Governance europea sotto scacco: possibili soluzioni

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Per affrontare i ritardi dell’Ue non solo tramite la cooperazione rafforzata ma attraverso coalizioni tra Stati volontari e accordi tra imprese

Jean Monnet sosteneva «niente è possibile senza gli uomini, e niente dura senza le istituzioni». Considerato tra i padri fondatori dell’Europa, ha contribuito con determinazione, competenze e saggezza politica alla costruzione del processo di integrazione.

Il prof. Umberto Triulzi, esperto di politica economica europea e internazionale, è ripartito dal suo lascito. Affrontando in maniera approfondita il tema della crisi che la governance europea vive ormai da oltre 20 anni. Seppur si dichiari un europeista convinto, numerosi sono i dubbi nutriti verso le capacità dell’Unione di affrontare le crisi emerse negli ultimi anni dentro e fuori i suoi confini. Basti pensare alla presidenza Trump che sta ridisegnando lo scenario internazionale su più piani. A livello commerciale tramite i dazi imposti sulle importazioni, a livello ambientale con lo stop al Green Deal e il ritorno alle fonti fossili; nonché nell’ambito geopolitico dalla messa in discussione dei Trattati internazionali alle critiche mosse all’Ue.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, questa mattina durante la Plenaria del Parlamento a Strasburgo, ha affrontato il tema dei dazi sostenendo che: «Non è l’Europa che ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente effettuare rappresaglie, ma abbiamo un piano forte per rispondere se necessario. La nostra risposta immediata è unità e determinazione. Mi sono già messa in contatto con i nostri capi di Stato e di Governo sui prossimi passi. E valuteremo attentamente gli annunci di domani per calibrare la nostra risposta. Il nostro obiettivo è una soluzione negoziata. Ma ovviamente, se necessario, proteggeremo i nostri interessi, la nostra gente e le nostre aziende».

«Il messaggio che voglio trasmettervi oggi è anche che abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per proteggere la nostra gente e la nostra prosperità». La presidente della Commissione ha sottolineato che c’è già una strategia europea di base:

  • predisposizione di un piano di misure severe in risposta ai dazi statunitensi, ma è ancora riluttante ad attuarle, sperando in una soluzione negoziata;
  • l’Ue intende negoziare da una posizione di forza, facendo leva sulle dimensioni del suo mercato e sui progressi tecnologici;
  • la Commissione europea prevede nuovi dazi statunitensi il 2 aprile, che potrebbero riguardare semiconduttori, prodotti medicali e legname;
  • sviluppo di un proprio mercato interno e le relazioni con gli altri partner.

Tra ritardi e successi

La governance europea è sotto scacco ormai da tempo poiché in ritardo su molti temi. Vi è una minore competitività rispetto ai grandi attori globali, quali Cina e Usa. Assistiamo a un rallentamento nella transizione ambientale e nella riduzione della dipendenza dai fornitori esterni di tecnologie avanzate. Si riscontrano anche l’assenza di una strategia industriale e di politiche comuni in grado di garantire la difesa delle sue frontiere esterne; nonché in grado di contrastare l’immigrazione irregolare. Dei 50 gruppi globali che detengono le migliori tecnologie, solo quattro sono europei e sono sottodimensionati rispetto alla concorrenza globale. Nel settore delle telecomunicazioni, abbiamo 34 operatori europei di fronte a una ristretta manciata di concorrenti negli Stati Uniti e in Cina.

governance europea - RTBFMa allo stesso tempo, è importante sottolineare che l’Ue ha realizzato numerosi successi nel corso degli ultimi 50 anni. Tra i traguardi raggiunti vi sono la liberalizzazione degli scambi e l’allargamento a nuovi Stati membri. La politica di coesione economica e sociale, il mercato unico europeo, così come la moneta unica. Oggi, 440 milioni di consumatori e 23 milioni di imprese generano quasi il 20% del Pil mondiale, contro il 17% della Cina e il 24% degli Usa. L’Unione occupa anche il primo posto in termini di aspettativa di vita, bassa mortalità infantile, riduzione delle disuguaglianze tra ricchi e poveri, così come di apertura commerciale rispetto al resto del Mondo.

Azione statale e cooperazione rafforzata

Tuttavia, è negli ultimi due decenni che l’Ue si è trovata di fronte a crescenti squilibri economici e finanziari destabilizzanti per la governance europea. Uniti a un cambiamento nelle relazioni geopolitiche globali che hanno ridotto la capacità degli Stati membri di agire in modo autonomo, in particolare nei settori per i quali l’Unione ha ricevuto una delega di potere. Come garantire una strategia più efficace e autonoma? In caso di interesse nazionale rilevante, gli Stati membri possono esercitare pressione per modificare alcune decisioni affinché diventino più flessibili all’interno dell’Unione.

Si potrebbe mai ricorrere a tale procedura nel campo della difesa, dell’energia e della produzione di beni pubblici? Una soluzione avanzata dal prof. Triulzi prevede il ricorso alla cooperazione rafforzata, sulla base dell’art.20 del Trattato sull’Unione europea. Ciò sarebbe possibile solo in assenza di modifiche ai trattati e di un consenso unanime sulle decisioni più importanti da adottare ai fini dell’integrazione. Ipotesi precedentemente avanzata dal gruppo di lavoro franco-tedesco e nel rapporto Draghi.

«Date le diverse reazione degli Stati membri rispetto alla guerra Russia-Ucraina e i conflitti in Medio Oriente, non vedo però la possibilità di avviare progetti di integrazione differenziata. Tuttavia, penso ci siano nuovi margini da esplorare: soluzioni praticabili che non siano in conflitto con il diritto europeo ma che ci permettano di agire al di fuori delle regole e anche al di fuori dei confini geografici dell’Ue», ha osservato Triulzi.

Coalizioni tra Nazioni volontarie e accordi tra imprese

governance europea - agroknowI Paesi membri hanno possibili scelte di fronte a loro. Possono, ad esempio, cercare di rafforzare la cooperazione con gli altri membri attraversocoalizioni di Stati volontari“. Ciò consentirebbe di perseguire progetti comuni che non richiedono l’approvazione unanime di tutte le Nazioni. Programmi come la Cooperazione strutturata permanente (Pesco) consentono una collaborazione nel campo militare tra alcuni senza necessariamente coinvolgere l’intera Unione. Tali tipologie di coordinamento volontario non generano però accordi in grado di attivare azioni collettive che abbiano lo stesso effetto impattante e vincolante delle politiche comuni. Di conseguenza non risultano essere idonee a modificare la struttura della governance europea. I Paesi membri, inoltre, sono liberi di concludere anche accordi bilaterali e multilaterali in ambiti in cui l’istituzioni europee non hanno competenza esclusiva.

Esiste un’ulteriore possibilità riguardante accordi tra imprese appartenenti alla grande industria europea. È il caso del settore aerospaziale dove sono stati conclusi importanti accordi commerciali. Pensiamo ai progetti per sviluppare e produrre in Europa un aereo da caccia di sesta generazione avviati dalla britannica BAE Systems, dall’italiana Leonardo e dal giapponese Mitsubishi Heavy Industries (MHI), che saranno detenuti in parti uguali (33,3%) dalle tre società. Lo stesso percorso è stato seguito dal 2017 dalla Francia con Dassault Aviation e dalla Germania. Ciò per la realizzazione di un sistema di combattimento aereo di nuova generazione (Scaf). Destinato a sostituire i sistemi di combattimento aereo attuali, è considerato necessario per preservare l’autonomia strategica così come la base industriale e tecnologica della difesa europea. Vediamo rientri in tale approccio anche la decisione di Leonardo e della Rheinmetall di avviare una joint venture per lo sviluppo e la fabbricazione di veicoli da combattimento.

Unire le forze in un cambiamento di prospettiva

In assenza di una politica industriale europea e nella necessità di difendere la competitività delle sue industrie nei settori potenzialmente più vulnerabili alla concorrenza internazionale, incoraggiare e rafforzare la collaborazione tra imprese europee e non europee potrebbe essere un’ottima strategia. Ciò consentirebbe di realizzare le economie di scala necessarie a garantire la sostenibilità dei progetti industriali e dello sviluppo tecnologico. Ma non solo, permetterebbe anche l’adesione ai programmi di ricerca e interoperabilità. Nonché una partecipazione ampia e diversificata delle imprese più innovative nei settori legati alla sicurezza economica e alla difesa nazionale.

governance europea - WSPAvere il coraggio di progredire verso una forma di integrazione più approfondita non significa escludere altri Stati. Che siano membri o meno dell’Ue, nel caso in cui non siano convinti della validità delle iniziative che si intendono perseguire.

Tali soluzioni sono fattibili? «Non abbiamo molte altre scelte e, soprattutto, non abbiamo molto tempo per soluzioni alternative. Concludere accordi con Stati e imprese che condividono la necessità di unire le proprie forze per sviluppare progetti nella direzione desiderata significa lavorare congiuntamente al raggiungimento di obiettivi meno numerosi, ma non meno importanti». Ha dichiarato Triulzi. Vi sono le capacità per farlo. Senza un cambiamento di prospettiva, l’Unione non potrà sopravvivere e soprattutto non potrà recuperare quel livello di governance europea in grado di garantire il livello di libertà e prosperità di cui i suoi cittadini hanno beneficiato fino ad ora.

 

Ottavia Scorpati

Foto © El Blog Salmon, RTBF, Agroknow, WSP

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