Nuove istituzioni per un Mondo che cambia

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Istituzioni

Dalla riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al nuovo ruolo che deve svolgere l’Unione europea

 

Gli equilibri mondiali ed europei come li abbiamo fino ad oggi conosciuti sembrano destinati a cambiare rapidamente. Di fronte alle varie emergenze planetarie, alle imponenti ondate migratorie, al terrorismo internazionale, ai conflitti e alla continua trasformazione degli scenari che le guerre in Ucraina e in Medio Oriente stanno pericolosamente accelerando, le istituzioni europee e internazionali (in particolare l’Unione europea e le Nazioni Unite), nate dopo la seconda guerra mondiale, vivono una profonda crisi di identità e non sembrano essere in grado di dare risposte efficaci per garantire la pace e la sicurezza del Pianeta.

Come ha più volte ricordato Papa Francesco oggi siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi”, che provoca enormi sofferenze: conflitti in diversi Paesi e Continenti, terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili, abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta, devastazione dell’ambiente. Constatando che grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del Mondo, Papa Francesco rivolge continuamente appelli ai Governanti della Terra in favore del disarmo, della proibizione e dell’abolizione delle armi nucleari, della salvaguardia del creato e del superamento di ogni forma di ingiustizia e di egoismo, invitando a una maggior disponibilità all’accoglienza e alla vera solidarietà.

Nuove istituzioni sovranazionali

Ma affinché questi appelli non cadano nel vuoto è necessario tradurre queste esortazioni in iniziative concrete affidando i processi di pace a nuove istituzioni internazionali o meglio alla riforma delle attuali. È certamente un obiettivo ambizioso ma necessario che non può prescindere dall’impegno dei cittadini per l’avvio di un nuovo umanesimo che deve correre su due binari paralleli. Il primo deve intraprendere la strada del miglioramento etico e comportamentale individuale, del superamento cioè dell’egoismo e di una consapevole corretta partecipazione sociale basata sulla ricerca del bene comune. Il secondo si muove sull’urgenza, non più rinviabile, di adeguare all’attuale situazione l’architettura istituzionale mondiale.

Come è noto, il Mondo è diviso in circa 200 Stati nazionali sovrani, armati e spesso in contrasto tra di loro, che operano nel proprio interesse, anche qualora questo sia contrario a quello generale dell’umanità. Tra l’altro, nessun Paese può mettere nella propria agenda la risoluzione di una qualsiasi delle molte emergenze che solo tutti assieme possiamo affrontare. Se vogliamo un futuro di civile convivenza e di pace, dobbiamo capire che è giunta l’ora che gli Stati nazionali cedano parte della loro sovranità a organismi sovrastatali, attraverso i quali poter imporre delle regole e farle rispettare nell’interesse di tutta l’umanità.

Ristrutturare

Sotto questo aspetto è inderogabile un rinnovamento dell’Onu e di tutte le sue agenzie e istituti, iniziando dalla fondamentale riforma del Consiglio di Sicurezza, bloccato dal diritto di veto dei cinque membri permanenti (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti). Diversamente, rischiamo di andare incontro a vere e proprie guerre di civiltà, come ipotizzato, già negli anni 90 del secolo scorso, da Samuel Huntington, uno dei massimi esperti di politica estera, che avvertiva come “le linee di confine delle civiltà siano destinate a dividere il Mondo del futuro secondo una logica di accentuata collaborazione fra culture simili e inimicizia fra dissimili”.

I BRICS

Una previsione che purtroppo sta diventando realtà: da una parte l’Occidente e dall’altra i IstituzioniPaesi che non si riconoscono più nel modello economico, sociale e culturale oggi dominante. Ne è un esempio l’organizzazione dei BRICS, costituita nel 2010 dai cosiddetti Stati emergenti (Brasile, Russia, Cina, India a cui poi si è aggiunto il Sudafrica), che si stanno riposizionando nel nuovo contesto mondiale

La guerra in Ucraina ha fatto esplodere questa problematica e ha rafforzato la reazione e la coesione di queste Nazioni alle quali si stanno unendo altri in Africa, Asia e America latina con la prospettiva di creare istituzioni sovranazionali non condivise ma contrapposte alle esistenti. Oggi hanno già una propria struttura finanziaria autonoma (Nuova banca di sviluppo), alternativa al Fondo monetario internazionale, ma i cambiamenti provocati dai recenti avvenimenti, stanno portando questi Paesi verso la nascita di altre istituzioni finanziarie ed economiche con l’ambizione, tra l’altro, di arrivare al superamento dell’egemonia del dollaro per gli scambi commerciali internazionali. Stanno infatti preparando il lancio di una nuova valuta mondiale di riferimento garantita da depositi in oro e in terre rare. Da tener presente che le previsioni di Goldman Sachs indicano che entro il 2050 i BRICS avranno superato il G7 in termini di Pil.

Il ruolo dell’Unione europea

Come possiamo reagire a questa escalation divisiva che riporterebbe l’orologio della storia indietro nei periodi più oscuri del secolo scorso? Qui ci viene in soccorso Jean G Monnet, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, con questa dichiarazione veramente significativa, straordinariamente attuale e applicabile a livello mondiale:

«Il trascorrere del tempo ci spinge ineluttabilmente verso una maggiore unità. Questa o l’avremo saputa organizzare o la dovremo subire; o sarà governata da leggi democratiche o sarà imposta dalla forza. In ogni caso non c’è più posto per l’azione separata delle nostre vecchie Nazioni sovrane (…) L’unione non può basarsi soltanto sulla buona volontà degli uomini: sono necessarie delle regole. I tragici avvenimenti che abbiamo vissuto in passato, quelli che stiamo vivendo ora ci hanno forse reso un po’ più saggi. Ma poiché gli uomini passano, anche noi saremo sostituiti da altri uomini. Quello che possiamo lasciare loro non è tanto la nostra esperienza personale che sparirà con noi, ma anche e soprattutto delle Istituzioni. La vita delle Istituzioni è più lunga di quella degli uomini ed esse possono quindi, se ben costruite, accumulare e trasmettere la loro esperienza alle generazioni future».

Al passo con i tempi

Ecco allora che entra prepotentemente in gioco, da una parte il ruolo dell’Unione europea, sempre al bivio tra federazione e disgregazione. Le contraddizioni e le divisioni presenti sottotraccia per i diversi interessi economici e politici dei vari Paesi, negli ultimi mesi sono diventate ancora più evidenti nella gestione della crisi Ucraina. Nel nuovo contesto multipolare l’Ue dovrebbe rendersi indipendente da un punto di vista politico militare prendendo atto della nuova situazione geopolitica mondiale e della grave crisi internazionale e constatare che gli equilibri sui quali si fondava il Mondo ai tempi della sua nascita sono profondamente mutati e che è grave restare vincolati alle vecchie dinamiche mentre, intorno, tutto si sta modificando vorticosamente. Si dice che le crisi siano degli acceleratori della storia.

Un’Unione dall’Atlantico agli Urali

I popoli devono allora saper approfittare di questa crisi internazionale per esigere l’approvazione e il rispetto di regole democratiche a livello internazionale globale. Noi Istituzionieuropei, all’interno di questo processo, dobbiamo far compiere all’Europa e all’Onu un coraggioso salto evolutivo. Certo se si fosse dato ascolto all’autorevole voce del Santo Papa Giovanni Paolo II, che pensava a un’Unione dall’Atlantico agli Urali e a una incisiva politica di collaborazione con i Paesi dell’area mediterranea, non ci troveremmo oggi in questa drammatica situazione di due guerre nel cuore dell’Europa e nel Medio Oriente né, probabilmente, nel caos internazionale nel quale siamo immersi.

In questo momento buio è però necessario non perdere la speranza, avere il coraggio di parlarne e soprattutto di iniziare a lavorare tutti insieme, superando ogni rivalità e ogni ulteriore tentazione all’uso della forza per promuovere la nascita di una nuova governance (Governo globale) mondiale democratica, per fare in modo che i giovani possano sperare nell’avvio di una nuova era di collaborazione e di solidarietà nel rispetto dei diritti fondamentali.

 

 

Orazio Parisotto

Foto © Stock, Jpic, Joao Felipe, Institute Jean Monnet, Remocontro

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Orazio Parisotto
Studioso di scienze umane e dei diritti fondamentali, è fondatore e presidente di Unipax, Ngo associata all’UN/Dgc Department of Global Communications delle Nazioni Unite e all’ASviS, l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile - Agenda 2030 dell’Onu. Già consigliere-administrateur al Parlamento europeo è autore di numerosi saggi e pubblicazioni sull’Ue, i diritti dell’uomo e la pace. Su questi temi ha realizzato progetti educativi multimediali su piattaforme digitali (web giornali radio, web tv e strumenti didattici in e-learning), in collaborazione con l’Unione europea e ha promosso il “Progetto pilota di Educazione Civica per un Nuovo Umanesimo” per le scuole superiori. Scrive come editorialista su varie testate specializzate in relazioni internazionali e ha un Blog su geopolitica e diritti umani. È coordinatore del Comitato Promotore del Progetto United Peacers - The World Community for a New Humanism ed è membro del Comitato Scientifico dell'Università Internazionale per la Pace

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