Un archeologo sudamericano in Italia

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Archeologo

Le donne, l’archeologia e il Perù, un viaggio attraverso una cultura magica

In Italia uno degli archeologi più importanti del Sud America racconta di una scoperta sulla storia millenaria del Perù, che mette in rilievo l’importanza della donna in una società antichissima e che stimola a reiterati viaggi nelle Regioni meno note battute del Paese.

Regulo Gilberto Franco, fino a pochissimi mesi fa direttore dei lavori di conservazione e valorizzazione del sito di Machu Picchu (una delle meraviglie del Pianeta), è diventato ancora più noto per la scoperta dellaSeñora de Cao” in lingua locale “Caup Mechearrac”, una donna mummificata della cultura Moche, risalente a 1.700 anni fa. Il ritrovamento risale al 2004, ma come sempre capita quando si ha a che fare con l’archeologia, una scoperta è solo l’incipit di infiniti approfondimenti successivi e il punto di partenza di itinerari che intrecciano l’arte con l’antropologia e la storia antica con la cultura contemporanea.

Un popolo poliedrico

Così l’evento, promosso e organizzato da Isabella Pillolo, sustainability manager presso il tour operator EarthViaggi dal titolo “Un viaggio nell’archeologia peruviana dalla Señora de Cao a Machu Picchu”, ha coinvolto in questi giorni l’Università degli Studi di Bergamo, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e il Museo delle culture di Milano. La scoperta parte da una collina di terra che contiene un mondo magico religioso, a cominciare da un recinto cerimoniale provvisto di rappresentazioni simboliche e animali fantastici in grado di connettere la natura con le divinità e raccontare la visione cosmogonica del popolo Moche.

Si tratta di una civiltà pre incaica che si sviluppò nel I sec d.C (fino all’VIII secolo) sulla costa settentrionale del Perù. La sua struttura sociale era costituita da una classe elitaria, composta da sacerdoti, guaritori, soldati, amministratori e governatori e da una base sociale, rappresenta da agricoltori, artigiani, pescatori e costruttori. I Moche erano, inoltre, abilissimi ingegneri in grado di ideare e realizzare imponenti edifici in mattoni di argilla essiccati al sole (adobe), templi piramidali e opere idrauliche come l’acquedotto di Ascope e La Cumbre. Si procuravano risorse alimentari attraverso la pesca ed erano sapienti ceramisti, oltre che abili orefici.

Spiritualità e politica

E la scoperta della Señora de Cao dimostra che la loro non fosse affatto una società patriarcale. «Intorno allo straordinario “fagotto funerario”, contente il corpo della donna e che pesava più di cento chili» – spiega Regulo – «si trovavano ceramiche e offerte tessili bruciate, dal significato fortemente simbolico e rituale. Tutto ciò significava che si trattasse di un’autorità assoluta, probabilmente una curandera costantemente connessa con il cielo ed esperta di astronomia. Insomma, una sorta di figura semi-divina di alto, altissimo rango, non solo spirituale, ma anche politico».

«Nel rispetto di questo ritrovamento del tutto eccezionale» – continua l’archeologo – «sopravvissuto incolume anche alla periodica prepotenza de El Niño, fu invitato a capo della cerimonia-rituale per il trasporto del fagotto presso i laboratori di studio della Señora de Cao, un maestro curandero. Fu dunque il nostro un corteo emozionante, seguito da tutta l’equipe archeologica, perché sapevamo di avere tra le mani un personaggio sommamente importante per la cultura Moche e per tutto il Perù».

Il corpo della donna era avvolto in numerosi strati di tessuto ed era circondato da oggetti di grande valore: gioielli in oro, corone e diademi, rame, vasi di porcellana. Secondo le ricostruzioni, la donna rappresentava un’importante autorità all’interno dell’organizzazione sociale dell’epoca. Questa ipotesi si basa su alcuni segni presenti anche sul corpo, come i tatuaggi impressi sulle caviglie, sui piedi e sulle braccia e raffiguranti serpenti e ragni, tradizionali simboli religiosi della cultura Moche. Le datazioni indicano che La Señora de Cao avesse un’età compresa tra i 20 e i 30 anni al momento della morte, probabilmente avvenuta a causa di complicazioni legate al parto.

La ricerca avanza

Attualmente il corpo della Señora de Cao si trova presso il complesso archeologico di El Brujo che ospita un museo a lei dedicato. Il complesso merita una visita per la straordinaria ricchezza di reperti e testimonianze di una delle epoche più rappresentative del Perù e dell’intero Sud America. Recentemente studi condotti all’Università di Harvard sul Dna delle salme rinvenute nel sito, hanno permesso inoltre di stabilire che assieme a quella che oggi è conosciuta come la Dama de Cao, erano sepolti svariati membri della sua cerchia famigliare, compresa un’adolescente sacrificata, morta per strangolamento. Ma non è finita qui e non solo perché le ricerche archeologiche continueranno in questa zona.

È questo uno stimolo per scoprire il Perù del nord, un vero e proprio museo a cielo aperto. Meno noto rispetto alla parte meridionale del Paese, fosse “solo” per la presenza di Machu Picchu (che da sola vale il viaggio) e di altri importantissimi siti dell’Impero Inca. Basti pensare che, nel 1987, nella Regione di Lambayeque, situata nella parte settentrionale del Paese, un’équipe di archeologi, guidati da Walter Alva, scoprì la Tumba del Señor de Sipán. Per la ricchezza e l’importanza dei materiali ospitati nel sepolcro, la tomba del Signore di Sipán è stata definita una delle dieci scoperte archeologiche più importanti del XX secolo ed è stata paragonata alla scoperta della Tomba di Tutankhamon e di Machu Picchu.

 

Paola Scaccabarozzi

Foto © Paola Scaccabarozzi, Eurocomunicazione

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