La Santa Sede si è mostrata disponibile e impegnata per agevolare i negoziati tra Ucraina e Russia
L’intronizzazione di Papa Leone XIV, oltre ad aver richiamato in Piazza San Pietro 150.000 persone e altre decine di migliaia assiepate lungo via Della Conciliazione, è stato anche teatro di incontri internazionali.
L’appello per la pace
Uno degli aspetti trattati dal Pontefice nel suo discorso è stato l’appello per la fine di tutte le guerre e per «costruire un Mondo nuovo dove regni la pace. In questo tempo vediamo ancora troppa discordia troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso, da un paradigma economico che emargina i più poveri». Ha lanciato poi un invito alle Chiese Cristiane sorelle con tutte le donne e gli uomini di buona volontà «con il mio predecessore Leone XIII se l’amore prevalesse nel Mondo, cesserebbe subito ogni dissidio e tornerebbe la pace». Poi ha denunciato i conflitti in corso «non possiamo dimenticare i fratelli e le sorelle che soffrono a causa delle guerre. A Gaza i bambini, le famiglie, gli anziani sopravvissuti sono ridotti alla fame. Nel Myanmar nuove ostilità hanno spezzato giovani vite innocenti. La martoriata Ucraina attende negoziati per una pace giusta e duratura».
Dall’intronizzazione, infatti, la Santa Sede si è mostrata disponibile e impegnata per
favorire la pace in Ucraina. Papa Leone XIV ha affidato alla diplomazia vaticana, guidata da mons. Gallagher, il compito di agevolare un incontro tra Putin e Zelensky. Due giorni fa ha anche ricevuto in udienza il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, accompagnato dal segretario di Stato Marco Rubio, in un colloquio durato 45 minuti. Anche in questa occasione il Pontefice ha rinnovato l’offerta del Vaticano come mediatore, ribadendo l’impegno per la pace, nonostante la mancanza di segni di apertura da parte della Russia.
Coordinamento
Anche il premier italiano Giorgia Meloni ha sentito il Papa al telefono per discutere della possibilità di ospitare in Vaticano un vertice di pace tra Russia e Ucraina. “Il colloquio fa seguito alla telefonata con il presidente Trump e con altri leader europei, nel corso della quale è stato chiesto al presidente del Consiglio italiano di verificare la disponibilità della Santa Sede a ospitare i negoziati. Trovando nel Santo Padre conferma della disponibilità ad accogliere in Vaticano i prossimi colloqui tra le parti, il premier ha espresso profonda gratitudine per l’apertura di Papa Leone XIV e per il suo incessante impegno a favore della pace”.
Il colloquio arriva dopo un confronto tra Meloni, Trump e gli altri leader europei, durante il quale è emersa la necessità di individuare un luogo neutrale e autorevole per facilitare il dialogo tra Mosca e Kiev. In particolare, Meloni ha sentito i presidenti Volodymyr Zelensky, Emmanuel Macron, Alexander Stubb, Keir Starmer, Friedrich Merz e Ursula von der Leyen. Con loro ha concordato la necessità di mantenere uno stretto coordinamento tra i partner europei in vista di un nuovo round di negoziati per ottenere un cessate il fuoco e avviare un percorso verso una pace stabile e duratura.
Il Cremlino, però, fa sapere di non avere ricevuto ancora nessuna proposta.
La diplomazia pontificia è entrata in azione
Al termine dei saluti a Papa Leone XIV le talune delegazioni estere hanno avuto modo di dialogare tra di loro, nel pomeriggio il Papa incontra il presidente Zelensky che gli ha riproposto l’invito a recarsi in Ucraina. Il Papa ha ricordato che l’azione della diplomazia pontificia «è animata da una urgenza pastorale che la spinge non a cercare privilegi, ma a intensificare la sua missione evangelica a servizio dell’umanità e della pace».
Resta saldo al suo posto come segretario di Stato il cardinale Pietro Parolin che da anni conosce bene i problemi del mondo diplomatico, ed è molto apprezzato. È auspicabile che rimanga per garantire continuità tra il precedente e l’attuale Pontefice. «La Santa Sede» – ha affermato Papa Prevost ieri in un discorso ai diplomatici vaticani accreditati – «non può esimersi dal far sentire la sua voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie presenti nel Mondo», una direttrice del suo pontificato che è appena agli inizi.
Uniti in un’unica famiglia
Il giorno dell’elezione Papa Prevost è apparso sulla nuova Papa–mobile bianca, la vecchia utilizzata da Papa Francesco, è stata donata per farne una ambulanza a Gaza. Non si era mai visto un Papa travalicare i confini del più piccolo Stato del Mondo e giungere a salutare quasi sino a Castel Sant’Angelo, i fedeli, molti dei quali in questa domenica di maggio, appartenenti alle confraternite di tutta Italia giunte per il pellegrinaggio alla Porta Santa. Nel rito di intronizzazione vi sono stati momenti di grande valore simbolico: il Pallio, paramento liturgico realizzato con lana di agnello, ricorda il buon Pastore che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita, il fardello che ora dovrà portare il Pontefice per ripristinare la pace nel Mondo.
Nella sua omelia di inizio pontificato Papa Prevost ha ricordato a tutti che è stato eletto:
«per andare incontro alle domande, alle inquietudini e alle sfide di oggi sono stato scelto senza alcun merito e con tremore e timore, vengo a voi come un fratello, che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia, camminando con voi sulla via dell’amore di Dio che ci vuole uniti in un’unica famiglia. Amore e umiltà, queste sono le due dimensioni della missione affidata a Pietro da Gesù».
Il saluto alle delegazioni
Al termine del rito Papa Leone XIV ha salutato le numerose delegazioni, la più nutrita era quella italiana con a capo il presidente Sergio Mattarella con la figlia e accanto il premier Giorgia Meloni. Seguivano altre sedici persone tra cui il ministro Antonio Tajani e il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano, l’ambasciatore presso la Santa Sede Francesco Di Nitto. La delegazione del Perù era composta di ben 13 persone che accompagnavano la presidente Dina Ercilia Boluarte Zegarra. Quindi la delegazione degli Stati Uniti con 7 persone tra cui il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Antonio Rubio. Erano presenti 156 fra leader di tutta Europa e del Mondo arabo e di tutti i Continenti. Ha destato poi stupore quando una coppia di una certa età ha rotto il protocollo e l’uomo ha abbracciato il Papa, era il fratello Louis Prevost giunto dagli Usa con la consorte.
Ogni parte del Mondo
Tra i rappresentanti religiosi giunti a Roma per l’evento vi erano: il Patriarcato
ecumenico di Costantinopoli, quello ortodosso di Alessandria, di Antiochia e di tutto l’Oriente, di Gerusalemme, quello di Mosca era rappresentato dal metropolita Nestor Esarca per l’Europa occidentale e dal reverendo Matzegora. Presenti anche i patriarchi della Serbia, della Romania, della Bulgaria, della Geogia, la Chiesa Ortodossa di Cipro, di Grecia, di Albania e della Slovacchia, il patriarcato copto ortodosso di Alessandria e di Armenia, quella dell’Etiopia e di Eritrea, la Chiesa assira dell’Oriente, la Federazione luterana mondiale, la Comunione anglicana, la Comunione mondiale delle Chiese Riformate.
Significativa la presenza dei rappresentanti della comunità ebraica composta da 13 persone tra cui il rabbino capo Roma Riccardo di Segni, Milo Hasbani vicepresidente dell’Ucei, rabbino capo di Berna Arhens, quello della Georgetown University di Washington Skorka, il rabbino Noam Marans di New York, il sig. Oded Wiener di Jerusalem. Presenti anche rappresentanti dei movimenti induisti e zoroastriani.
Giancarlo Cocco
Foto © L’eco di Bergamo, Virgilio, Facebook, Il Dubbio, CiberCuba













