Etruschi e veneti: incontri, culti e scambi d’acqua

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Etruschi e veneti mostra

Una mostra a Venezia racconta i legami tra due popoli attraverso santuari, riti sacri e rotte commerciali dell’Italia antica

La mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, sarà allestita dal 6 marzo al 29 settembre, a Venezia a Palazzo Ducale, nelle sale dell’Appartamento del Doge.

Questa grande esposizione è stata presentata a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, alla presenza del ministro Alessandro Giuli, che nel suo discorso introduttivo ha spiegato che: «non è soltanto il racconto su un popolo o di una civiltà isolata, questi reperti storici ci indicano che già anticamente il mondo degli etruschi e quello dei veneti erano in dialogo tra di loro».

Gli etruschi nell’Italia Settentrionale

L’Etruria Tirrenica e quella padanaadriatica si formarono simultaneamente nelle fasi iniziali dell’età del ferro, e sono espressione di un processo sociopolitico che si manifestò sia sul versante meridionale che in quello settentrionale.

A partire dall’VIII secolo a.C., gli Etruschi consolidarono il loro dominio nel Nord Italia, espandendosi non solo in Lombardia meridionale, ma anche nel mantovano e nel Veneto meridionale con Adria.

Con il controllo di questa cittadina e dopo aver fondato Città come Spina, Marzabotto e Forcello di Bagnolo, gli etruschi stabilirono una rete di traffici che li collegavano sia all’Etruria Tirrena, attraverso i passi dell’Appennino, sia alla Grecia, attraverso i porti adriatici, e alle terre dei Celti transalpini. Il V secolo a.C. è considerato il periodo “d’oro” della cosiddetta Etruria padana.

Il percorso espositivo a Palazzo Ducale di Venezia

Nella Sala A si inizia con “Gli Etruschi e il Sacro”. Il visitatore è accolto dalla presenza della Testa di Leucotea, prestata dal Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma. La bianca dea del mare, protettrice dei marinai, proveniente dal frontale del Tempio di Pyrgi. Questa sezione è dedicata ai sacri approdi dell’Etruria, con un focus su Vulci e il santuario portuale di Pyrgi, la copia delle lamine d’oro che evocano il legame profondo che c’era tra il culto, la navigazione e il potere politico.

Sono qui esposte le prime manifestazioni dei culti rivolte alle acque, con reperti votivi rinvenuti in località La Banditella. Dal piccolo stagno è riemersa una notevole quantità di offerte votive, databili tra il IX e l’VIII secolo a.C., che indicano come il sito fosse connesso al culto della sorgente.

Il viaggio nel tempo prosegue con “Acque miracolose”, che conduce nei grandi santuari per la salute nell’Etruria interna come Chiusi, Chianciano e San Casciano ai Bagni. In quest’ultima sono stati ritrovati, nelle vasche con acqua calda medicamentosa, bronzetti votivi ed ex voto anatomici, che documentano come questi bagni fossero frequentati da più di mille anni e testimoniano il passaggio dal mondo etrusco a quello romano.

I reperti esposti ci portano poi a Marzabotto, l’antica Kainua, con preziose ceramiche di importazione greca. Vi sono poi frammenti di iscrizioni e reperti votivi provenienti dai porti dell’Adriatico settentrionale di Adria e Spina, legati alla navigazione e agli approdi sacri.

I veneti e il sacro

In questa sala espositiva vi è il rapporto privilegiato con l’acqua, intesa come luogo sacro. Pratiche votive, culti salutari: c’è da ammirare reperti emblematici della religiosità veneta, come il disco bronzeo di Montebelluna, che raffigura la dea clavigera, mentre dal sito di Quarto di Altino (VE) provengono bronzetti dell’area etrusca centro-italica ma anche celtica, con lamine figurative di grande rilievo.

L’orlo di lebete, sempre di Altino, conserva l’unica formula votiva in lingua venetica.

La lingua venetica

Etruschi e veneti mostra Da non confondere con l’attuale lingua veneta, era una lingua indoeuropea parlata dagli antichi Veneti. Questa popolazione era stanziata nell’Italia nordorientale. Di questa lingua vi sono iscrizioni che vanno dal VI secolo a.C. fino alle soglie dell’età romana, II secolo avanti Cristo. Del venetico restano iscrizioni provenienti da Lagole, Padova, Vicenza, e sono iscrizioni che riguardano oggetti votivi o steli funerari.

Adria fu tra i primi insediamenti nel territorio venetico. Siamo nel 530 a.C., e gli Etruschi vi costruirono il porto, e divenne l’Etruria padana. I Greci, provenienti da Egina e più tardi da Siracusa, la colonizzarono facendola diventare un emporio commerciale.

Le incursioni dei Celti nella pianura padana determinarono attriti tra Galli ed Etruschi, ma vi furono anche matrimoni, attestati da iscrizioni epigrafiche dove compaiono nomi sia etruschi che celtici. La Città era popolata da Veneti, Etruschi, Greci e Celti, divenendo uno dei porti più importanti dell’Adriatico.

Dal santuario di Montegrotto provengono le numerose coppe e tazze, nonché bronzetti di cavalieri e cavalli, il che sta a significare che in queste acque veniva ricercato anche il potere salutifero per gli animali. Dal luogo di culto delle sorgenti terapeutiche di Lagole di Calalzo provengono gli attingitoi per raccogliere l’acqua che, ritualmente, venivano poi spezzati in due parti. In alcuni sono presenti iscrizioni votive.

Una storia che parla di relazioni

Tornando alla presentazione a Roma, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, nel suo intervento, ha voluto ringraziare i curatori della mostra, i musei prestatori delle opere, la Fondazione Musei Civici di Venezia, e ha affermato: «Venezia è stata ed è Città di scambi e di incontri, il luogo ideale per raccontare una storia che parla di relazioni; l’acqua come via di collegamento, i santuari come spazi di comunità. Un’Italia antica fatta di differenze ma anche di tratti comuni».

Chiara Squarcina, direttrice scientifica Musei Civici di Venezia e co-curatrice dell’esposizione, ha precisato che: «la mostra è volta a indagare il rapporto tra la sacralità delle acque nel mondo etrusco e nel mondo veneto, nel tentativo di metterne a fuoco le affinità e le specificità religiose».

Dopo la tappa veneziana, la mostra si sposterà a Milano dal 14 ottobre al 10 gennaio 2027, presso la sede della Fondazione Rovati.

Giancarlo Cocco

Foto © Artsupp, Live – Comune di Venezia, Italiani

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