Proceno, il borgo gioiello dell’Alta Tuscia laziale

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Proceno

Grazie al Pnrr, la porta del Lazio sulla Francigena offre maggiori opportunità a un turismo lento, rispettoso dell’ambiente e della natura, ma anche attento alla cultura e alla buona cucina

Si chiama Proceno, il borgo medievale gioiello che pochissimi conoscono. Un segreto ben custodito, abbarbicato su una rupe tufacea nell’Alta Tuscia laziale, al confine con la Toscana. Oggi ci vivono poco più di 530 persone, che vantano probabilmente anche dna etrusco. La leggenda vuole infatti che il paese sia stato fondato dal re Porsenna, il lucumone di Chiusi che combatté contro Roma. E a questa gente, di antica tradizione contadina, il coraggio certo non mancava, visto che 200 procenesi presero parte alla battaglia di Lepanto nel 1571 contro gli Ottomani. Proceno terra di audaci e porta del Lazio verso Roma, lungo la via Francigena che passa proprio di qui.

La terra dell’aglio rosso

Grazie al Pnrr, Proceno ha ottenuto un finanziamento che è diventato linfa vitale per il rilancio del paesino. Il borgo celebre per la produzione dell’aglio rosso, che fa parte dell’Arca del Gusto Slow Food, si sta attrezzando ad accogliere un crescente turismo. Un nuovo ostello, il Museo Diffuso (Mud), ospitato nello storico Palazzo Guido Ascanio Sforza, con l’obiettivo di raccontare l’identità storica, sociale e paesaggistica del borgo. Una cooperativa che dà lavoro a 14 persone e ha riaperto il ristorante Ristoro di Porsenna, che è un punto di ritrovo. E poi installazioni artistiche e anche un’opportunità di noleggio di e-bike.

Turisti persino dalla Nuova Zelanda

Proceno vanta anche un programma di concerti e mostre d’arte. «Non puntiamo al turismo di massa, vogliamo poter ospitare chi vuole vivere un’esperienza di turismo lento, per godere del paesaggio e della natura, della cultura e della cucina locale», ha affermato Roberto Pinzi, sindaco di Proceno e in prima linea nel promuovere questa valorizzazione. Il turista può alloggiare anche in appartamenti e b&b in case d’epoca ristrutturate, che rivitalizzano il centro storico. Gli stranieri subiscono il fascino di quest’angolo meno noto di Tuscia. In un b&b, in particolare, ci sono stati anche ospiti anche provenienti dalla Nuova Zelanda.

Le sorprese del castello

ponte_levatoio_procenoA Proceno si respira ovunque la storia. Reperti archeologici di origine etrusca sono stati trovati poco lontano dal Paese attuale. Un castello ben conservato, fatto erigere da Papa Gregorio V nel 997, domina il borgo. La rocca racchiude un piccolo museo, visitabile su prenotazione, ed è proprietà di Cecilia Cecchini Bisoni, discendente del cardinale Domenico Cecchini. Quest’ultimo difese il Pontefice e la città di Roma in guerra con il duca di Parma nel Seicento, ottenendo in seguito la nomina a porporato e il castello di Proceno. Tra le curiosità, qui c’è uno dei pochi ponti levatoi ancora funzionanti in Italia.

Maria del Monte, una ragazza di carattere

Al museo nella torre anche un frustino da cavallo di Maria del Monte, vissuta nella prima metà dell’Ottocento, una ragazza di carattere. «Voleva cavalcare come gli uomini e non all’amazzone, teneva un carnet con i nomi degli uomini con cui ballava alle feste e rifiutò un marito scelto dalla famiglia, per sposarsi con chi voleva lei», racconta Cecilia Cecchini. La famiglia conserva anche alcuni vasi etruschi, trovati dal bisnonno di Cecilia appassionato di archeologia, e dei cimeli cinesi, portati da un membro della famiglia che a cavallo fra il Settecento e l’Ottocento andò per tre volte in Cina.

La cannara, emblema del territorio

Mud_cannara_procenoPedalando nelle stradine di campagna che circondano Proceno, in questa che fu terra di confine fra Granducato di Toscana e Stato Pontificio, si può viaggiare nel tempo con la fantasia. Tra il Duecento e il Seicento, c’era sicuramente più gente a coltivare i campi. Il paese annoverava dai 4000 ai 6000 abitanti, nel momento di picco raggiunse gli 8000 residenti. Ciò spiega perché a Proceno ci fossero ben 12 chiese (oggi ne restano otto). Il cinquecentesco palazzo voluto dal cardinale Sforza, che oggi ospita il Mud, mostre temporanee e concerti, dominava un territorio più popolato.

Agricoltura non era sinonimo di ricchezza. A Proceno dal Medioevo c’è stata la mezzadria, una pagina che si è voluto dimenticare. Fra i tanti manufatti agricoli e artigianali esposti al Mud, colpisce la cannara, uno strumento tradizionale fatto di rami e canne che veniva adagiato nei fiumi Paglia e Stridolone per catturare di notte il pesce. Un aiuto fondamentale nell’alimentazione delle famiglie.

La cripta di Acquapendente

acquapendente_ariete_criptaLa posizione strategica di Proceno lo rende un punto di partenza ideale per esplorare il territorio circostante. A Sarteano, in provincia di Siena, per esempio, la necropoli etrusca delle Pianacce è una perla da scoprire. Nella vicina Acquapendente, la cattedrale del Santo Sepolcro vanta una cripta romanica singolare, dove ogni capitello ha forme particolari.

Questa varietà nella tipologia dei capitelli dipende dal melting pot delle maestranze che vi lavorarono, di origini bizantine, longobarde, romane. Nella chiesa, da non perdere è un’opera di eccezionali dimensioni e bellezza di Benedetto Buglioni il principale rivale dei Della Robbia – in ceramica invetriata.

Tesori romanici a Sovana

ProcenoNella vicina provincia di Grosseto, chi ama il romanico si entusiasmerà di fronte al Duomo di Sovana, che fu costruito con un apposito orientamento per accogliere attraverso la monofora absidale la prima luce del sole il giorno del solstizio d’estate. Il portale d’ingresso è un trionfo di simbolismi arcaici. Dalla figura della sirena, già presente in epoca etrusca, ai pavoni, simbolo di salvezza. Un’altra sorpresa è nella chiesa di Santa Maria, dove sull’altare altomedievale troneggia un ciborio a baldacchino del IX secolo, realizzato in travertino, un’autentica rarità di possibili origini longobarde.

Una scoperta archeologica sensazionale

Pitigliano, di origini etrusche, è noto per aver ospitato un’importante comunità ebraica. Infine, San Casciano dei Bagni in provincia di Siena – celebre per le sue acque termali anche in epoca antica – qualche anno fa è salito alla ribalta grazie a un’eccezionale scoperta archeologica. Vicino alla principale sorgente è stato scoperto un santuario etrusco romano, con una grande vasca che raccoglieva le acque sacre e le offerte votive dei fedeli. Ma intorno al V secolo i cristiani distruggono questo luogo di grande misticismo pagano. Grazie agli scavi in corso e a un nuovo museo, riemergeranno storie e credenze che si è tentato di cancellare.

 

Maria Tatsos

Foto © Maria Tatsos

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Maria Tatsos
Giornalista professionista, è laureata in Scienze Politiche e diplomata in Lingua e Cultura Giapponese presso l'IsiAO di Milano. Attualmente lavora come freelance per vari periodici femminili, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche. È autrice del romanzo storico "La ragazza del Mar Nero" sulla tragedia dei greci del Ponto (2016) e di "Mai più schiavi" (2018), un saggio su Biram Dah Abeid e sulla schiavitù in Mauritania, entrambi editi da Paoline. Nel tempo libero coltiva fiori e colleziona storie di giardini, giardinieri e cacciatori di piante che racconta nel corso "Giardini e dintorni".

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