Il Santa Maddalena dalle colline a nord-est di Bolzano

0
742
Santa Maddalena

Cento anni del Consorzio di Tutela. 160 ettari vitati per 1.600.000 bottiglie. I mercati più importanti Germania, Svizzera, Stati Uniti, Olanda

Where? Trimani, via Goito 20, Roma, ultra centenaria storica enoteca più “in” a Roma.

What? Degustazione dei vini Santa Maddalena, con banchi d’assaggio e tre seminari guidati da Daniele Cernilli e Dario Cappelloni. Evento organizzato dal consorzio di tutela del Santa Maddalena e da DoctorWine.

Who? Pomeriggio con la presentazione di Daniele Cernilli, uno dei più autorevoli wine critic internazionali e direttore del giornale on line doctorwine.it.

L’occasione è stata quella di celebrare i 100 anni del Consorzio di tutela del Santa Maddalena, “vini rossi piacevoli, non costosi, dalla bevibilità formidabile”.

Cenni storici

Siamo in Alto Adige, nella zona di Bolzano, e la nascita del Consorzio avviene nel 1923, pochi anni dopo la fine della prima guerra mondiale con la conquista della Regione e l’annessione al Regno d’Italia, per proteggere la commercializzazione dei vini con questo marchio. Soltanto l’anno successivo, 1924, seguì il Consorzio tutela del Chianti in Toscana.

Il luogo dove avviene la degustazione – storico anch’esso – è l’enoteca Trimani (con il Wine Bar annesso), il più antico negozio di Roma e luogo significativo per la diffusione di vini di qualità nella Capitale, sorto in via di Panico nel 1821 e stabilitosi nel palazzo di via Goito 20 nel 1914, con l’abitazione anche nel palazzo.

Siamo in quella zona magica, sulle colline e i pendii a nord-est di Bolzano, dove si sviluppa il Santa Maddalena, le cui uve (schiava con una piccola aggiunta di lagrein 5%) vengono coltivate da una trentina di vinificatori su una superficie totale di 160 ettari che corrisponde al 3% dell’intera superficie vitata in Alto Adige.

Il Santa Maddalena

Si può dire che da qualche anno il vino è uscito dall’ambito regionale per posizionarsi a pieno titolo sul mercato nazionale e internazionale? «Certamente. Il Santa Maddalena però era già molto apprezzato e conosciuto in Svizzera e in Baviera. In Italia nelle grandi Città è apprezzato soprattutto per la sua qualità organolettica, con dei tannini molto morbidi e una facile beva, che acquisisce sempre più importanza abbinandolo con dei piatti leggeri e moderni» spiega Josephus Mayr, presidente del Consorzio, nonché produttore della tenuta Mayr-Unterganzner.

E con il crescere della conoscenza del vino, aumenta anche l’esportazione verso i mercati internazionali. «Produciamo 1milione 600mila bottiglie che esportiamo anche all’estero. I mercati più importanti sono la Germania, la Svizzera, gli Stati Uniti e l’Olanda» prosegue Mayr.

È in programma in ulteriore ampliamento della superficie vitata? Qual è l’obiettivo del consorzio e programma di presentazione all’estero del Santa Maddalena?

«Un’ampliamento della superficie vitata non è in vista. L’obbiettivo del consorzio è di mantenere le superfici vitate di schiava e di migliorare e controllare la qualità. All’estero si cerca di proporre il vino specialmente in Baviera e Svizzera, dato che questi sono i mercati storici. Tramite delle masterclass con dei Sommelier si fa conoscere il nostro Santa Maddalena», conclude il presidente Josephus Mayr.

Santa Maddalena

A spiegare il Santa Maddalena e le sue potenzialità ci ha pensato Daniele Cernilli, con la sua “lezione” nel corso del seminario, presentando 4 aziende del Consorzio (Kandlerhof, Cantina Bozen, Griesbauer, Unterganzner), ciascuna con due vini.

La Tenuta Kandlerhof, azienda di due ettari con allevamento a pergola. La produzione annua è di circa 20.000 bottiglie. Il Santa Maddalena Classico Doc Schloterpock 2016 è un vino con uve Schiava 95% con una piccola aggiunta di Lagrein (5%), una grande annata. Bassa acidità, 13% di gradazione alcolica e una beva che ristora.

Il Santa Maddalena classicoDer Pfannenstielhof, è il carattere identitario di una azienda e di una famiglia che produce vino da generazioni e oggi Johannes Pfeifer “è senza ombra di dubbio uno dei più grandi interpreti del Santa Maddalena”.

I vitigni di Schiava crescono su un terreno composto da detriti morenici e le uve sono fermentate in acciaio.

 

Enzo Di Giacomo

Foto © Enzo Di Giacomo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui