“Nord contro Sud. La grande frattura dell’Italia repubblicana”

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Nord contro Sud

Nel saggio di Filippo Sbrana si analizzano i molteplici piani economici e sociali del divario tra Meridione e Settentrione

Il rapporto fra Nord e Sud d’Italia è atavico. L’ultimo episodio che potrebbe portare a una bomba sociale e al caos civile è l’abolizione del reddito di cittadinanza. Lo squilibrio fra il modello di sviluppo basato sulla crescita economica del Settentrione e la disgregazione del tessuto sociale del Meridione, con l’esodo drammatico di migliaia di lavoratori. Per molti decenni la questione meridionale è stata considerata decisiva per lo sviluppo dell’Italia. Già Antonio Gramsci nel suo libro sulla “Questione Meridionale” aveva centrato la sua riflessione sulla rivoluzione dei contadini, ed evidenziato il folclore popolare. Rivoluzione  solo sulla carta perché la popolazione meridionale non era pronta a un cambiamento  sociale. A partire dagli anni Novanta il dibattito sul divario fra Nord e Sud del Paese ha avuto una maggiore radicalizzazione sociale.

Un cambiamento che trae origine dalla crescente contrapposizione delineatasi negli anni Settanta e Ottanta

Nel bel saggio “Nord contro Sud. La Grande frattura dell’Italia repubblicana” (ed. Carocci) di Filippo Sbrana, professore di Storia economica all’Università per stranieri di Perugia, si analizzano i molteplici piani economici e sociali di questo divario. Con una documentazione  inedita il libro ricostruisce come si è creata la frattura fra Nord e Sud.

Le dinamiche economiche con la crisi degli anni Settanta, le trasformazioni dell’apparato produttivo e i successivi mutamenti sociali, con il crepuscolo del movimento operaio e la sua perdita identitaria nella Sinistra italiana e della mobilitazione collettiva. Il mondo operaio è sostituito dalla Middle Class, la borghesia italiana che ha subito gli squilibri sociali e salariali. Ma accanto alle dinamiche economiche sono avanzate anche quelle politiche: l’inerzia della DC e PCI, l’emergere della Lega Nord e di Forza Italia, orientati a interessi settentrionali e il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Dunque i nuovi personaggi politici si orientano esclusivamente sulla questione settentrionale. Ma ancora oggi manca una visione pienamente condivisa sul futuro del Paese, come attestano le recenti polemiche sull’autonomia differenziata e il ritardo del Sud continua a essere un problema per l’Italia intera.

La grande manifestazione di Reggio Calabria del 1971 indetta dai sindacati aveva portato a uno slogan, rivelatosi illusorio “Nord e Sud uniti nella lotta“. Ma esattamente vent’anni dopo venne cancellato l’intervento straordinario per il Mezzogiorno, strumento che doveva negare la questione meridionale. Il saggio di Filippo Sbrana, suddiviso in cinque capitoli, analizza il percorso politico che dal Piemonte avrebbe poi portato all’affermazione della Lega del Nord che però, nella crisi di una centralità politica del Meridione, diede appunto spazio anche al Sud per le contestazioni.

Un altro snodo fondamentale della vicenda Nord e Sud è il ruolo delle Regioni. I primi segnali di una certa contrapposizione si sviluppano con il fenomeno del ripiegamento del privato e alla perdita di incisività dei sindacati negli anni Ottanta. Una contrapposizione che si fece più incisiva verso il Sud da parte degli organismi sindacali. Il sistema politico italiano si trovo in ritardo e in difficoltà sul triangolo industriale del Nord Est, che solo apparentemente favorì il divario. Tematiche ancora irrisolte e un divario ancora aperto.

 

Paolo Montanari

Foto © Contesti, Amazon

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