Tutti su! Buon compleanno Claudio. Al cinema per tre giorni le emozioni della musica
La sua musica è amata da tutte le generazioni. Non è una semplice unione di note musicali ma la realizzazione di opere speciali in grado di restare nel tempo. Claudio Baglioni approda nelle sale cinematografiche il 15, 16 e 17 giugno con Tutti su! Buon compleanno Claudio, uno dei concerti evento delle Terme di Caracalla.
Prodotto da Friends & Partners insieme con Come srl, in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma e distribuito da Medusa Film è il film sul progetto musicale inedito di Claudio Baglioni “Dodici Note – Tutti su!”, i dodici straordinari eventi che hanno avuto luogo dal 3 al 19 giugno 2022 alle Terme di Caracalla, prima volta in assoluto per un artista pop ad aver aperto la stagione lirica del Teatro dell’Opera di Roma.
Un racconto in immagini
È assodato che non si può portare l’emozione di un concerto in una sala cinematografica ma si può avere la possibilità, in questo caso, di assistere a uno spettacolo davvero unico. Perché il concerto di Claudio Baglioni non è come i concerti di qualsiasi altro artista, è un vero e proprio evento: Tutti Su! è un invito ad alzarsi, ritrovare il meglio di noi stessi e riprendere in mano la nostra vita. E sarà difficile non seguire questo invito, facendosi trasportare dalla musica e dalle canzoni.
Il titolo Tutti Su! è ispirato alla magia del momento in cui i musicisti dell’orchestra e gli artisti della compagnia si alzano Tutti Su!, appunto, per raggiungere il proscenio e ringraziare il pubblico che, in piedi tributa loro l’applauso finale.
«È un’esortazione, uno stimolo, l’invito ad alzarsi o rialzarsi, ritrovare, dentro, il meglio di noi stessi, liberandoci dall’inquietudine, dallo scoramento e dalla sfiducia che un tempo oscuro e minaccioso trasmette e rimetterci in moto, riprendendo in mano la nostra vita, per ridarle valore, senso e scopo», spiega Claudio Baglioni.
Il team dietro al progetto
Dodici Note – Tutti Su! ha visto Baglioni accompagnato da 123 tra musicisti, coristi e performer classici e moderni, con la direzione artistica e la regia teatrale di Giuliano Peparini e la videoregia di Duccio Forzano. In scena anche l’Orchestra Italiana del Cinema, fondata negli storici studi di registrazione Forum Studios e diretta da Danilo Minotti, autore degli arrangiamenti insieme a Paolo Gianolio e il coro Giuseppe Verdi con il direttore artistico Marco Tartaglia e il maestro del coro Anna Elena Masini.
La magia del “dodici”
L’idea dei dodici concerti a Caracalla è ispirata dalle dodici particelle di cui si compone l’intero universo musicale.
«Particelle invisibili, eppure dotate di proprietà incredibili. Dodici è un numero dallo straordinario valore simbolico ed evocativo: 12 sono le ore di cui sono fatti sia il giorno che la notte, 12 sono i mesi che compongono stagioni e anni, 12 le costellazioni che disegnano il cielo e sussurrano il destino e 12 sono i compagni di viaggio musicali con i quali cerco da sempre di battere il tempo a tempo di musica», spiega nel dettaglio il cantante romano.
«I 12 semitoni che compongono l’ottava musicale sono i membri di quell’equipaggio ideale e fantastico con il quale, partiti dal futuro lontano dove vive la creatività, abbiamo raggiunto il passato della rappresentazione incarnato da quel teatro unico al Mondo che è il parco archeologico delle Terme di Caracalla e dato il via al presente, vivo e reale, dell’emozione. In quel favoloso spazio-tempo, ogni nota si è trasformata in persona e personaggio per dar vita a quella storia nella storia che il film racconta, permettendo di cogliere tutte le sfumature di gesti, movimenti, sguardi, espressioni che ripresa e montaggio cinematografico sono in grado di esaltare», ha rivelato l’artista.
Emozioni in musica
La scaletta dello spettacolo è un tripudio all’arte che un artista di livello come Claudio Baglioni ci mostra in tutta la sua essenza. I ballerini che interpretano i quadri di Peparini, i giochi di luce in uno scenario storico unico come le Terme di Caracalla trasformano il concerto in un appuntamento unico. I testi sono dei veri e propri racconti e ogni singola coreografia è studiata sugli individui. Tutte le canzoni evocano immagini.

«La suggestione più forte che questa serie di concerti mi ha trasmesso è sentirmi circondato e avvolto dai suoni di una grande orchestra, le voci di un coro straordinario e dai movimenti dei performer e aver avuto la percezione fisica di tutta la potenza, l’energia e la vitalità che la musica e l’arte di tanti interpreti possono sprigionare. Una vera e propria immersione, simile alle sensazioni che proviamo quando nuotiamo sott’acqua e viviamo un’esperienza corporea meravigliosamente definita, di ciò che siamo e della materia che ci circonda e all’interno della quale ci muoviamo», racconta così Baglioni lo spettacolo.
Suoni e maestosità
Si aggiunge poi la straordinaria definizione e distribuzione spaziale del suono, resa possibile da una tecnologia come il Dolby Atmos, presentata per la prima volta nelle sale cinematografiche italiane. «Espandendo il surround con suoni che vengono dall’alto, crea una cupola sonora avvolgente che consente di trasferire emozioni di livello superiore a quelle dei più sofisticati impianti di diffusione live. È come essere sospinti dalla sponda della scena verso la riva del pubblico di fronte», ha sottolineato.
Cosa rappresenta un concerto come questo?
«È una forma di ricerca quella di individuare negli spazi e nei contenuti un racconto multidisciplinare. Siamo venditori ambulanti di suggestioni, l’artista è questo. L’appuntamento dal vivo è necessario e prezioso, mi piace il concerto che abbia un contenuto singolare. Continueremo in questo modo anche per il prossimo progetto A tutto cuore, con l’idea di affascinare le persone cercando il senso di meraviglia da cogliere sul palco».
Cinema e musica, un binomio di emozioni
«Per me il cinema è la sommatoria di tante espressioni, è difficile trovare un altro palco come quello cinematografico perché qui si condensano tutte le espressioni. Questo è un film tratto da un evento ed è la seconda volta che accade. Due anni fa abbiamo fatto una trasposizione del mio ultimo album con il Teatro dell’Opera nel periodo in cui era chiuso per la pandemia. Questa volta entriamo in un cinema per raccontare un concerto vissuto come una storia».
Ci sono ancora sogni da realizzare?
«I sogni sono progetti. Il successo mi ha dato la possibilità di far succedere tante cose, una di queste è sicuramente il sogno di Caracalla. È un percorso che ho iniziato trentatré anni fa circa, nel 1989/90, cioè quello di tentare come forma espressiva dal vivo un’operazione in cui si mettessero insieme più discipline, un sogno vagheggiato da molti compositori, alcuni eccellenti come Wagner e anche architetti».
C’è una canzone preferita tra le tante composte?
«Apprezzo certe cose che penso siano scritte bene sul piano melodico e armonico, che non sono pretenziose ma sono emozionanti e sincere, non tutto quello che si scrive è sincero nel senso di impulsivo e reale. In questo concerto, verso la metà c’è uno dei brani che io amo sempre tantissimo, si chiama Fammi andar via. È una canzone che amo molto perché sento che è scritta bene e riesco incredibilmente a commuovermi».
Il potere di una melodia
«Sento il limite delle canzoni, stiamo parlando di un’arte tascabile. Quando tante canzoni sono messe insieme creano un telaio, un racconto e ti accorgi che la musica popolare non ha nulla da invidiare a tutta la musica che è stata realizzata prima. Ti accorgi che la materia è la stessa e che il tipo di missione è creare qualcosa che non sia banale, che sia bello e incantevole. Se questo vale ancora per un protagonista ha ragione di esserlo se no deve fare come i pugili che pretendono ancora di salire sul ring e sono pugili suonati, siccome io sono un suonatore, non vorrei finire suonato!».
Alessandra Caputo
Foto © Roberto Panucci













