Dai consumi passa una potenziale spinta alla crescita del Pil italiano nel prossimo biennio. Analisi Confcommercio sui trend economici
Negli ultimi tre decenni, informa l’Ufficio Studi di Confcommercio, sono cambiate le abitudini delle famiglie italiane. È indubbio che da qualche anno l’inflazione energetica brucia il potere di acquisto, erode i risparmi e incide pesantemente sui consumi.
Quest’anno la spesa reale pro capite ha raggiunto i 22.114 euro contro i 19.322 che si spendevano nel 1995, con un aumento di 239 euro rispetto al 2024. Le spese per consumi su territorio, secondo quanto scrive Confcommercio, erano nel 2019 – pre-pandemia – pari a 21.481 euro; nel 2024 sono giunte a 21.875 euro e ora siamo a 22.114.
Le nuove abitudini trainano il tecnologico
La rivoluzione tecnologica si è consolidata in questi ultimi anni e lascia il segno nel comportamento di spesa degli italiani. Negli ultimi tre decenni, la spesa pro capite per informatica e cellulari ha registrato una crescita vertiginosa di quasi il 3000%.
Egualmente sono cresciuti i consumi legati alla fruizione del tempo libero, in particolare i servizi culturali e ricreativi, che hanno mostrato un significativo progresso con un aumento reale di oltre il 120%.
Altre voci che mostrano segnali positivi sono le spese per viaggi e vacanze (+18%) e la ristorazione (+25,7%).
Perdono i beni tradizionali
Calano di domanda i beni tradizionali come le categorie più consolidate:
alimentari e bevande: -5,1% rispetto al 1995;
abbigliamento: -0,5%;
mobili ed elettrodomestici: stabili con +0,8%.
Il costante aumento delle bollette per l’energia domestica ha determinato una contrazione con un -35,1%, per la crescente attenzione delle famiglie al risparmio e all’efficienza energetica, benché il prezzo unitario sia cresciuto in modo notevole.
I fondamenti dell’economia italiana
Nell’ottica a breve termine si registra una certa solidità nel reddito disponibile delle
famiglie, che è superiore ai livelli prepandemici. L’occupazione è ai massimi e la valutazione del nostro debito pubblico da parte dei mercati finanziari è lusinghiera. Lo spread rispetto al decennale tedesco è sotto i 90 punti base. L’inflazione è al 2% con prevedibile chiusura – scrive l’Ufficio Studi – in media d’anno a 1,5% o 1,7%. Si auspica un rasserenamento della fiducia con una crescente attenzione al risparmio e all’efficienza energetica, in quanto stanno arrivando sul mercato apparecchiature che consumano di meno.
I consumi sul territorio dal 2019 al 2025
La spesa totale pro capite in termini reali, fatto cento l’anno 1995, è nel 2025 pari a 114,4. Le spese per il tempo libero sono così variate: se nel 2019 si spendevano 1.134 euro pro capite, nel 2025 siamo arrivati a 1.348 euro.
Per i prodotti audiovisivi e multimediali: nel 2019 si sono spesi 166 euro pro capite, che nel 2025 sono diventati 253 euro. I servizi ricreativi e culturali hanno subito una impennata: se nel 2019 si spendevano 486 euro, nel 2025 si arriva a 585 euro pro capite. Per viaggi e vacanze, nel 2007 si sono spese 725 euro a testa; nel 2025 gli italiani ne spenderanno 778 euro.
Dal 2007 vi è stato un incremento significativo per le spese di “abbellimento personale”. In quell’anno Confcommercio registra una spesa di 4.335 euro a persona, che nel 2025 arriveranno a 4.538.
Per elettricità, gas ed altri combustibili nel 2019 si sono spesi 937 euro a persona; nel 2025 un italiano ne spenderà 814, in quanto sarà più attento al consumo.
Pasti in casa e fuori casa
Risulta una contrazione nelle spese: se nel 2019 si spendevano per alimentari e bevande 3.476 euro pro capite, nel 2025 l’italiano ne spenderà 3.395 (pari a -0,6%).
Si è calcolato che nel 2007 per questa voce si spendevano 5.522 euro pro capite, quest’anno ridotte a 5.097 euro pro capite.
Infine, per abbigliamento e calzature vi è una significativa diminuzione della domanda: l’italiano è orientato ad acquistare capi a minore valore commerciale rispetto al passato.
La riduzione della spesa reale per l’alimentazione domestica è attribuibile all’invecchiamento della popolazione e ai servizi fuori casa, che comprimono questi consumi.
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha così commentato questa interessante ricerca: «gli italiani tornano a spendere ma con cautela, privilegiando il comparto tecnologico. Preoccupa e genera incertezza il comparto dei dazi. Servono però segnali di fiducia, a cominciare dalla riforma fiscale per far ripartire consumi e investimenti».
Giancarlo Cocco
Foto © Italian-feelings, Sci-Tech Today, Confcommercio Milano













