmente si sarebbero potute sposare.

I divieti pontifici agli ebrei

Le autorità pontificie obbligarono gli ebrei che volevano giocare al lotto, a puntare solamente su una serie di numeri delle prime decine, e senza alcuna combinazione, in quanto vi era il timore che avessero facoltà di prevedere l’uscita delle estrazioni.

Fede e superstizione popolare nel gioco del lotto

A Roma come in altre città specie del sud ove si giocava, il lotto fu anche espressione di fede popolare mista a superstizione. Numeri sicuri, nell’immaginario del popolino, si potevano avere recitando una novena a Sant’Alessio o piantando 90 chicchi di grano in un vaso con terra raccolta accanto alla Chiesa di San Lorenzo al Verano. Anche gli astri erano una fonte di ispirazione. Le stelle vicino alla luna, alla vigilia delle estrazioni, annunziavano numeri bassi, mentre quelle lontane numeri alti. Perfino nelle esecuzioni capitali si ricavavano numeri da giocare, ma effettuando dei precisi riti, come correre di notte recitando preghiere davanti alla Chiesa di San Giovanni Decollato, dove venivano raccolte le spoglie dei giustiziati. Anche il Muro Torto, all’epoca terra sconsacrata, dove si seppellivano le prostitute, i ladri, i suicidi erano meta di notte di incalliti giocatori del lotto.

Qui essi ricevevano dalle anime dei segni che attraverso il “Libbro dè li sogni”, traducevano in numeri. Anche il Belli ci ha lasciato in alcuni sonetti, come vincere al lotto, tra riti e atti scaramantici: ”porta dù denti legati con un fil de seta cruda, zuppa de bava de lumaca ignuda” oppure “un corno de bufolino macellato in ghetto, c’abbia preso er crepuscolo sur tetto” e ancora “mettere in collo la camiciola c’ha portato un morto co’ quattro fronne de cicoria d’orto”.

Quando a Roma le immagini della Vergine ispiravano i numeri

Nel 1796 in un botteghino di Roma ci fu un fatto straordinario. Un’immagine della Vergine soprannominata la Madonna del Lotto divenne famosa, perché alcuni giocatori osservarono che di tanto in tanto apriva e chiudeva gli occhi. Tale fu il via vai di giocatori, che furono chiamate le guardie per regolare l’afflusso. Giorni dopo il Papa ritenne opportuno trasferirla nella Chiesa di San Nicola in via dei Prefetti. Non fu la sola immagine miracolosa, perché anche nelle vicinanze di piazza di Trevi un’altra Madonna mosse gli occhi, un’altra al Ghetto. A Borgo, in piazza SS. Apostoli e S. Andrea della Valle.

I frati che davano “li numeri”

Si racconta che nel 1840 a Roma c’era un francescano tale Fra’ Pacifico soprannominato “l’indovinooer mago” che aveva il vizio di giocare al lotto e spesso, dietro offerta, “dava li numeri” a chi glieli chiedeva. I confratelli, invidiosi, lo denunciarono e il Papa fu costretto ad allontanarlo dalla città. Il frate allora per vendicarsi, mentre stava per partire, ai tanti popolani che erano venuti a salutarlo così gridò: ”Roma sei santa sei (66)/ perché crudel sé tanta (70)/ Una bugiarda sei (6)/ se dici (16) che sé santa (60)”.I romani ricavarono da quelle parole dei numeri, li giocarono e vinsero sbancando il lotto pontificio.

 

Giancarlo Cocco  

Foto © Dal cielo stellato, Forum Free, Storie di Napoli

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Giancarlo Cocco
Laureato in Scienze Sociali ad indirizzo psicologico opera da oltre trenta anni come operatore della comunicazione. Ha iniziato la sua attività giornalistica presso l’area Comunicazione di Telecom Italia monitorando i summit europei, vanta collaborazioni con articoli sul mensile di Esperienza organo dell’associazione Seniores d’Azienda, è inserito nella redazione di News Continuare insieme dei Seniores di Telecom Italia ed è titolare della rubrica “Europa”, collabora con il mensile 50ePiù ed è accreditato per conto di questa rivista presso la Sala stampa Vaticana, l’ufficio stampa del Parlamento europeo e l’ufficio stampa del Ministero degli Affari Esteri. Dal 2010 è corrispondente da Roma del quotidiano on-line delle Marche Picusonline.

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