Al vertice in Russia la cooperazione su attività spaziali emerge come area chiave di interesse strategico
Il blocco storico dei BRICS, composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, cui si sono aggiunti in tempi più recenti Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran, ha visto una crescente cooperazione su vari fronti, inclusi il commercio, la tecnologia e la politica.
Il summit
Questo acronimo nacque come BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) nel giugno del 2009 per diventare BRICS con l’ingresso del Sudafrica nell’aprile del 2011. Ma a Kazan la lista dei partecipanti è più nutrita: il presidente russo Vladimir Putin; il presidente cinese Xi Jinping; il primo ministro indiano Narendra Modi; il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa; il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva; il presidente iraniano Masoud Pezeshkian; il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi; il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed Al Nahyan; il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman Al Sa’ud; il primo ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed; il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan; il primo ministro armeno Nikol Pashinyan.
La forza dei BRICS nei confronti del G7
I dieci Paesi (comprendendo nel conto anche l’Arabia Saudita, che non è membro a pieno
titolo del gruppo ma ne condivide le attività) valgono oggi il 35,6% del Pil mondiale, assai più, in termini di parità del potere d’acquisto, del 30,3% del G7. Che a sua volta rappresenta meno del 10% della popolazione mondiale, mentre i BRICS ne ospitano il 45%. La situazione potrebbe ulteriormente incrementarsi se dovessero entrare, per esempio, Turchia e Indonesia. Tenendo anche presente che già nel 2024 il Pil di India, Cina e Russia, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, dovrebbe crescere del 4% circa, mentre quello dei Paesi occidentali del 2%.
Dalle parti del ministero degli Esteri russo definiscono il summit come “il più grande evento di politica internazionale della storia della Russia”. Con questa convation viene di fatto messa da parte ogni pretesa di isolare Mosca nel panorama internazionale. Al contrario: viene esaltata la capacità del Cremlino di parlare a quella vasta porzione di Mondo che si sente discriminata dall’Occidente. Sia dalle istituzioni politiche, come il G7, o quelle finanziarie come il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale che sono considerate elementi dell’influenza degli Usa.
Coordinamento interno
Ovviamente ci sono difficoltà nel definire e far funzionare organicamente i BRICS. Molte e diverse sono le ambizioni dei partecipanti ed è difficile trovare una leadership riconosciuta. A differenza del G7, dove c’è un Paese (gli Usa, ora più che mai) che sa e comunque può imporre una direzione di marcia collettiva, i BRICS non hanno gerarchia: nessuno può davvero prevalere sugli altri e quindi è difficile trovare una strategia comune. La Russia sembra essere la più indicata. Sudafrica e Brasile sono troppo “piccoli” per svolgere questa attività.
India e Cina, al contrario, sono troppo “grossi” (oltre che rivali): se una delle due cercasse di fare da traino, diventerebbe subito sospetta agli occhi dell’altra e tutto si fermerebbe. Mosca non è abbastanza forte da metter paura a Pechino e Nuova Delhi, ma lo è per parlare con loro da pari a pari.
La cooperazione spaziale come via privilegiata di collaborazione
Ecco che la cooperazione spaziale dei BRICS diventa un percorso tecnologico privilegiato. La Cina, con la sua vasta infrastruttura e capacità tecnologica, mantiene una posizione dominante, ma la volontà di mantenere un equilibrio di potere e di preservare l’autonomia nazionale nei rispettivi programmi spaziali spinge a creare cooperazioni e a mettere in comune competenze e tecnologie a vantaggio dei Paesi meno progrediti. Lo spazio costituisce quindi un’area di collaborazione importante, in cui potrebbero trovare un terreno comune per affrontare le sfide globali legate al cambiamento climatico, alla gestione delle risorse naturali e allo sviluppo sostenibile.
La leadership cinese
La Cina ha investito pesantemente nel proprio programma spaziale negli ultimi decenni, sviluppando una vasta gamma di capacità, inclusi lanci di satelliti, missioni lunari e un programma di stazione spaziale che punta a stabilire una presenza umana permanente nello spazio. Il China National Space Administration (CNSA) è diventato uno dei leader mondiali nella tecnologia spaziale, in grado di lanciare satelliti per l’osservazione della Terra, telecomunicazioni e monitoraggio meteorologico con una regolarità che supera quella di molti altri Paesi. L’infrastruttura tecnologica avanzata cinese rende Pechino un partner importante nel contesto dei BRICS.
Programmi
India e Russia, anch’essi dotati di programmi spaziali avanzati, competono indirettamente con la Cina in questo settore, cercando di mantenere una certa indipendenza nelle proprie capacità.
Nuova Delhi, attraverso l’Indian Space Research Organisation (ISRO), ha ottenuto importanti successi con missioni come il programma lunare Chandrayaan e le missioni marziane. Mosca, storicamente una potenza spaziale, sta affrontando un calo delle risorse e della capacità tecnologica a causa delle sanzioni internazionali e della crisi economica interna. Sebbene abbia mantenuto la propria esperienza, come la base di lancio di Baikonur e i suoi programmi di collaborazione internazionale, la sua capacità di influenzare il blocco BRICS nello spazio è diminuita rispetto a quella cinese.
Il Brasile e il Sudafrica, pur avendo programmi spaziali in fase di sviluppo, non dispongono della stessa esperienza o infrastruttura tecnologica avanzata delle altre. Tuttavia, entrambi i Paesi vedono la cooperazione BRICS nello spazio come un’opportunità per colmare il divario tecnologico e rafforzare la loro capacità di monitorare i cambiamenti climatici e la gestione delle risorse naturali. Il Brasile, con la sua vasta foresta amazzonica, è particolarmente interessato a sviluppare capacità di monitoraggio ambientale, mentre il Sudafrica punta a migliorare la propria infrastruttura satellitare per la sorveglianza delle risorse e la prevenzione di disastri naturali.
Autonomia tecnologica ed economica passando per lo spazio
Dunque, Pechino sta spingendo per una maggiore cooperazione nel settore, proponendo una rete condivisa di satelliti per l’osservazione della Terra e l’elaborazione dei dati, con lo scopo di ridurre la dipendenza dalle tecnologie occidentali e migliorare l’autonomia del gruppo. Questo sistema consentirebbe ai membri di monitorare e raccogliere dati su clima, agricoltura e gestione delle risorse naturali, cruciali per lo sviluppo economico. Tutto in un’ottica di alternativa economica e sociopolitica all’Occidente per passare da un Mondo unipolare a uno multipolare. Lo scopo finale è quello di costruire un sistema alternativo per gestire le relazioni commerciali, senza dover passare per il dollaro, il codice Swift e gli altri colli di bottiglia gestiti dall’Occidente.
Nicola Sparvieri
Foto © Latinascalo.org, Inside Over, Le Cronache Lucane













