Lorenzo Lotto: la vita come romanzo

0
915
Lotto

Nel suo nuovo libro Mario Dal Bello narra la storia del pittore, costantemente in fuga e per questo animato da una assoluta libertà

Per cogliere il carattere sfuggente e peculiare di Lorenzo Lotto il professor Mario Dal Bello, studioso d’arte e appassionato esegeta dell’artista, dopo avergli dedicato una monografia (https://www.vaticanum.com/it/lorenzo-lotto-un-incontro-mario-dal-bello), sceglie stavolta la via del romanzo (www.graphofeel.com). Una narrazione avvincente, punteggiata da alcune licenze poetiche funzionali al racconto, che mira a cogliere il carattere di un uomo che sempre rifuggì qualsiasi schema prefissato, per seguire la propria ispirazione con caparbia tenacia.

Il carattere

Homo poco avventurato si definiva egli stesso, segnando i pregi e i limiti di un carattere poco incline a inserirsi in una tradizione ben definita. Lotto è un solitario, ansioso, irrequieto e particolarmente devoto. Forse per questo la sua arte, variegata e grandissima nei suoi esiti più alti, tarda ancora a essere compresa. La sua pittura è un diario intimo, con le sue imprevedibili oscillazioni emotive.

Lotto nostro contemporaneo

Mario Dal Bello, dall’alto di una frequentazione assidua con il pittore, ce ne restituisce i tratti con convincente immediatezza. Pare davvero averlo conosciuto e aver vissuto nel suo tempo, tanta è la capacità mimetica, la destrezza nel delineare i tratti di un’epoca molto complessa, pregna di bellezza ma anche di crudeltà e di conflitti. Con uno stile piano, ma non banale, divulgativo ma colmo di significato, descrive una orizzonte biografico di notevole valore, popolato da figure altrettanto interessanti e illustri.

La memoria

La vita del Lotto si pone come racconto, come ricordo che il pittore ormai anziano dipana di fronte ai nipoti. Il carattere emotivo lo spinge a narrare, a ricostruire la propria vita con struggente nostalgia, ben sapendo di aver operato nel giusto. Ricorda gli incontri, le commissioni, le delusioni e i successi, all’insegna di un continuo fuggire.

Le fughe

Ponendosi, volontariamente o meno, ai margini, Lotto coltiva una grande opportunità: la libertà assoluta. A Roma sfiora i grandi cantieri papali, ma non trova definitiva consacrazione. A Venezia si scontra con la personalità imponente di Tiziano, e ne esce apparentemente sconfitto. Suo territorio d’elezione è la provincia. Per questo la sua vita, narrata con dovizia da Dal Bello, è caratterizzata da un continuo fuggire, che simboleggia il dinamismo della sua arte.

Le opere

LottoConoscendo bene l’opera del pittore, l’autore punteggia la narrazione con illuminanti giudizi critici. La fascinazione nordica, che segna la sua alterità rispetto ai modelli classici, fa parte del suo bagaglio culturale. L’Annunciazione ad esempio, poco compresa dai contemporanei, presenta volutamente una Madonna spaventata dal compito che le viene posto di fronte. Tutto ha un’apparenza teatrale e vera, drammatica nei suoi dettagli più semplici (il gatto che corre atterrito dall’apparizione dell’angelo).

Un inutile errare

Irrequieto il Lotto, fugge da un luogo all’altro, forse per esorcizzare la morte. La vecchiaia lo coglie triste, avvolto da un manto di malinconia. Gli anni estremi lo vedono oblato nella Santa Casa di Loreto. Si aggira per le stanze del convento coltivando pensieri che per noi resteranno ignoti, sostenuto da una fede che in lui è stata sempre salda.

L’arte e la vita

Il romanzo, dunque, convince per la capacità di evocare i sentimenti del pittore nelle diverse stagioni della sua esistenza, e il loro riflesso nelle opere. Un sentore di libertà percorre la vicenda artistica del Lotto, donandogli un carattere del tutto peculiare, affascinante nella sua geniale singolarità.

 

Riccardo Cenci

Foto © Graphofeel, Effatà Editore, Libreria editrice vaticana

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui