Angelo Maria Sferrazza, regista, attore e ora anche autore, torna a parlare del magistrato che ha segnato un pezzo di storia italiana
“Ho incontrato Rosario Livatino – Il mio viaggio cercando il giudice ragazzino” di Angelo Maria Sferrazza e a cura di Simona Schembri e Daniele Marasco è un percorso all’interno della personalità del magistrato diventato beato. La particolarità di questo libro – scorrevole e di facile, ma interessante, lettura – deriva anche dall’essere, nel contempo, una sorta di autobiografia dell’autore sulle vicende che ha esplorato nel mettere in opera il suo cortometraggio su Livatino, vincitore di vari premi.
Chi era Rosario Livatino
Il libro, dopo la prefazione firmata dal presidente e dal vicepresidente dell’Associazione
nazionale Forze di Polizia di Roma Gianluca Guerrisi e Fausto Zilli, si apre proprio con una panoramica su chi fosse il magistrato. Nato a Canicattì nel 1952 è un ragazzo tranquillo, educato. La sua integrità morale si rileva sin dall’adolescenza. Frequenta il liceo classico, si iscrive all’Università scegliendo Giurisprudenza. Si laurea a pieni voti con lode e nel 1978 entra ufficialmente nella magistratura italiana al tribunale di Caltanissetta. Nel 1979 diventa sostituto procuratore ad Agrigento.
“Fu proprio il suo lavoro a dare spunto per un’inchiesta di un giro di fatture false di miliardi di lire che alcuni imprenditori catanesi avevano ottenuto da ditte subappaltatrici per lavori mai realizzati”
Esattamente come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino anche Rosario Livatino si occupa di una indagine sulla mafia agrigentina che darà origine al maxi processo. Viene purtroppo assassinato il 21 settembre del 1990 sulla strada statale 640 che collega Caltanissetta ad Agrigento. Per la sua morte sono stati individuati, grazie al testimone oculare Pietro Nava, i componenti del gruppo omicida e i mandanti, e tutti sono stati condannati, in tre differenti tronconi processuali. Purtroppo solo dopo la sua morte le persone vennero a conoscenza di chi fosse.
«Oggi ho prestato giuramento: da oggi sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione, che i miei genitori mi hanno impartito, esige».
Rosario Livatino
Beatificazione
Il 9 maggio 2021 Rosario Livatino diventa il primo magistrato beato nella storia
della chiesa cattolica. Dallo scritto di Sferrazza emerge tutta la fede che aveva nella chiesa, come per esempio il passaggio, tutte le mattine, nella chiesa vicino al tribunale prima di iniziare a svolgere le sue mansioni. Era una persona di gran cuore che tanto credeva nella volontà del Signore e così agiva anche con il resto dell’umanità.
“Sub Tutela Dei: Sotto la tutela di Dio. Questa dicitura era scritta su ogni pagina in cui Rosario prendeva appunti di lavoro e nelle agende personali. Tutto funzionava in base alla sua enorme fede in Dio e nello Stato“.
All’interno del libro c’è una sezione dedicata a una intervista su TV2000 al cardinale Montenegro che fa capire in modo dettagliato chi fosse Rosario Livatino e quanto fosse puro nell’animo.
Il cortometraggio
Il libro, come detto, narra del “viaggio” personale dell’attore, Angelo Maria Sferrazza, dal momento in cui ha sentito parlare per la prima volta del suo concittadino durante una lezione a scuola, fino al concepimento del pluripremiato cortometraggio “Il Giovane Giudice” (2019), da lui diretto e interpretato. A impreziosire il testo, inoltre, ci sono la
descrizione di Rosario Livatino raccontato da persone che lo hanno conosciuto: come il signor Terrana, migliore amico del padre del giudice e custode dell’automobile di Rosario Livatino, utilizzata anche durante le riprese del cortometraggio “Il Giovane Giudice”, proprio quella che guidava il giorno in cui è stato brutalmente giustiziato; la signora Giuseppina, governante e proprietaria di casa Livatino, divenuta Casa Museo, al cui interno sono state girate alcune scene del cortometraggio nella casa dove il giudice viveva con i suoi genitori; i cugini Vincenzo e Salvatore, con i loro dolcissimi ricordi da giovanissimi.
«Parlare con i suoi parenti è stato illuminante e in un certo senso mi ha fatto sentire ancor di più la sua vicinanza», afferma l’autore che rivela come si siano susseguiti segni e coincidenze decisamente non casuali nel corso di questi anni.
L’autore
Angelo Maria Sferrazza nasce a Canicattì, proprio come il giudice Livatino, in provincia di Agrigento il 22 giugno 1988, si qualifica al corso per attori di prosa presso lo “Stabile Nisseno” di Caltanissetta, impara il metodo Stanislavskij-Strasberg. Partecipa ad alcuni stage tra cui quello intensivo sulla recitazione chiamato “La formula” diretto dall’attore italo-inglese Vincent Riotta. Nel 2015 arriva il suo primo film da protagonista dal titolo “Un Santo senza parole” con la regia di Tony Gangitano. Seguono varie partecipazioni a film per il cinema e la televisione, affinando sempre più le tecniche e la cultura cinematografiche.
Ginevra Larosa
Foto © Il Secolo XIX, Vatican News













