Clean Energy Summit, l’Ue verso la transizione energetica

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Clean Energy Summit Ue

Si è tenuta a Bruxelles la terza edizione dell’evento patrocinato dallo European Business Summit. L’incontro riunisce politica, imprenditoria e ricerca

L’Unione europea è riuscita a gestire la riduzione delle forniture di gas dalla Russia, superando senza troppi problemi l’inverno 2022. Ora servono soluzioni di lungo periodo per rilanciare l’economia, raggiungere l’indipendenza energetica e centrare gli obiettivi su ambiente, transizione verde e azzeramento emissioni.

Si è tenuta all’Egmont Palace di Bruxelles la terza edizione del Clean Energy Summit, patrocinato dallo European Business Summit. Un’occasione per fare il punto e valutare le prospettive energetiche con i rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e della ricerca e tecnologia.

«Le risposte devono arrivare con il Green Deal industriale», apre Arnaud Thysen, direttore generale dello European Business Summit. «Bisogna garantire la chiarezza dei regolamenti e stanziare incentivi, pubblici e privati» per favorire la transizione.

Sicurezza energetica dopo il 2023

Assicurarsi scorte sufficienti rimane una sfida chiave per l’Ue, sin dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina. Visto che una soluzione pacifica rimane ancora lontana, permangono le preoccupazioni per la possibile scarsità di gas ed energia. Non basta rimpiazzare quanto acquistato dalla Russia, ma bisognerà migliorare l’efficienza energetica, attenendosi ai dettami del Green Deal.

L’obiettivo di un utilizzo energetico proveniente per il 40% da fonti rinnovabili entro il 2030 sembra ora alla portata.Clean Energy Summit, «Dicevano fosse impossibile», ricorda Frans Timmermans, commissario europeo per il Green Deal. «Adesso il Parlamento ha spostato l’asticella al 42,5%, con la possibilità di aggiungere un altro 2,5%». Va evitato, però, il «senso di sicurezza, che ancora non c’è», aggiunge Stefano Venier, CEO di SNAM, compagnia di trasporto gas. «I prezzi si sono abbassati dall’estate scorsa, ma la situazione è delicata. In termini di lungo periodo, sono stati fatti solo i primi passi».

«La guerra è un rischio, ma anche un’opportunità» per accelerare la transizione, sostiene Philippe Delorme, CEO di Schneider Electric, gruppo specialista in energia e automazione. «Non abbiamo scelta, ci sono massimo 20 anni per elaborare una strategia efficiente e prepararci al futuro».

Idrogeno per la decarbonizzazione?

L’Unione europea sta scommettendo sempre più sull’idrogeno per attuare la decarbonizzazione. La Commissione sta pianificando una sorta di Banca europea per l’idrogeno, stabilendo i criteri secondo cui questo elemento possa essere considerato rinnovabile. Ma ci sono ancora discussioni in merito.

La variante rinnovabile è il cosiddetto “idrogeno verde”, non presente in natura, ma ottenuto tramite procedimenti chimici come l’elettrolisi. L’energia ottenuta da questo tipo di trasformazione non ha effetti inquinanti. «Con l’idrogeno verde, si calcola una riduzione tra i 70 e i 200 milioni di tonnellate di CO2», spiega Clara de la Torre, della direzione generale della Commissione Clima, durante il Clean Energy Summit. Per avere un riferimento, sarebbe all’incirca l’equivalente del «15% delle emissioni della Germania». E il potenziale può essere enormemente maggiore, «anche dieci volte tanto. Le tecnologie, però, sono ancora molto costose».

«Si investe molto, ma c’è un paradosso legislativo in corso», lamenta Gerardo Familiar di Chemours, compagnia chimica. «Sono ancora vietati migliaia di elementi chimici» necessari all’ottenimento dell’idrogeno per la produzione energetica. «Serve coerenza, o sarà un processo molto difficile». Fa eco Holger Kreetz, capo operazioni per la società energetica tedesca Uniper. «Ci sono 20 progetti attivi in tutta Europa. Per noi l’idrogeno, purché rinnovabile, è necessario alla decarbonizzazione».

Potenziamento delle tecnologie pulite

Clean Energy Summit UeI carburanti fossili costituiscono ancora una fetta importante dell’energia nell’Unione europea. «Stiamo andando verso l’uso primario delle rinnovabili. La direzione è chiara, ma non siamo ancora in carreggiata», spiega Francesco La Camera, direttore generale di Irena, agenzia internazionale per le energie rinnovabili.

L’Ue ha fissato l’obiettivo di 10 mila gigawatt da fonti rinnovabili entro il 2030. «Ora siamo a 3.000», continua La Camera. «Servono 1.000 gigawatt all’anno, ma nel 2022 ne abbiamo aggiunti 295. L’asticella si alza sempre di più». Anche in termini di investimenti serve altro, «almeno 4 volte tanto rispetto ai 1.300 miliardi dell’ultimo anno. E una migliore distribuzione. Non è possibile che l’Africa abbia ricevuto solo l’1%. A quel punto, perché una compagnia dovrebbe investire in quella Nazione, se mancano le infrastrutture?».

Sostenibilità alimentare

La guerra in Ucraina ha evidenziato le dipendenze dell’Unione europea nella catena di rifornimento. La sicurezza alimentare è centrale e il sistema deve essere più efficiente, sia per adattarsi, che per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. L’impoverimento del suolo e della biodiversità sono i problemi più gravi.

Alcune soluzioni vengono dall’agricoltura di precisione e da nuove alternative ai fertilizzanti, in ottemperanza alle direttive del Green Deal, ridurre del 50% i pesticidi chimici e aumentare del 25% la condivisione di tecniche di agricoltura organica. Resta fondamentale l’ottimizzazione dell’acqua, per ottenere buoni risultati anche in condizioni estreme, come le siccità che stiamo vivendo negli ultimi mesi.

Trasporto sostenibile

Clean Energy Summit«Ci sono molti modi, da portare avanti in parallelo, per rendere più sostenibile la rete dei trasporti», afferma Adina Valean, commissaria Ue per i Trasporti durante il Clean Energy Summit. «Serve una diffusione più capillare ed efficiente. Siamo intervenuti sui carburanti per i mezzi marittimi, bisogna farlo anche per gli aerei. Continueremo a finanziare la ricerca e la digitalizzazione».

I trasporti sono responsabili per circa il 25% delle emissioni dell’Unione europea e le cifre continuano a salire, come risultato di una maggiore circolazione delle merci. Per la transizione, bisognerà bilanciare le esigenze ambientali con quelle di un’economia globalizzata e complessa, investendo sulla connettività e con un importante coinvolgimento dei privati.

 

Raisa Ambros

Foto © TWI Global; Vox; China Briefing; Which.co.uk; Plastics Europe; EBS

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