Come le nuove tariffe statunitensi influenzeranno costi, consumi ed economia nel nostro Paese
Giovedì 7 agosto sono entrati in vigore i dazi americani con tariffe del 15% per prodotti importati dall’Europa. Cosa potrebbe succedere ai prezzi? Quali le ripercussioni sulle tasche in un momento storico in cui un italiano su tre non va in vacanza per problemi economici?
Tariffe americane al 5%
Prima del 7 agosto i dazi americani alle esportazioni europee erano in media al 5%, con differenze tra un prodotto e l’altro. Per fare un esempio: se prima per un certo prodotto europeo da 100 euro l’importatore europeo pagava 5 euro alla dogana americana, oggi per lo stesso prodotto ne paga 15. Questo spinge l’importatore ad alzare il prezzo negli Usa per compensare il costo in più e, di conseguenza, anche il rivenditore e il commerciante statunitense aumentano il prezzo finale, con effetti negativi sulla domanda, sempre molto elevata, di beni europei. Il risultato? Ripercussioni sull’export delle nostre imprese.
Il costo dei prodotti americani venduti in Italia
Se gli Usa hanno aumentato i dazi, la Ue non ha risposto con contro-dazi sulla merce americana importata in Europa. Ciò vuol dire che i prodotti made in Usa o fatti in Europa con materie prime americane che compriamo non avranno aumenti significativi. Tra questi troviamo:
cosmetici, jeans,
alimenti come noccioline, cotone, patate, salmone, noci, pompelmi e vaniglia,
frumento, tabacco, cacao, cioccolato, succhi di agrumi, ketchup,
alcolici come vodka, rum, whisky, bourbon,
trattori, suv, console, videogiochi, accessori per borse e portafogli, ricambi per biciclette, giochi per bambini.
Potrebbero quindi salire di prezzo per noi italiani ed europei.
Alcuni economisti ritengono che le imprese italiane, per compensare la riduzione delle vendite e i minori introiti negli Stati Uniti, potrebbero aumentare i prezzi in Italia. È solo un’ipotesi: il surplus prodotto non più esportato negli Usa potrebbe infatti portare a ridurre i prezzi nel mercato interno europeo per aumentare le vendite e compensare così le perdite, piuttosto che con un rialzo.
Il costo dell’energia
L’Europa si è impegnata ad acquistare più gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti per 750 miliardi di euro fino al 2027: una quota considerevole che difficilmente gli Usa potranno garantire. Eni ha concluso di recente un accordo ventennale sul gas liquefatto con la statunitense Venture Capital. Questo gas sostituirebbe quello proveniente dalla Russia, ma con un percorso più costoso per trasporto via nave, stoccaggio e rigassificazione. L’impatto? Bollette di luce e gas più alte per imprese e famiglie, e possibile aumento dei prezzi al consumo, perché le imprese potrebbero scaricare i costi energetici sui cittadini.
Il costo dei farmaci
Non è noto se saranno previsti dazi fino al 15% per tutti i farmaci prodotti in
Europa o se saranno esclusi alcuni medicinali “essenziali”.Comunque, i dazi difficilmente comporteranno aumenti immediati per italiani ed europei, grazie ai meccanismi regolatori del settore farmaceutico. Nel lungo periodo, però, potrebbero trasferire sui consumatori la riduzione delle vendite dovuta ai dazi.
Questo inciderebbe sulla spesa pubblica, dato che la maggior parte dei farmaci in Italia sono a carico del Servizio sanitario nazionale.
Gli effetti dei dazi sull’economia
Per gli esportatori italiani, questi dazi sono una doccia fredda: i commercianti statunitensi aumenteranno il prezzo finale al consumatore americano, che potrebbe non acquistare più alimenti e bevande italiane. C’è ancora incertezza sui prodotti a dazi zero, per i quali manca una lista ufficiale.
Pil, lavoro ed esportazioni
L’Italia è primo esportatore europeo verso gli Usa per macchinari, apparecchiature, prodotti farmaceutici e agroalimentari. Se l’impatto dei dazi dovesse far calare il Pil, il rischio è una recessione. Il mercato del lavoro potrebbe perdere lo 0,4% degli occupati, pari a circa 103 mila lavoratori in meno.
Dollaro debole ed euro forte
Le politiche americane del nuovo presidente hanno indebolito il dollaro rispetto all’euro. Se prima uno statunitense pagava 1 dollaro per 1 euro, ora ne paga 1,14 dollari. Questo rende i prodotti europei più costosi per gli americani, con ulteriori ripercussioni sull’export.
La Confesercenti stima 300 mila arrivi in meno dagli Usa in Italia, con un calo di 600 milioni di euro nella spesa turistica americana. Secondo la Banca d’Italia, nel 2024 oltre 4 milioni di americani sono venuti in Italia in vacanza, spendendo 6,4 miliardi di euro.
Tra le possibili esenzioni dai dazi Usa:
aerei e componenti,
alcuni prodotti chimici e farmaci,
macchinari per microprocessori,
alcune materie prime e prodotti agricoli,
possibile esenzione per superalcolici, ma non per il vino.
L’unica soluzione indicata dagli economisti alla direzione Ue è investire nel https://eurocomunicazione.eu/ericanimercato unico europeo per renderlo più forte e competitivo.
Giancarlo Cocco
Foto © Dissapore, Buona la vita, Società italiana di farmacologia













